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martedì , 24 ottobre 2017
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Enigma Nord Corea. Cosa accade al 38esimo parallelo?

Cosa sta succedendo all’ombra del 38esimo parallelo? Kim Jong-Un vuole veramente la guerra oppure si tratta solamente di prove di forza? E soprattutto, Sud Corea e Stati Uniti vogliono davvero la pace? Facciamo il punto.

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Dal 1953 a oggi le due Coree sono rimaste divise e sospese come se la guerra, sanguinosa e spietata, si fosse solamente congelata a causa della Guerra Fredda.  La penisola coreana infatti è diventata nel corso dei decenni uno dei tanti banchi di prova della Guerra Fredda, con Pyongyang e Seul che non hanno mai davvero sepolto l’ascia di guerra. Gli americani poi hanno sempre mantenuto una presenza importante nella Corea del Sud, una presenza sia finanziaria e ideale che militare, una presenza che ha sempre disturbato il governo comunista di Pyongyang. Il distretto di Kaesong, quello chiuso in fretta e furia dalla Corea del Nord nelle scorse ore, ha rappresentato nel corso del tempo l’unico esperimento riuscito di collaborazione tra le due Coree. A Kaesong infatti operavano esperti economici sudcoreani con manodopera nordcoreana, un mix che funzionava ma che le autorità nordcoreane hanno chiuso per non mostrarsi dipendenti nei confronti di Seul.

Rischi di guerra reali? Non è la prima volta che Pyongyang utilizza una retorica aggressiva, anche il padre di Kim Jong-Un in passato aveva fatto riferimento alla retorica bellica, tuttavia non si era mai spinto fino a questo punto. Secondo diverse fonti, come l’ex ambasciatore britannico a Pyongyang, il fatto stesso che a lanciare le minacce questa volta sia stato Kim Jong-Un in persona, e non il ministro degli Esteri, testimonia che la situazione andrebbe presa con serietà e non con approssimazione. Le minacce vanno quindi prese sul serio, e sul serio le ha prese la Cina, che ha mobilitato il suo esercito lungo il confine con la Corea del Nord. Detto questo, dal punto di vista  strettamente militare e tattico, la Nord Corea non avrebbe alcun motivo di lanciare bombe nucleari contro la Corea del Sud, Guam e il Giappone, in quanto la reazione di Seul, Tokyo e Washington sarebbe a quel punto spietata  e non lascerebbe a Pyongyang nessuna speranza di sopravvivenza. Questo gli ufficiali della Corea del Nord lo sanno perfettamente, ed è per questo motivo che in molti ritengono che Kim Jong-Un stia solamente cercando di mostrare i muscoli di fronte all’opinione pubblica internazionale. Evidentemente dopo l’ultimo test nucleare di febbraio a Pyongyang si sono convinti di poter osare oltre, o comunque di poter verificare fino a che limite potersi spingere. Ad allarmare però è il  fatto che Pyongyang possa sentirsi accerchiata e quindi possa decidere un colpo di coda disperato, difficilmente preventivabile, ma pur sempre possibile. Ed è per questo che gli Stati Uniti hanno allertato il sistema antimissilistico di Guam e hanno spostato diversi aerei e caccia da guerra in Sud Corea. Dato che Seul però ha annunciato terribili rappresaglie in caso di attacchi e provocazioni da parte nordcoreana, la tensione resta altissima. E dato che da una parte all’altra del confine sono migliaia i soldati con il colpo in canna, il rischio di un errore umano o meccanico che possa innestare una escalation incontrollabile, esiste.

Chi vuole la guerra? Ma quindi con la sua retorica bellicista il governo della Nord Corea è l’unico a volere la guerra? A chi gioverebbe un confronto bellico tra le due Coree? A parole a nessuno, ma spingendoci un pò oltre con l’analisi emerge un quadro complesso, dai confini sfumati, dove distinguere i buoni dai cattivi diventa come al solito più facile a dirsi che a farsi. Il governo di Pyongyang non ha mai nascosto di odiare Seul e di volere, un giorno o l’altro, chiudere i conti. C’è di più, la Nord Corea spende molte delle sue risorse per mantenere un esercito efficiente e numeroso, e al confine lungo il 38esimo parallelo tra le due Coree si respira da anni un clima di estrema tensione. Nel 2010 proprio la Nord Corea aveva affondato una nave mercantile sudcoreana, e per poco non si era sfiorato il conflitto. Nonostante questo la Sud Corea e gli Stati Uniti hanno deciso di effettuare test militari congiunti a ridosso del confine, una vera e propria provocazione che quasi tutti gli addetti ai lavori suggerivano potesse far saltare i nervi a Pyongyang. Anzi, a essere maliziosi viene quasi da pensare che fosse proprio quello l’obiettivo di quelle esercitazioni, un obiettivo conseguito al cento per cento.

Nuovi test missilistici? La notizia delle scorse ore, diffusa da  fonti militari sud-coreane, citate dall’agenzia Yonhap,è che la Nord Corea ha spostato due missili a medio raggio su rampe di lancio mobili, e li avrebbe nascosti in una struttura segreta sulla costa orientale. Si tratta di due missili a medio raggio Musudan,due missili che potrebbero anche arrivare fino a Guam, l’isola del Pacifico dove si trova una delle basi americane più importanti della regione. In molti iniziano a pensare che Pyongyang abbia spostato i missili come preparativa di un’azione a sorpresa, anche se sembra più probabile che i missili siano stati spostati per effettuare un test di lancio o una esercitazione militare. Fino a oggi Pyongyang non ha mai effettuato test missilistici con i Musuban, il cui possesso è stato svelato alla comunità internazionale durante la parata militare a Pyongyang dell’ottobre 2010. Ma la data non inganni, ci troviamo ad aprile, e quindi secondo molti tutta questa crisi sarebbe stata preparata ad hoc dal governo di Pyongyang per celebrare l’anniversario della nascita di Kim Il-sung, fondatore della nazione e nonno di Kim Jong-Un. Probabile che la celebrazione culmini il 15 aprile con un nuovo test, che a quel punto servirebbe a uso interno per rafforzare la leadership del giovane leader.

Fidel Castro preoccupato. Il Lider Maximo cubano, Fidel Castro, con la consueta lucidità ha preso molto seriamente le minacce di guerra provenienti dal 38esimo parallelo. Il Comandante cubano ha quindi affidato alle sue Reflexiones un appello da rivolgere a tutte le parti coinvolte al fine di evitare una guerra che, secondo il leader cubano, non produrrebbe alcun beneficio per i due Paesi della penisola coreana e causerebbe “danni a oltre il 70% della popolazione del pianeta“.

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