Enti locali e Roma Capitale: i conti (pubblici) che non tornanoTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Enti locali e Roma Capitale: i conti (pubblici) che non tornano

Venerdì 28 febbraio 2014 il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge recante “Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità di enti locali”,contenente anche misure dirette a salvaguardare i conti pubblici di Roma Capitale. Vediamo cosa stabilisce.

Fonte: Oltremedianews

Il richiamato decreto, in particolare, prevede l’aumento dell’aliquota massima della Tasi (tributo sui servizi indivisibili) per l’anno 2014 per ciascuna tipologia di immobili fino ad un massimo dello 0,8 per mille, al fine di consentire le detrazioni sullaprima casa di cui hanno beneficiato le famiglie italiane nel 2012. La Tasi è stata definitivamente approvata dalla legge di stabilità 2014 ed il suo presupposto impositivo è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati e di aree scoperte, nonché di quelle edificabili a qualsiasi uso adibiti. Secondo il decreto-legge in questione, sono esentati dal pagamento della Tasi i fabbricati della Chiesa menzionati nei Patti Lateranensi (in particolare, si tratta di circa 25 immobili ubicati a Roma) ed i terreni agricoli.

Quanto alle misure sui servizi nelle scuole, viene prorogata di un mese, dal 28 febbraio al 31 marzo 2014, la corresponsione degli emolumenti al personale delle organizzazioni che gestiscono contratti di servizi di pulizia ed altri servizi ausiliari stipulati dalle scuole per sopperire alla mancanza di personale, nonché il termine per i bandi di gara riguardante la manutenzione straordinaria e ordinaria degli edifici scolastici.

Inoltre, viene abrogata la norma della legge di stabilità che prevedeva la web tax.

Viene poi aumentato il contributo dello Stato (di 500 milioni di euro) per il 2014 attribuito ai Comuni dalla legge di stabilità di 125 milioni di euro, per compensare il mancato gettito ai Comuni dovuto alla differenza tra l’aliquota Tasi sulla prima casa rispetto alla aliquota Imu.

Sono poi previsti specifici provvedimenti a favore degli enti locali in difficoltà finanziaria per sanare le situazioni più gravi, con corrispondente obbligo di adottare piani di risanamento.

In particolare, si richiamano le seguenti misure:

  • sospensione delle procedure esecutive nei confronti dei Comuni in predissesto finanziario;
  • per l’esercizio 2014, facoltà, per gli enti locali che abbiano presentato nel 2013 piani di riequilibrio finanziario non approvati dalla Corte dei Conti, di presentare un nuovo piano entro 90 giorni dal diniego della Corte dei Conti a condizione che sia avvenuto un miglioramento nel risultato di amministrazione registrato nell’ultimo rendiconto approvato.

È, inoltre, disposto che, per favorire gli investimenti per gli anni 2014 e 2015, gli enti locali possano contrarre nuovi mutui e ricorrere ad operazioni di indebitamento oltre il limite attualmente previsto e, comunque, per un importo non superiore alle aliquote di capitale dei mutui e dei prestiti obbligazionari precedentemente contratti e rimborsati nell’esercizio precedente.

Quanto alle misure adottate per risanare i conti pubblici di Roma Capitale è previsto quanto segue.

Il Commissario straordinario del Governo per Roma Capitale è autorizzato ad anticipare alla gestione ordinaria del Comune l’importo - altrimenti dovuto in più rate e prevalentemente derivante dai tributi versati dai cittadini romani - di 570 milioni di euro, comprensivi di quelli già erogati sulla base del decreto-legge n. 151/2013, poi ritirato.

Contestualmente si dispone che Roma Capitale predisponga specifici piani di rientro pluriennali dal debito che prevedano:

· applicazione di disposizioni finanziarie e di bilancio e di vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale;

· ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate;

· modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione;

·  dismissione o messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico;

· valorizzazione e dismissione di quote del patrimonio immobiliare del Comune.

Roma Capitale trasmetterà ai Ministeri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze e alle Camere detto piano di rientro al fine di consentire la verifica della sua attuazione.

Gli importi destinati a Roma Capitale con tale provvedimento non verranno considerati tra le entrate finali rilevanti ai fini del patto di stabilità interno per permettere l’equilibrio di parte corrente del bilancio per gli anni 2013 e 2014.

Ciò detto, il presente decreto, di cui si attende la conversione in legge e, dunque, anche eventuali modificazioni, è sicuramente complesso.

Si precisa che il pagamento del tributo Tasi rientra in quello che viene definito come “sforzo contributivo” imposto dallo Stato ai cittadini per l’acquisizione delle risorse finanziarie necessarie per l’erogazione di servizi pubblici. In particolare, la corresponsione del “tributo” è rivolta ad assicurare l’erogazione di servizi di carattere generale indistintamente goduti da tutti i cittadini.

Orbene, occorre verificare se, attualmente, con il continuo incremento dei tributi, non si sia superato il menzionato “sforzo contributivo” chiedendo, appunto, ai cittadini un sacrificio eccessivo rispetto alle loro possibilità.

Quanto alle misure adottate a favore di Roma Capitale, ad avviso di scrive, non emergono disparità di trattamento rispetto alle altre Metropoli e agli altri enti locali.

Roma Capitale, a partire dall’istituzione del federalismo fiscale, è stata dotata di una propria normativa (decreto legislativo, 17 settembre 2010, n. 156) e ha competenze maggiori rispetto agli altri enti.

Del resto, l’art. 114, comma 3, della Costituzione dispone che “Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”.

Infatti, già la legge 5 maggio 2009, n. 42, sul federalismo fiscale, aveva stabilito all’art. 24 che “Roma Capitale è un ente territoriale, i cui attuali confini sono quelli del Comune di Roma, e dispone di speciale autonomia, statutaria, amministrativa e finanziaria, nei limiti stabiliti dalla Costituzione. L’ordinamento di Roma Capitale è diretto a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri, ivi presenti presso la Repubblica Italiana, presso lo Stato della Città del Vaticano e presso le istituzioni internazionali”.

Pertanto, per quanto non sia innegabile la mala gestio subita dalla Capitale negli ultimi anni, è altrettanto vero che l’amministrazione della medesima è sicuramente più complessa di quella delle altre metropoli.

Il provvedimento in esame prende atto di tale circostanza, sebbene è sui piani di rientro che occorrerà focalizzare l’attenzione al fine di valutare quali saranno le ripercussioni sui cittadini.

  Sara Venanzi
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