Epifani: no a ricatti inaccettabiliTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Epifani: no a ricatti inaccettabili

Dopo l’Aventino dei parlamentari del Pdl e l’aut aut al presidente della Repubblica, il segretario del Pd respinge i ricatti e prospetta il voto, mentre il premier Letta teme la crisi di governo.

Fonte: Oltremedianews

“La giustizia è uguale per tutti. Siamo di fronte a ricette inquietanti, se Berlusconi chiede una cosa come la grazia e tira in mezzo Napolitano è una pressione indebita”. Queste le parole di reazione di Epifani alla festa del Partito Democratico di Villalunga di Casalgrande, informato in diretta dell’aut aut dei capigruppo del Pdl al presidente Giorgio Napolitano. Solo poche ore prima il segretario ammoniva: “Siamo pronti a tutto, a sostenere il governo di servizio ma anche ad altro…

Sembrano guardare al voto dunque, alcune delle correnti principali del Pd, stando alle prime dichiarazioni. “Se i ministri del Pdl sono convinti delle loro ragioni, si dimettano. Basta minacce e ricatti.”, attacca il viceministro all’Economia StefanoFassina, mentre Bersani esprime le sue perplessità riguardo le condizioni attuali di governabilità del Paese. C’è chi fa la voce grossa dunque. Ma nel Pd nonostante i “ricatti inaccettabili” del centrodestra, a più riprese definiti come pericolosi per l’esistenza di una sana democrazia e irrispettosi delle istituzioni, nessuno evoca con forza lo spettro di ciò che dovrebbe essere il logico punto d’approdo del vorticoso precipitare della situazione politica nelle ultime ore: le elezioni anticipate.

Nessuna voce, eccezion fatta per quella del deputato Pd Giuseppe Civati, si esprime in favore della necessità di tornare al più presto alle urne, ad ogni modo non prima di aver eseguito una riforma della legge elettorale prospettata ormai da troppe legislature e ora assolutamente indispensabile per evitare gravi scenari di crisi già visti. Opinioni isolate. Il presidente del consiglio Enrico Letta definisce un “delitto” far cadere il governo e paventa l’ipotesi delle urne come sciagurata. LuigiZanda, presidente dei senatori del Pd parla di pazienza che significa responsabilità di fronte alla prospettiva di un autunno caldo del punto di vista economico, soprattutto per le fasce più deboli.

Gli stessi Bersani ed Epifani, ammoniti dal vicepresidente Alfano, ammettono che la loro linea “dura” è legata alla necessità “di non farsi sbranare dal loro popolo”. L’apparenza, dunque, è sempre la stessa. Quella di un partito disgregato, restio come sempre a parlare con una voce sola, in cui ancora una volta le correnti diverse, invece di porsi come elementi di una sana dialettica interna, prospettano pericolose e più profonde fratture. Apparenza malgrado la quale, tuttavia, ognuno è d’accordo nell’uso di toni pacati, al più demagogici, e nel mantenere la comune linea dell’inerzia, passando nuovamente la palla nelle mani del Pdl.

Paola Venturini

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