Erdogan non risparmia il Gezi park e accusa i manifestanti: "terroristi"Tribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Erdogan non risparmia il Gezi park e accusa i manifestanti: “terroristi”

Il premier Erdogan oggi è andato a muso duro con i manifestanti annunciando che i lavori per l’abbattimento del Gezi Park andranno avanti. E accusa: “tra i manifestanti ci sono estremisti”.

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Una giornata di fibrillazione sul Bosforo, cominciata con la reazione negativa della Borsa di Istanbul, che non ha gradito le dichiarazioni aggressive sulla protesta in corso in Turchia da parte del premier Recep Tayyp Erdogan che, oggi a Tunisi, si è scagliato contro i manifestanti denunciando il coinvolgimento di presunti terroristi. “Fra i manifestanti ci sono degli estremisti, alcuni sono implicati nel terrorismo” e ‘‘militanti di questa organizzazione terrorista erano presenti in piazza Taksim” ha affermato Erdogan. Recep Tayyip Erdogan ha anche avvertito di non voler fare marcia indietro rispetto al progetto urbanistico per Istanbul che ha scatenato le prime proteste nei giorni scorsi. “Il progetto rispetta la storia, la cultura e l’ambiente noi proteggiamo i diritti della maggioranza e preserviamo la bellezza di Istanbul“, ha cercato di giustificarsi Erdogan, mostrandosi ancora una volta sordo alle richieste del suo popolo. Ieri il vicepremier Bulent Arinc ha chiesto parziali scuse per la brutalità della polizia, ma gli scontri sono continuati e a Smirne diverse persone sono state arrestate per aver utilizzato i social media per appoggiare la protesta. Anche a Antiochia, vicino al confine con la Siria,  decine di migliaia di persone hanno partecipato ieri ai funerali di un giovane manifestante ucciso lunedì, e ci sono stati duri scontri nella notte. Continua però la mobilitazione della società civile contro Erdogan, con diversi sindacati turchi che potrebbero aderire allo sciopero per il momento indetto per due giorni dalla Confederazione della funzione pubblica Kesk. Anche il regista Ferzan Ozpetek si è unito alla mobilitazione, annunciando di voler partecipare allo sciopero generale. Insomma, in Turchia la polizia manganella, arresta indiscriminatamente proprio come altrove, ma dal momento che  Ankara è alleata dell’Occidente, ecco il “via libera” del mondo che conta.

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