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lunedì , 22 maggio 2017
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Ergastolani senza speranze

Pubblichiamo la lettera che la Redazione di Ristretti Orizzonti ha inviato al Ministro dell Giustizia Cancellieri per chiedere che la riabilitazione del detenuto possa essere una cosa reale e non soltanto aleatoria.

Fonte: Oltremedianews

Carmelo Musumeci, aveva 36 anni quando, nell’ottobre del 1991 fu catturato dalla polizia. Era il capo di una banda che gestiva i traffici malavitosi in Versilia. Nella sua adolescenza c’erano già riformatorio e carcere minorile. Cresciuto ad Aci Sant’Antonio, aveva conosciuto presto le regole della malavita siciliana e quel farsi giustizia da soli. Un giorno gli spararono sei colpi di rivoltella. “Reagii come sapevo: facendomi giustizia da solo. Le uniche regole a me note erano quelle con cui sono cresciuto”. Così venne condannato all’ergastolo.

E’ stato anche sottoposto al regime 41 bis, in isolamento diurno. Oggi ricorda che lo studio e la lettura gli consentirono di sopravvivere. Scrivendo ha scoperto la sua anima di comunicatore.
Ha trascorso già più di 20 anni dietro le sbarre. Dal carcere di Spoleto è stato recentemente trasferito a Padova. In base a una legge del 1992, è un “ostativo” cioè gli è inibito ogni beneficio penitenziario: niente permessi, semilibertà o affidamento ai servizio sociale. In carcere si è messo a studiare e si è persino laureato: da fuorilegge a dottore in legge con tesi dal titolo “Pena di morte viva”. Venne festeggiato per 12 ore (di permesso) allla Comunità Papa Giovanni XXIII tra i familiari, qualche amico e un orologio inesorabile che scandiva le ore a disposizione per l’evento.

“L’ergastolo è una pena ingiusta perché si basa su un ricatto medievale e instaura il principio che si esce dal carcere non perché il detenuto se lo merita, ma solo se diventa collaboratore di giustizia…” è stata la riposta che Musumeci ha dato al relatore il giorno della sua laurea specialistica. Oggi i suoi studi giuridici sono a servizio anche dei compagni del carcere per i quali è a disposizione per scrivere un’istanza o un ricorso dopo che anche lui è riuscito a presentare da solo un ricorso alla Corte Europea contro l’Italia e a vincerlo nel 2005.

La lettera della redazione di cui Musumeci ormai è parte integrante:

All’attenzione del Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri.

All’attenzione del Capo del Dap, Giovanni Tamburino.

Da detenuto “cattivo per sempre” a detenuto “come lo vuole la Costituzione”. È questo che chiediamo per Carmelo Musumecila declassificazione, finalmente, da un regime di Alta Sicurezza a una sezione di media sicurezza, il riconoscimento che l’uomo della pena non è più quello del reato.

Le battaglie che Ristretti Orizzonti ha fatto in questi anni le ha fatte per migliorare le condizioni di vita di tutti, ma anche per i singoli detenuti, perché la storia di uno che viene “salvato” dai danni che può produrre il carcere e accompagnato in un percorso di assunzione di responsabilità è comunque un successo per tutti. Ora è la volta di battersi per uno dei nostri redattori, per Carmelo Musumeci, perché finalmente, dopo 23 anni di carcere ininterrotti, sia considerato pronto per essere declassificato, dal regime di AS1 alla media sicurezza.

Se riteniamo che la Costituzione, quando all’articolo 27 parla di pene e carcere, e della pena coglie solo il valore rieducativo, e non quello di rispondere al male con altrettanto male, sia il testo in cui si parla di carcere nel modo più moderno e più ricco di umanità, allora forse dobbiamo anche cominciare a porre delle domande a chi la Costituzione dovrebbe applicarla.

E noi una domanda forte e chiara la facciamo: che cosa ci fa in Alta Sicurezza un detenuto che, entrato in carcere con la quinta elementare, si è laureato in Scienze Giuridiche prima, in Giurisprudenza dopo, ha pubblicato quattro libri, da tanti anni si impegna con tutte le sue energie per l’abolizione dell’ergastolo, in particolare quello ostativo, quello che lui chiama “La Pena di Morte Viva”, facendosi in qualche modo carico del destino di tanti, e non solo del suo? Che da anni su questi temi collabora con la Comunità Papa Giovanni XXIII, che insieme a noi chiede con testarda convinzione la sua declassificazione?

Che cosa ci fa in Alta Sicurezza un detenuto che da un anno ormai fa parte della Redazione di Ristretti Orizzonti, e interviene attivamente nel progetto di confronto fra le Scuole e il Carcere, incontrando i ragazzi delle scuole non per dire quanto male si sta in carcere, ma per riflettere anche su di sé, sul percorso che lo ha portato a scegliere l’illegalità, sulla necessità di assumersene ora tutte le responsabilità?

Perché ci sentiamo dire da esperti, addetti ai lavori, operatori penitenziari che l’uomo non è solo il suo reato, se poi dobbiamo vedere un uomo, che negli anni è profondamente cambiato, restare inchiodato al suo passato perfino dentro al carcere, perfino nel luogo a cui la Costituzione ha assegnato il ruolo di rieducare, prima e più che di punire?

Possiamo sperare allora in una risposta che sia, finalmente, rispettosa della Costituzione? Possiamo aver fiducia che finalmente verrà riconosciuto il percorso di Carmelo Musumeci, le energie le fatiche l’impegno che ci ha messo per diventare una persona diversa dall’uomo del reato?

N.G.

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