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venerdì , 15 dicembre 2017
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Eroi, codardi e vassalli

Il corrispondente da Berlino dell’autorevole testata spagnola (di tendenza moderata ed espressione di settori della borghesia catalana) giudica, con accenti di spietata condanna, il comportamento di Stati Uniti ed Europa sulla vicenda Snowden.

Se questo fosse un mondo decente, nelle sue piazze principali si innalzerebbe un monumento a Eduard Snowden. Il giovane ex agente americano ha informato il mondo che il segreto e la riservatezza nelle comunicazioni, diritti fondamentali, non esistono. E lo ha fatto sapendo che cosa si stava giocando. Sapendo che stava affrontando un potere enorme, quello del suo governo, che tortura, incarcera all’infinito senza accuse, sottopone a un trattamento inumano dissidenti come il soldato Bradley Manning, privandolo di qualsiasi possibilità di processo giusto, e che ha normalizzato la pratica dell’assassinio extragiudiziale, anche di cittadini americani in quattro casi conosciuti, tra cui quello di un adolescente di 16 anni.

Snowden sapeva che la sua vita sarebbe stata rovinata dalla decisione, che probabilmente non avrebbe potuto rivedere la sua famiglia e tornare nel suo paese. Conosceva il prezzo da pagare per aver messo il dito nell’occhio all’Impero, e nonostante tutto ha deciso di farlo. Ha messo la sua coscienza al primo posto. La coscienza che dovrebbero avere i funzionari del suo paese quando giurano di “difendere la Costituzione degli Stati Uniti, davanti a nemici esterni e interni”. La coscienza a cui fece appello il Tribunale per i crimini di guerra di Norimberga, proclamando dopo la Seconda Guerra Mondiale che “gli individui hanno doveri internazionali che trascendono l’obbligo nazionale di obbedire, per cui i cittadini hanno il diritto di violare le leggi nazionali per impedire crimini contro la pace e l’umanità”.

Per porre la propria coscienza davanti al destino personale, Eduard Snowden merita di essere ammirato e riconosciuto pubblicamente da tutti i suoi simili. Vale a dire, è un eroe.

Ci si deve domandare se non sono il presidente Obama e gli altri uomini di Stato a perseguitare Snowden in ogni modo, organizzando la sua caccia attraverso un potentissimo sforzo diplomatico e poliziesco, o collaborando in tale sforzo a episodi così vergognosi come la negazione dello spazio aereo al presidente boliviano, in base al sospetto che avrebbe trasportato Snowden nel suo aereo. E la risposta a questa domanda è che il presidente Obama è, nel migliore dei casi, l’ostaggio di un sistema irriformabile e che i suoi complici europei sono dei miserabili vassalli.

Obama è arrivato alla presidenza per la sua critica alla guerra irachena di George W. Bush. Non ha cambiato l’agenda della “sicurezza nazionale” lanciata dall’Impero, che sfruttava l’opportunità offerta dagli attentati dell’11 settembre 2001, ma vi ha solo apportato varianti. Se ne è andato dall’Iraq, ma si è concentrato su Afghanistan e Pakistan. Ha moltiplicato il potere e l’arbitrio del Joint Special Operation Command (JSOC) e ha potenziato le azioni di assassinio dei gruppi di operazioni speciali e dei droni su una scala che gli uomini di Bush non si erano nemmeno sognati. Ha promesso di chiudere Guantanamo, la più nota isola dell’arcipelago di prigioni e centri di tortura segreti sparsi per il mondo, ma non lo ha fatto.

Secondo Noam Chomsky, è un altro presidente nordamericano criminale, uno in più della serie. La sua campagna è stata pagata da Wall Street, in modo tale che non ci si sarebbe dovuto fare molte illusioni fin dall’inizio. Il sociologo americano Norman Birnbaun non nega che Obama all’inizio avesse avuto buone intenzioni, ma il caso vuole che non si sia mai opposto agli assassini extragiudiziali dei droni – che frequentemente ricevono suoi ordini diretti e personali per operare – né al controllo totale, né a tante altre cose, per la semplice ragione che è “prigioniero di questo apparato” della sicurezza nazionale. Tale apparato, dice Birnbaun, “ha le proprie leggi e sa perfettamente come mettere in riga la gente”.

Birnbaun ricorda gli assassini dei Kennedy, di Martin Luther King e di altri personaggi della vita americana che rappresentarono determinati tentativi di riforma, e ritiene che “il nostro sistema ha forme e modi di avvertire a non superare determinati limiti”. Credo, afferma Birnbaun in un’intervista a Deutschlandfunk che “nel caso di Obama il presidente si è attenuto a tale lettura della nostra storia”.

Affrontando una situazione simile, Mikhail Gorbaciov ebbe coraggio: la sua determinazione di cambiamento e riforma venne preferita al realismo e al pragmatismo: venuto il momento, ha preferito non indietreggiare, confidando, forse, di essere ricompensato dalla storia, ma ha affrontato evidentemente rischi, compreso un colpo di stato contro di lui. Che qualcosa di simile non sia stato possibile negli Stati Uniti, non ha a che vedere tanto con la qualità delle persone, ma sicuramente con il sistema.

Rovesciando ciò che diceva la destra sul comunismo, che era un sistema “irriformabile”, le nostre constatazioni ci portano a pensare esattamente il contrario: il comunismo sovietico era talmente riformabile che si auto-dissolse. Ciò che si dimostra irriformabile e prende una direzione sempre più inquietante, orwelliana e dittatoriale è il sistema degli Stati Uniti. In qualsiasi caso, la polverizzazione dei diritti fondamentali a cui stiamo assistendo, con i droni, le Guantanamo e le NSA, punta a un regime politico in sintonia con lo stato delle cose, dittatoriale e oligarchico, che propone l’ordine socio-economico della Grande Disuguaglianza. Detto in forma più semplice: una società di estrema disuguaglianza, privata dello Stato sociale e gestita nell’interesse di una minoranza, richiede forme politiche dure e l’abolizione dei diritti fondamentali.

Veniamo così ai vassalli, a tutti questi indegni pigmei politici che governano il continente europeo, da Lisbona ad Atene. La caccia a Snowden messa in atto dai governi di Spagna, Portogallo, Italia e Francia, attorno all’aereo di Evo Morales, ha definito la “comunità di valori” transatlantica. Gli europei collaborano con la potenza che li spia per catturare la persona che lo ha denunciato. Dei governi di Spagna (basi militari, transito dei voli della CIA nel sistema Guantanamo, scudi antimissili, ecc.), con qualsiasi dei due partiti, già conosciamo il livello di servilismo. Il Portogallo è un paese più piccolo, anche la cinica cedevolezza italiana era nota, ma l’indegnità della Francia supera le aspettative dei più scettici. L’Europa ha vissuto una delle sue ore più vergognose e chiarificatrici. Eroi, un presidente codardo e dei miserabili vassalli. Ognuno al suo posto.

Rafael Poch-de-Feliu è l’attuale corrispondente a Berlino del giornale spagnolo La Vanguardia

digital@lavanguardia.es; Traduzione di Marx21.it

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