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martedì , 24 ottobre 2017
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Esm: lascia o raddoppia?

La strategia per il salvataggio dell’Euro – come s’è capito – si fonda su due pilastri fondamentali:

Tratto da http://zeroconsensus.wordpress.com/

1) L’Omt (Outright Monetary Transactions) della BCE che consiste nell’acquisto, sul mercato secondario, di titoli di stato dei paesi in difficoltà con una scadenza compresa da uno a tre anni. Da sottolineare che la BCE sterilizzerà questa emissione di moneta e pertanto non si può parlare di una operazione che aumenta la quantità di moneta in circolazione ;

2) Il Fondo ESM (European Stability Mechanism) partecipato, pro quota, dagli stati aderenti all’Euro, che ha una capienza di circa 650 miliardi (i rimanenti del fondo EFSF attivato per salvare Irlanda e Portogallo più ulteriori 500 miliardi) e che, una volta attivato, ha il compito di acquistare titoli dei paesi in difficoltà richiedenti aiuto.

Naturalmente l’attivazione di questi due strumenti comporta, per i richiedenti, l’accettazione di misure di austerità molto severe, ovvero tagli allo stato sociale e probabilmente anche licenziamenti nel settore pubblico. Dunque le stesse misure che abbiamo potuto vedere applicate in Grecia con dubbi risultati.

Al di là degli effetti economici della strategia, non pare azzardato dire che vi siano anche dei limiti tecnici. Da un lato la BCE può acquistare solo titoli con scadenza compresa tra 1 e 3 anni dei paesi in difficoltà. Per esempio nel caso dell’Italia ammontano a non più del 15% della mole complessiva dei titoli di Stato sul mercato. Quindi una cifra ben delimitata e non in grado – appena passata la probabile euforia dei mercati – di stabilizzare, nel medio periodo, lo spread a livelli sostenibili. Dall’altro lato le risorse dell’ESM (650 miliardi circa) non sembrano sufficienti a completare il lavoro della BCE: si consideri che solo i BTP italiani (dati del Ministero del Tesoro aggiornati al 31 Agosto 2012) ammontano ad oltre 1200 miliardi di euro. Tutto questo senza tener conto delle necessità della Spagna.

Ovviamente la dirigenza europea, i governi e i banchieri centrali conoscono bene i numeri e di conseguenza, i limiti della strategia. Infatti – e qui sta la notizia – secondo il Der Speagel, vi sarebbero trattative tra stati per aprire il fondo ESM ad investitori privati al fine di portare la capienza a 2000 miliardi di euro, proprio per avere i fondi sufficienti qualora a chiedere l’aiuto siano grandi paesi come la Spagna o l’Italia.

Da notare che questa apertura ai privati consentirebbe, ai tedeschi, di aggirare la sentenza della Corte Costituzionale di Karlsruhe che obbliga il governo della Merkel a richiedere una nuova approvazione parlamentare qualora fosse necessario un aumento di fondi da destinare all’ESM da parte dello stato tedesco.

I giri di valzer delle trattative tra stati e delle quadriglie nei parlamenti non sembrano dunque finiti. Infatti – sempre secondo Der Spiegel – la Finlandia si oppone a questa apertura dell’ESM ai privati. Dall’altro lato – aggiunge lo scrivente – ben difficilmente gli occhiuti parlamentari del nord Europa non controlleranno se l’eventuale intervento privato sia “garantito” dagli stati nel caso di ristrutturazione del debito o default dei paesi soccorsi.

Giuseppe Masala 

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