Europa del Sud al "giro di boa"Tribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Europa del Sud al “giro di boa”

Ad anni dall’allarme rosso degli spread secondo molti sarebbe arrivato il momento della ripresa . Dopo le riforme di lacrime e sangue ora il rating potrebbe “premiare” l’#Europa del Sud. Ma ormai a un ritorno alla “normalità” non crede più nessuno, anche perchè dietro ai numeri, sempre asettici e neutri, si celano le vite di esseri umani in carne e ossa.

I mercati in modo impersonale e apparentemente asettico e neutrale hanno causato immani sofferenze a milioni di famiglie in tutta l’Europa mediterranea. Questi sono fatti, fatti veri, come sono veri le decine di migliaia di lavori persi, le persone che l’hanno fatta finita per la crisi economica e i miliardi di euro di debito schizzati alle stelle. Sono realtà anche i sistemi di assistenza sociale mandati in fumo per la bontà dei conti pubblici, del resto è facile chiedere di mettere a posto i conti se si considerano i numeri solamente una questione di matematica. Ieri pomeriggio Fitch ha promosso la Spagna, aumentando il giudizio da BBB a BBB+, e in mattinata ha anche dato un aiutino all’Italia che ha mantenuto il suo BBB+ ma ha però riportato a “Stabili” le prospettive future. Così sono in molti a esultare quando leggono che lo spread tra Sud e Nord Europa comincia a ridursi, illudendosi che questo significhi un ritorno alla normalità. Come se bastasse un semplice plauso delle agenzie di rating per trovare una soluzione ai problemi delle famiglie rimaste rovinate dalla crisi economica. Ma in questa Europa turbocapitalista è chiaro che i conti valgono più delle persone, una sorta di perversione dell’ideologia che ha portato a considerare agenzie di rating e conti pubblici come più importanti dell’applicazione delle Costituzioni, della sovranità e della dignità umana. Mercati che nascondono dietro la loro incontrollabilità apparente una precisa volontà di destabilizzare economicamente intere aree geografiche e culturali. Il giochetto dello spread e del rating del resto si è abbattuto come una mannaia su paesi come Grecia e Portogallo sin dal 2011, e anche se ora economisti e addetti ai lavori esultano perchè la musica sembra finalmente cambiata, nelle economie dei paesi dell’Europa del Sud c’è un pò meno voglia di sorridere. Insomma se distruggi il welfare e la spesa pubblica, il rating prima o dopo ti premia, ma a che prezzo? Un prezzo che evidentemente i nostri politici e l’Ue è disposto a farci pagare. 

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