Europa. In Portogallo si lavora di più per meno salarioTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Europa. In Portogallo si lavora di più per meno salario

La crisi fa male in Portogallo dove nelle scorse ore è stato approvato dal Parlamento un aumento dell’orario settimanale dei dipendenti pubblici da 35 a 40 ore, senza però aumenti salariali e con licenziamenti più facili. E’ l’Europa, Baby.

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Altro che lavorare di meno e lavorare tutti, l’Europa sembra spingersi verso la direzione opposta, ovvero più lavoro ma per sempre meno persone e con salari immutati quando non diminuiti. In molti sostengono che per Lisbona il peggio sia passato, ma probabilmente mentono sapendo dio mentire dal momento che il Portogallo continua a versare in gravi condizioni di crisi economica. Nelle scorse ore in Parlamento i partiti di centrodestra che appoggiano il governo hanno approvato un aumento dell’orario settimanale di lavoro dei dipendenti pubblici da 35 a 40 ore, insieme a delle norme che rendono più facili i licenziamenti e la messa in mobilità. Negli ultimi anni proprio a causa della crisi i salari dei lavoratori pubblici sono stati abbassati in modo verticale per accontentare i diktat europei. A causa dei nuovi provvedimenti votati sarà molto difficile vedere nuovi giovani lavoratori nel settore pubblico, che continuerà invece a perdere dipendenti licenziati, prepensionati o messi in mobilità. Nonostante il Partito Comunista, i socialisti e il Blocco di Sinistra abbiano provato in qualche modo a opporsi, il Partito Socialdemocratico e i centristi del CDS-PP hanno la maggioranza e sono riusciti a far passare il taglio. La Troika considerava, ma guarda un pò, il taglio del settore pubblico come condizione necessaria per la concessione di una nuova tranche di aiuti. Ovviamente però gli interessi sul nuovo prestito verranno pagati dai lavoratori e dai settori più deboli della società lusitana. Affinché la nuova norma sia resa operativa, però, è necessario l’avallo del capo dello stato, il Presidente della Repubblica Anibal Cavaco Silva, che teoricamente potrebbe rimandare la legge in parlamento per qualche ritocco più o meno sostanziale. Attualmente a Lisbona ci sono qualcosa come 600.000 lavoratori pubblici, ovvero il 10% della popolazione in età da lavoro, e stanno continuando a diminuire da quando sono cominciati i tagli selvaggi. Proprio come in Grecia, in Spagna e in Italia a pagare il prezzo della crisi sono proprio i dipendenti pubblici e i settori più emarginati che vivono grazie ai servizi statali. Da tempo professori, medici, ma anche soldati, hanno indetto scioperi contro i tagli che sono sfociati nello sciopero generale del 27 giugno, il quarto in due anni che ha messo a dura prova la tenuta del governo di Passos Coelho. Anche in queste ore i sindacati hanno indetto manifestazioni e presidi contro la nuova legge che allunga l’orario di lavoro dei dipendenti pubblici in cambio di un salario più basso che in passato. I sindacati denunciano che la nuova legge potrebbe portare al licenziamento, più o meno mascherato, di circa 30.000 dipendenti pubblici, una autentica mazzata finale per un Paese che già ora fatica ad andare avanti.

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