Europa. Sarebbero 165 milioni quelli afflitti da "disagio mentale"Tribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Europa. Sarebbero 165 milioni quelli afflitti da “disagio mentale”

La depressione, lo stress, l’ansia e il disagio psicologico ormai coinvolgerebbero qualcosa come 165 milioni di europei rappresentando una vera e propria pandemia. Il neoliberismo e l’austerity dunque rovinano anche plasticamente l’esistenza di milioni di persone. Non solo, solamente 1 europeo su 3 avrebbe accesso a delle cure. E’ questo il quadro a tinte fosche dell’Epa, Associazione europea di psichiatria, che a nostro giudizio rappresenta anche un capo d’accusa al sistema economico e di valori dominante. 

A Vienna si sta tenendo il 23esimo Congresso dell’Epa, l’Associazione europea di psichiatria, e il quadro che emerge della situazione psichiatrica degli europei appare come devastante. Nel 2030 i disturbi mentali diventeranno le malattie più frequenti al mondo ma sembra che in qualche modo interessino a pochi, come se fossero mali di serie B. Secondo gli ultimi dati disponibili circa il 38,2% degli abitanti europei, pari a 165 milioni di persone su 514 (Fonte AdnKronos) , soffrirebbe di patologie psicologiche quali depressione, demenza, dipendenza, disagio psicologico e stress a vari livelli. Si tratta di malati veri e propri ma solamente uno su tre riuscirebbe ad avere accesso a delle cure, e su questo sicuramente ha influito anche la crisi economica che, aumentando la disoccupazione e tagliando lo stato sociale in diversi paesi ha contribuito a creare situazioni estreme di frustrazione. A spaventare l’ansia, la depressione, la dipendenza da alcol, i disturbi collegati allo stress, l’insonnia, i disturbi somatoformi, la demenza senile e così via, tutte patologie che sarebbero fuori controllo e in netto aumento anche a causa della congiuntura sociale ed economica. Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano e past president della Società europea di psichiatria (Sip) ha spiegato ad Adnkronos: “Crude statistiche che descrivono un esercito che soffre: possiamo stimare oltre 61 milioni di malati d’ansia (8 mln solo in Italia), 29 mln di insonni e quasi altrettanti depressi (3,9 mln nel nostro Paese), oltre a 6 mln di persone affette da demenza”. Il mondo dei disturbi mentali e psicologici però sarebbe ben più largo al punto da rappresentare una autentica sfida per il XXI secolo. Mencacci ha comunque confermato che un legame con la crisi esiste eccome: “Pesa e non poco: crescono in particolare ansia e depressione, la mortalità alcol-correlata, la piaga dei suicidi”. Insomma la crisi economica avrebbe portato a un aumento del consumo di alcol e della mortalità correlata, ma non solo, ha contribuito anche all’aumento dei tassi di suicidi legati alla disoccupazione, al punto che un aumento del 10% del tasso di disoccupazione porta a un parallelo aumento dell’1,4% del tasso di suicidi. Ma è la società nel suo complesso con i suoi valori distorti a portare con maggiore frequenza a patologie di vario livello, basti pensare alla dismorfofobia, ovvero una percezione distorta del proprio corpo che spiegherebbe il largo ricordo alla chirurgia estetica. Insomma è la crisi a fare danni contribuendo a far perdere la speranza a persone border-line, spingendole verso la depressione e a esasperare il proprio malessere. E questa terribile disamina ci porta giocoforza a farci delle domande sul sistema sociale ed economico dominante, quello capitalista nella sua variante neoliberista propagandando dalle autorità europee e dai singoli governi nazionali negli ultimi anni. Un sistema che esalta l’igiene dei conti ed esalta l’ordine economico ma che ignora completamente le sofferenze personali di milioni di persone, come se, appunto, gli esseri umani siano diventati niente altro che semplici unità di produzione, risorse da subordinare all’obiettivo del profitto. Quando si potrà pubblicamente accusare queste politiche di provocare malesseri anche gravi in milioni di persone? Quando finalmente economisti, finanzieri, politici, banchieri, funzionari e lobbysti renderanno finalmente conto per le sofferenze determinate dalle loro scelte di organizzazione economica e sociale? Domande che per ora rimarranno irrisolte, nella speranza che possa finalmente nascere un movimento culturale che si opponga al weltanshaaung di questi tristi tempi.

Dc

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