EuroRussia: unire Europa e RussiaTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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EuroRussia: unire Europa e Russia

Per alcuni, l’Europa non è un continente, ma solo una propaggine dell’Asia verso l’Atlantico e il Mediterraneo. Fisicamente, così è. Tut­tavia, da tremila anni, l’Europa è fonte e sede di una delle più grandi civiltà umane.

Purtroppo, oggi, è in declino e molti, amici e concor­renti, cercano d’invaderla silenziosamente, di anticiparne la caduta, per spolparsi le sue enormi ricchezze materiali e immateriali.

Più che una speranza ben riposta, il futuro dell’Europa è un problema mal posto, poiché resta incerto e succube di forze e interessi ostili e contrapposti. L’Europa ha smarrito il senso della sua dignità storica, della sua autonomia culturale e politica.

La soluzione? La risposta non è facile. Abbozzò un’ipotesi, così di getto, che forse un po’ risente della contingenza.

La crisi è tale che l’U.E. potrebbe, perfino, disgregarsi. Per evitare tale pericolo, bisogna cambiare registro politico e strategico e puntare a una Europa dei popoli e non più su una U.E. asservita alle consorterie multinazionali. Sulla base di tale correzione, dovrà proseguire l’allargamento fin dove è possibile nell’ambito dei popoli di cultura europea, abbandonando la politica di provocazione e delle tensioni svolta per conto terzi in ambito Nato.

In questa prospettiva, diventa auspicabile, possibile il progetto di unire l’Europa con la Russia o, se preferite, di associare la Russia all’Unione europea. Sì, avete letto bene, la sterminata Russia che ci viene presentata come l’eterno nemico. Mi rendo conto che, oggi, un’idea simile potrà apparire paradossale, fuori da ogni ragionevole previsione, tuttavia un senso ce l’ha, una logica pure, specie se immaginata nel medio/ lungo termine e alla luce delle nuove ri-aggregazioni (spartizioni?) mondiali che stanno avvenendo su basi continentali e non più ideologi­che o di reddito: Nord- Sud, Est- Ovest, ecc.

Nel nuovo scenario (in formazione) l’U.E., barcollante e squilibrata al suo interno, rischia di apparire un “continente” in bilico, alla deriva.

L’Europa, da sola, difficilmente potrà uscire da tale precaria condizione; dovrà aggregarsi per creare un nuovo polo dello sviluppo mondiale.

Con chi? Gli Usa sono lontani e i loro interessi non sempre comba­ciano con quelli europei; l’ipotesi euro-mediterranea è stata fatta fallire per volere degli Usa e per subalternità francese.

Non resta che la Russia ossia un Paese- continente, di prevalente cultura europea, che dispone di territori sterminati e di enormi riserve energetiche e metallifere, di boschi, di acque, di terre vergini, di mari pescosi, ecc.

Evito ogni riferimento agli apparati e potenziali militari e nucleari che spero possano essere liquidati in tutto il mondo. Ma ci sono!

Risorse importanti, strategiche che, unite al grande patrimonio europeo (tecnologie, saperi, scienze, professioni, tradizioni democratiche, ecc), potrebbero costituire il punto di partenza per dare vita a “EuroRussia”, a un “terzo polo”, a una nuova “regione” geo-economica mondiale, dall’Atlantico al Pacifico, al Mediterraneo.

Questa ipotesi non nasce da un impulso nostalgico (sappiamo quanto siano lontani dai nostri ideali gli attuali dirigenti della Russia!), ma dal desiderio di garantire la convivenza, nella democrazia e nella  prosperità, agli europei di oggi e di domani e la pace nel mondo.

Ovviamente, è solo uno spunto, una “bella utopia”.

I giochi di guerra, gli intrighi per il nuovo ordine mondiale sono in corso da tempo. E sono ancora aperti. Il problema è come vi si partecipa, se da protagonisti o da comprimari.

All’orizzonte si profila una nuova bipartizione del mondo, con Cina e Usa come capifila. Taluno prevede un’improbabile tripartizione, inserendo la Russia nel terzetto. Nessuno pronostica un ruolo primario dell’U.E., condannata a restare sottoposta agli Usa.

Non sappiamo quali saranno la collocazione, il ruolo della Russia e dell’Europa fra 30/50 anni. Una cosa sembra sicura: divise, potranno solo sperare che uno dei due capifila le inviti ad accodarsi.

Agostino Spataro

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