Eurovision e gli specialisti della Guerra FreddaTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Eurovision e gli specialisti della Guerra Fredda

All’Eurovision Song Contest ha trionfato, guardacaso, la cantante ucraina Jamala con un canzone fortemente antirussa. Sembra incredibile ma i media occidentali che si autodefiniscono “liberi” stanno continuando a fomentare con tutti i mezzi possibili sentimenti antirussi in Europa e non solo. Con quali finalità? 

La Russia non piace molto all’Ue e agli Stati Uniti. Uno dei motivi per giustificare questa antipatia potrebbe essere che Mosca, a differenza di altri paesi, non intende da qualche anno più fare gli interessi dell’Occidente rinunciando ai propri. Da quando i russi hanno cominciato a smetterla di accondiscendere la volontà degli Usa, solo per fare un esempio, i media hanno cominciato in modo quasi farsesco a presentare tutto quello che viene da Mosca come negativo. Il modo con cui si realizza questa russofobia di massa è sempre meno raffinato e ogni ambito viene coinvolto nella guerra di propaganda, dallo sport fino alla politica estera. L’ultimo episodio della Guerra Fredda 2.0 è l’Eurovision Song Contest svoltosi sul palco della Globe Arena di Stoccolma, dove, guadacaso, ha trionfato la cantante ucraina Jamala con una canzone antirussa. Guardacaso perchè l’Ucraina è diventata improvvisamente “simpatica” in Occidente nella misura in cui Kiev ha interpretato il ruolo di nemico a morte della Russia. Ecco quindi che l’Impero accarezza i suoi “cagnolini” dando zuccherini e incoraggiamenti. Siamo nel 2016 eppure basta cantare una canzone antirussa per vedersi premiare, del resto rinverdire l’armamentario delle deportazioni di Stalin è sempre utile a ottenere consensi in una opinione pubblica ormai quasi completamente acritica. Si tratta quindi di una vittoria politica, l’ennesima, per un brano che richiama immediatamente alla mente i recenti fatti della Crimea che ha scelto con un referendum l’annessione alla Russia. Per l’Occidente la Russia avrebbe invaso la Crimea e il referendum sarebbe stato farsa, mentre invece il referendum in Kosovo voluto dagli americani sarebbe ovviamente “corretto” e democratico. Del resto la prossima edizione di Eurovision si terrà direttamente in Ucraina, a segnalare la vicinanza dell’Ue a Kiev, ormai finita nelle mani di una spirale ultranazionalista e antirussa che rasenta il grottesco, basti pensare al deputato ucraino Gerashchenko che ha avverito che il prossimo anno potranno partecipare solamente quegli artisti che “ritengono un crimine la presa della Crimea e l’occupazione di parte del Donbas”. Alla faccia della libertà!

Tribuno del Popolo

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