F-35, il "bidone" dei cieliTribuno del Popolo
martedì , 17 gennaio 2017
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F-35, il “bidone” dei cieli

F-35, il “bidone” dei cieli

L’F-35 oveva essere la perla dell’aviazione militare occidentale. L’aereo rivoluzionario che avrebbe dettato legge nei cieli di tutto il mondo per i prossimi decenni. Il meglio della tecnologia inserito in un caccia stealth. Queste erano le premesse secondo la Lockheed Martin, una delle principali aziende statunitensi che producono armamenti.

I fatti, purtroppo per i contribuenti, sono diversi. Ritardi e problemi di ogni tipo si sono accumulati, non è rimasta parte dell’aereo immune ai difetti, anche i più assurdi, tanto che lo stesso Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha ammesso che attualmente un F-35 potrebbe non essere in grado di competere né con i Sukhoi Su-30 russi (progettati negli anni ’90) né con i J-10 cinesi (non nuovissimi nemmeno questi).
A memoria:

- l’Helmet-Mounted Display System, il rivoluzionario casco in dotazione all’F35, avrebbe dovuto guardare “oltre” le ali, per garantire una visibilità a 360°. Il problema, non ancora risolto, è che le immagini sono traballanti e presentano un leggero ritardo: provate a giocare a ping-pong guardando il campo con un decimo di secondo di ritardo e poi pensate a guidare un aereo con lo stesso handicap.

- il posto guida, giusto per fare il paio col casco, ha una visibilità minima. Può essere che si sia trascurato questo punto proprio perché si contava sul casco. Non sarà facile rimediare, a meno che non si voglia rifare interamente la parte superiore dell’aereo.

- Radar: oltre ad essere già visibile ad alcuni radar stranieri, l’F-35 monterebbe dei magneti (uno dei pezzi fondamentali in un aereo stealth) prodotti in Cina, che è un po’ come voler ingannare un autovelox scrivendo la targa a caratteri cubitali sul paraurti di una macchina. Questo però nè solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei problemi del radar di questi cosi (chiamarli aerei a questo punto è un tantino eccessivo): infatti in svariati test il radar di bordo non ha visto aerei (non stealth) o li ha segnalati con ritardo (forse per fare il paio col casco). Nei momenti peggiori il radar si spegneva proprio.

- fusoliera:  più che ad un aereo sembra ispirata ad uno scolapasta. Michael Gilmore, direttore del settore test operativi del Pentagono, ha individuato crepe dopo alcune prove nelle paratie, oltre che della fusoliera, delle flange, dei rinforzi e dei supporti motori. Non basta: è il caso di evitare operazioni col maltempo, perché l’F35, soprannominato “Lightning”, i lightning (fulmini) meglio non li incontri, perché alleggerire il peso dell’aereo i “tecnici” hanno assottigliato lo spessore dei serbatoi del carburante, col bel risultato che se un fulmine colpisse un aereo molto probabilmente quest’ultimo esploderebbe. La soluzione per ora è farli volare ad almeno 40 km di distanza dai temporali. Se i nemici sono d’accordo a combattere solo nelle belle giornate il problema è risolto.

- struttura: l’F-35 di certo non passerà alla storia come l’aereo più resistente di tutti i tempi, piuttosto per essere quello più sensibile alle variazioni climatiche. Secondo il National Audit Office britannico “[un atterraggio verticale] non è possibile in condizioni di tempo caldo, umido o di bassa pressione senza prima aver sganciato le armi pesanti o scaricato il carico di carburante”. In pratica questo trabiccolo corre il rischio di esplodere anche se atterra carico.

- effetti collaterali sulle portaerei: il motore a reazione con scarico direzionale degli F-35B fonderebbe gli attuali ponti delle portaerei che dovrebbero accoglierlo, per cui andranno rifatti i ponti di atterraggio. Costi irrisori, milione più milione meno.

- altri problemi di atterraggio: per un atterraggio standard sul ponte di volo di una portaerei il braccio che dovrebbe agganciarsi ai cavi frenanti è troppo corto e molto difficilmente riuscirebbe a prenderli. Secondo qualcuno la soluzione si potrebbe trovare affilando la punta del braccio stesso, ma così si rischierebbe che questo punteruolo si conficchi nel ponte di volo.

Questi sono i principali problemi tecnici, ma quelli relativi ai costi sono un enorme punto di domanda: il prezzo iniziale era inferiore ai 100 milioni, si è ormai arrivati a superare abbondantemente i 150 e sono in molti a scommettere che per averli operativi si spenderanno intorno ai 200 milioni di dollari per mezzo.

Speriamo che russi o cinesi non decidano di invaderci. Con degli aerei simili non serve neppure minacciarci, basta aspettare che piova.

Davide Busetto

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