F35, il paradosso della pace armataTribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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F35, il paradosso della pace armata

Con una mozione approvata alla Camera la maggioranza conferma il controverso progetto sui cacciabombardieri. Mozione contraria di Sel e M5S, bocciata. Il Parlamento dovrà approvare solo gli eventuali ulteriori investimenti non ancora pianificati.

Fonte: Oltremedianews

Ieri, nel pomeriggio, la Camera ha approvato la mozione presentata dalla maggioranza in merito alla prosecuzione dell’accordo internazionale, JSF (Joint Strike Fighter), per l’acquisto degli ormai celebri cacciabombardieri F-35, con 381 voti favorevoli e 149 voti contrari. 
Precedentemente era stata invece bocciata la proposta di M5S e Sel che prevedeva l’interruzione dell’intero progetto. In questo caso erano stati 378 i no, contro 136 sì.
Il testo approvato è firmato dai capigruppo Speranza, Brunetta, Dellai, Pisicchio e Formisano.
Secondo la richiesta contenuta all’interno, l’Esecutivo sarà tenuto al “pieno rispetto di quanto previsto dalla legge 244/2012 allo scopo di garantire al Parlamento di esercitare le proprie prerogative”. “Il Parlamento dunque darà impulso a concrete iniziative per la crescita della dimensione di difesa comune europea in una prospettiva di condivisa razionalizzazione della spesa”.
Sostanzialmente la mozione prevede che non si proceda a nessun’altra ulteriore acquisizione, ad esclusione di quelle già pianificate, da parte del Governo senza che il Parlamento si sia espresso nel merito, e da inizio inoltre ad un’indagine di approfondimento in vista del Consiglio europeo di dicembre.
Ne esce prostrato, come d’abitudine ormai, il Partito Democratico, che aveva illuso i suoi elettori, e non solo, con l’approvazione durante l’assemblea di mercoledì mattina di una mozione leggermente diversa da quella votata oggi alla camera. Il testo non si spingeva al punto di proporre la sospensione del programma, ma almeno esigeva che non si procedesse, da subito, ad alcuna fase di acquisizione dei cacciabombardieri senza che il Parlamento si fosse espresso nel merito, ai sensi della legge n.244 del 2012.
La mozione del Pd chiedeva appunto al Governo di non effettuare l’acquisto degli F35 senza la previa approvazione del Parlamento, e vincolava l’Esecutivo a non procedere per un termine massimo di sei mesi, durante il quale le commissioni Difesa di Camera e Senato avrebbero dovuto svolgere un’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma.
Rispetto alla mozione del Pd però, la nuova formulazione, figlia delle pressioni del PDLpresenta un surplus. Un piccolo aggettivo che si rivela determinante, “ulteriore”. La débacle dell’originaria proposta del Pd è confermata dalle dichiarazioni di Renato Brunetta “La mozione non prevede nessuna sospensione, quello che si deve verificare è un ulteriore impegno che deve passare per il Parlamento, sulla base della normativa esistente. Il programma F-35 è confermato, ma per tutte le ulteriori fasi serve una verifica parlamentare. Le ulteriori fasi sono quelle che non sono state ancora decise”.
Così facendo si da prosecuzione a gran parte del progetto, pianificato da tempo, che ha già impegnato le casse dello stato con ingenti somme, a fronte di dubbi benefici.
Dal 1996, anno di stipula del contratto, la spesa impegnata fino ad oggi è stata di circa 2,7 miliardi, di cui 800 milioni spesi solo per lo stabilimento di assemblaggio di Cameri (Novara). Il costo di ogni singolo F-35 è di circa Centoventi milioni di euro, bisogna però mettere in conto gli importi aggiuntivi per l’esercizio e la manutenzione che nel tempo, se in linea con le previsioni del Parliament Budget Office canadese, saranno superiori a trenta miliardi: in trent’anni il programma F-35 potrebbe gravare sui cittadini italiani per circa 40-45 miliardi di euro. Una spesa esorbitante, e che soprattutto non sembra affatto necessaria, anche alla luce dei costi complessivi della Difesa italiana. Secondo un rapporto dell’Istat infatti, l’Italia nel 2012 ha investito nella funzione difesa oltre 25 miliardi di euro, pari all’1,6% del Pil.
Se questa votazione rappresenta una vittoria per i sostenitori di una paradossale pace armata, come il ministro della Difesa Mario Mauro, il quale ha dichiarato che “per amare la pace, bisogna armare la pace”; costituisce invece un’amara sconfitta per tutti coloro che, al contrario, vedono nelle armi e negli eserciti degli strumenti che non possono di certo contribuire a rafforzare la pace, ma provocarne l’uccisione.

 Giulio Mario Morucci

 

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