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sabato , 16 dicembre 2017
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Falkland. Buenos Aires continua la sua guerra contro le compagnie petrolifere

Buenos Aires ha annunciato di voler continuare con le azioni legali contro le compagnie petrolifere che lavorano nelle isole Falkland/Malvinas. A dichiararlo il ministro degli Esteri argentino, Hèctor Timerman. 

argentina

La tensione in Argentina riguardo alle isole Falkland/Malvinas rimane alta. Stiamo parlando delle isole contese tra Argentina e Gran Bretagna, isole che negli anni Ottanta hanno portato i due paesi persino a combattere una breve guerra, poi vinta da Londra. Da allora però le rivendicazioni argentine sulle isole non si sono mai sopite, covando sotto la cenere, mentre Londra con un atteggiamento dal sapore colonialista, continua a considerare le Falkland un proprio esclusivo possesso. Ora però il ministro degli Esteri di Buenos Aires, Hèctor Timerman, ha deciso di tornare sulla vicenda, dichiarando guerra alle compagnie petrolifere che operano nelle isole. “(Queste compagnie) stanno rubando le risorse naturali dell’Argentina”, ha detto ai giornalisti. Lo scorso marzo il governo argentino aveva dichiarato di voler intraprendere azioni legali contro  società coinvolte nelle esplorazioni petrolifere offshore all’interno delle isole Falkland. Attualmente Timerman si trova in visita in Gran Bretagna per presentare i reclami del suo Paese in merito alle isole, e ha fatto queste osservazioni nel corso di una conferenza stampa presso l’ambasciata londinese dell’Argentina. Timerman si è rifiutato di riunirsi il suo omologo britannico, William Hague, per discutere la posizione argentina, dopo le insistenze di Londra affinché all’incontro partecipassero anche i rappresentanti delle isole. Fino a oggi, comprensibilmente, Buenos Aires si è sempre opposta alle esplorazioni petrolifere delle compagnie britanniche nelle Malvinas, ma nonostante questo a partire dal 2016 comincerà comunque la produzione di greggio. Dal 1997 a oggi sono state cinque le compagnie che hanno acquistato la licenza di esplorazione, ad un costo di circa 22.000 euro all’anno, bruscolini rispetto ai miliardi che potrebbero guadagnare con il petrolio argentino. Finora, solo la britannica Rockhopper Exploration ha localizzato riserve di petrolio nel bacino settentrionale, a 300 metri di profondità. Rockhopper e Premier Oil hanno istituito in fondo di 739,5 milioni di euro per la futura produzione di greggio. Argos, Borders &Southern Petroleum, Falkland Oil and Gas (Fogl) e Desire Petroleum, tutte britanniche, stanno sondando i fondali del nord, dell’est e del sud dell’Atlantico del Sud, ma almeno per il momento con scarsi risultati.

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