Ferguson, lo specchio d'AmericaTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Ferguson, lo specchio d’America

Qual’è la vera America? Quella dei grattacieli, delle opportunità e della libertà eletta a stile di vita oppure quella del razzismo, della xenofobia, della brutalità della polizia e della repressione? Come al solito la realtà non è bianca o nera ma esistono mille sfumature, eppure i nostri media appaiono particolarmente pigri quando si tratta di parlare di quello che non funziona negli Stati Uniti.

I fatti di Ferguson che abbiamo ampiamente trattato rendendo conto degli scontri che si sono verificati a seguito dell’omicidio del giovane di colore reo di aver rubato delle sigarette da parte di un agente di polizia hanno prepotentemente riportato alla ribalta che esiste un problema sociale anche negli Stati Uniti. Tutto normale ovviamente dal momento che in ogni paese ci sono problemi sociali più o meno gravi, tuttavia il nostro sistema politico e mediatico vede proprio negli Stati Uniti il modello di riferimento, un modello da imitare. Chiaramente questo modello ci viene proposto in modo acritico come il migliore dei sistemi possibili e come esempio di democrazia ma altri meglio di noi hanno saputo demolire questo mito punto su punto, noi rimandiamo in questo senso alla lettura di “Critica della retorica democratica” di Luciano Canfora.

In sostanza possiamo dunque arrivare a sostenere che gli Stati Uniti si pongono come modello nei confronti del mondo ma il loro modello non è il migliore in assoluto, è semplicemente il modello sociale che si è imposto al termine della Seconda Guerra Mondiale e successivamente con il crollo del socialismo reale. Il fatto però che sia il modello sociale rimasto in piedi non implica che abbia una bontà insita al suo interno come invece sembrano ideologicamente credere tutti i centri di potere politico e sociale dell’Occidente. I paesi che per motivi diversi non accettano tale modello diventano secondo la propaganda di sistema degli “stati canaglie” o delle “dittature”. Così ogni rivolta sociale in Russia e Cina dal momento che tali paesi sono nemici dell’Occidente viene alimentata e supportata per destabilizzare tali paesi e avere un vantaggio geopolitico, non certo per motivi umanitari o di altra natura.

La rivolta di Ferguson ci mostra tutto questo in modo plastico e incontrovertibile, dimostra che negli Stati Uniti non solo la pace sociale non esiste ma la società stessa appare atomizzata e divisa con un governo centrale che non esita un solo istante a utilizzare il potere della repressione. I manifestanti di Occupy Wall Street vennero brutalmente repressi e stessa sorte ebbero nel corso degli anni tutti i movimenti ritenuti “pericolosi” per la sopravvivenza del sistema. La “democratica” America fu quella che con il maccarthismo arrestava chiunque venisse ritenuto sospetto di simpatie socialiste, e nella “democratica” America fino a pochi anni fa esistevano seriamente discriminazioni razziali in vari aspetti della vita di tutti i giorni. Tutto è dunque relativo, è chiaro che noi vivendo all’interno dell’Occidente e quindi all’interno di paesi che hanno creato il loro potere e la loro classe politica nell’0mbrello della Nato, ogni voce contraria verrà matematicamente emarginata e criminalizzata, ma forse i cittadini dovrebbero domandarsi se questo sia giusto o meno oppure se non sia una scelta operata dai governi per perpetrare se stessi.

Gracchus Babeuf

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