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sabato , 25 marzo 2017
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Fiat. Marchionne: “Il nostro progetto Fabbrica Italia? Irrealizzabile”

Dall’ aprile 2010 a oggi sono cambiate troppe cose e ora il piano di Marchionne “Fabbrica Italia” è irrealizzabile. Parola di Sergio Marchionne che si rimangia le promesse di investimenti per 20 miliardi di euro.

Spesso i genitori insegnano ai loro figli a mantenere le promesse o a non farle proprio se già si sa di non poterle mantenere. Marchionne evidentemente ha ricevuto altri insegnamenti dato che ha preso in giro migliaia di lavoratori che si sono fidati, o meglio si sono dovuti fidare, delle sue parole. A sorpresa infatti la Fiat ha annunciato che il piano “Fabbrica Italia” ritorna a essere un progetto. Lo ha dichiarato  la Fiat in una nota a fronte delle richieste di chiarimento dei sindacati dei giorni scorsi relativamente alle intenzioni del Lingotto: due anni fa, infatti, la casa torinese aveva annunciato il progetto che avrebbe dovuto essere accompagnato da investimenti per 20 miliardi di euro. “Il nostro piano per l’Italia rappresenta anche una grande opportunità per creare posti di lavoro in Italia”, aveva dichiarato il gruppo guidato da Sergio Marchionne il 21 aprile 2010 in occasione della presentazione del piano industriale del gruppo al 2014, precisando che l’obiettivo era “di produrre entro il 2014, in Italia, oltre un milione di veicoli destinati all’esportazione, di cui circa 300.000 destinati al mercato statunitense. La percentuale di esportazioni crescerà quindi dal 44% nel 2009 al 65% nel 2014. Il livello degli investimenti che si vuole destinare all’Italia sul periodo di piano è enorme, pari ai due terzi di quelli di tutti i business del Gruppo Fiat a livello mondiale”. Erano tutte colossali balle, infatti nemmeno un anno e mezzo dopo era stato lo stesso amministratore delegato della Fiat, Marchionne, a smentire tutto quanto: “Fabbrica Italia non era altro che una dichiarazione d’intenti, a dimostrazione dell’impegno verso il Paese. Sfortunatamente continua ad essere intenzionalmente mal compresa”. Ma come intenzionalmente mal compresa? Era stato proprio lui con abbacinanti promesse a fare intendere che il futuro della Fiat sarebbe stato dopotutto l’Italia…Il 25 ottobre 2011 proprio Marchionne  aveva aggiunto che sarebbe “impossibile precisare gli investimenti sito per sito” e che l’obiettivo è “mantenere, nei limiti del possibile, i posti di lavoro in Italia”.  “Il progetto Fabbrica Italia non è mai stato un piano finanziario, ma l’espressione di un indirizzo strategico che Fiat intende seguire ed ha il significato e lo scopo di esprimere l’impegno di Fiat a risolvere le problematiche che interessano i suoi siti industriali italiani e contribuire allo sviluppo delle potenzialità industriali del Paese”, recitava una nota del Lingotto datata 27 ottobre 2011 in risposta a una richiesta della vigilanza dei mercati finanziari, precisando che “condizioni imprescindibili per il raggiungimento di tale risultato, il concorso di tutte le componenti sociali, sindacati ed istituzioni, nell’assicurare la governabilità dei siti produttivi e l’attuazione degli accordi che garantiscono adeguata flessibilità operativa”.E ancora: “alla luce dei possibili fraintendimenti, equivoci ed irrealistiche attese di dettaglio collegate al progetto Fabbrica Italia, Fiat, si asterrà, con effetto immediato, da qualsiasi riferimento a Fabbrica Italia, fermi restando gli impegni già assunti ed il suo generale intento strategico di contribuire alla soluzione dei problemi industriali dell’Italia ed al suo futuro sviluppo”. Comprensibile a questo punto la durissima reazione della Fiom, con Giorgio Airaudo, responsabile auto, che ha subito voluto rispondere: “Con questa dichiarazione si straccia l’ultimo velo di ipocrisia di un piano Fabbrica Italia che non è mai decollato lasciando i lavoratori nella cassa integrazione e nell’incertezza. Anche a Pomigliano metà dei lavoratori non sono rientrati. Cadono le illusioni di chi pensava che lasciando dieci minuti di pausa o dando disponibilità agli straordinari comandati arrivassero gli investimenti. Dovrebbero riflettere tutti quelli che hanno firmato le intese. Tutto ciò accade con la complicità irresponsabile di una classe dirigente che ha lasciato da soli i lavoratori e in qualche misura la stessa Fiat”. Gli fa eco anche Maurizio Landini, segretario della Fiom: “Se dalla nota della Fiat emerge che il famoso piano Fabbrica Italia rischia di non esserci più siamo di fronte ad un problema molto serio“.

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