Finanziamento pubblico ai partiti. Ora la politica la faranno i ricchiTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Finanziamento pubblico ai partiti. Ora la politica la faranno i ricchi

In molti hanno ottusamente esultato alla notizia dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Sull’onda dell’antipolitica si dimentica che senza finanziamenti ai partiti la politica rimarrà retaggio di chi i soldi già ce li ha…

Sull’onda della rabbia nei confronti della politica in molti tra quanti sono scesi in piazza per la protesta del 9 dicembre hanno letteralmente esultato all’annuncio del governo dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Niente di più sbagliato secondo noi dal momento che si tratta di un vero e proprio ritorno del nostro Paese indietro nel tempo. Il diritto di ottenere finanziamenti pubblici da destinare ai partiti infatti permetteva fino a questo momento anche alle classi sociali più umili di partecipare alla vita politica, oggi questo non sarà più possibile, lasciando così la politica come prerogativa di chi i soldi ce li ha già e può quindi gettarsi in politica per difendere i propri interessi. Il nostro blog di informazione si chiama Tribuno del Popolo, un nome importante, un nome che richiama alle prime storie di rappresentanza che risalgono persino all’epoca romana. Non che i partiti siano esenti da colpe, intendiamoci, basterebbe imporre il rispetto delle leggi vigenti per impedire lo sperpero di denaro pubblico attraverso i partiti, ma in troppi sembrano cavalcare l’onda dell’antipolitica, cercando di trarre vantaggio da questo corto circuito generale. Questi pasdaran della giustizia sostengono che l’eliminazione di qualsiasi finanziamento pubblico o rimborso elettorale ai partiti terrà lontano gli affaristi dalla politica, che così non potranno più rubare dalle casse dei partiti. Secondo loro i microfinanziamenti del due per mille dei cittadini potranno servire a fare politica, niente di più ottusamente sbagliato. La politica la si faceva così nell‘Ottocento, prima delle lotte sociali del XX secolo, e il finanziamento pubblico ai partiti è stata una conquista delle classi inferiori, dei cittadini nei confronti dei pochi che controllavano l’economia. Non solo, sostenere la necessità dell’abolizione del denaro pubblico ai partiti significa anche non sapere assolutamente nulla del contesto in cui si vive. In Europa non esiste alcun paese che abbia abolito il finanziamento ai partiti a parte Svizzera, Bielorussia e Ucraina, non proprio dei fari per la democrazia. Nel resto del mondo ci sono paesi come Turkmenistan, Afghanistan e Pakistan che hanno adottato questo modello, e poi altri ancora come Guinea o Mauritania, non proprio le punte avanzate nel mondo per quanto riguarda diritti. Insomma ormai è passata completamente la concezione che lo Stato non debba colmare le ingiustizie della società, e questa è una visione completamente interna al mondo della classe dominante, volta a preservare i rapporti di forza esistenti. Insomma se il tuo partito non riceve soldi da uno Stato che fa gli interessi delle classi dominanti, vuol dire che sta facendo gli interessi di quello Stato e di quel sistema. Questo però i ribelli del XXI secolo, tra forconi e grillini, non riescono a comprenderlo. Il Movimento Cinque Stelle afferma che sia possibile farne a meno, peccato che Beppe Grillo sia un comico ricco e conosciuto in tutta Italia, già famoso in passato, mentre di Casaleggio sarebbe meglio tacere

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