Fine del "modello Marchionne"? La Consulta lo boccia, la Boldrini lo critica.Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Fine del “modello Marchionne”? La Consulta lo boccia, la Boldrini lo critica.

La Corte Costituzionale, con una sentenza storica, dà ragione alle “tute blu” Cgil in merito all’art.19 dello Statuto dei Lavoratori sulla rappresentanza sindacale. Cosa cambia ora nelle relazioni industriali Fiat impostate sul “modello marchionne”.

Fonte: Oltremedia

Boldrini e Consulta. Sono questi i due nuovi problemi di Marchionne, al termine di una settimana nera per quanto riguarda il modello di relazioni industriali impostato dall’ad e tanto discusso in questi anni. Prima la sentenza della Corte Costituzionale che di fatto sembra riaccogliere la Fiom nella rappresentanza sindacale in Fiat; poi il gentile diniego della terza carica dello Stato, che nel rifiutare un invito di Marchionne a visitare lo stabilimento Sevel in Val di Sangro non ha perso occasione per punzecchiare il manager italo-canadese: no “alla gara al ribasso sui diritti”.

Ma andiamo con ordine. E’ “illegittimo articolo 19 su rappresentanza”. Questo il senso del verdetto “epocale” emesso nel pomeriggio di mercoledì dalla Corte costituzionale che ha deciso sullo scontro aperto negli stabilimenti del Lingotto dal contratto ‘separato’ dell’era Marchionne: incostituzionale la norma dello Statuto dei lavoratori che limita la rappresentanzaai soli sindacati firmatari.
La Consulta ha così dichiarato illegittimo l’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell’unità produttiva. La decisione e stata adottata nell’ambito del ricorso della<strong “mso-bidi-font-weight:=”" normal”=”"> Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat. Il ricorso al ‘supremo’ giudice della costituzionalità delle leggi fu l’atto finale dello scontro inaugurato nell’era Marchionne dall’uscita di Fiat da Confindustria e dalla nascita del contratto di gruppo, che le tute blu guidate da Maurizio Landini non firmarono. Una posizione, quella del sindacato dei metalmeccanici, che aprì una lunga vertenza, con il Lingotto che da allora in poi ha negato la rappresentanza sindacale alla Fiom applicando alla lettera quanto statuito dall’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori. Una politica di scontro frontale, quella condotta da Marchionne, che indusse la Fiom fece ricorso alla Consulta, sostenendo che lo stesso articolo 19 confliggeva con alcuni principi cardine della Costituzione (articoli 2, 3 e 39, ossia sulla lesione del principio solidaristico, la violazione del principio di uguaglianza e del principio di libertà sindacale), in particolare con il “divieto” di discriminazione sulla base dell’appartenenza a un partito o a un sindacato. Motivi chiari e precisi, tanto che la Consulta ha evidentemente ritenuto fondato il rilievo del sindacato.

La sentenza
. “La Corte”, si legge in una nota al termine della camera di consiglio di ieri, “ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art.19, 1 c. lett. b) della legge 20 maggio 1970, n. 300 (cosiddetto ‘Statuto dei lavoratori’) nella parte in cui non prevede che la rappresentanza sindacale aziendale sia costituita anche nell’ambito di associazioni sindacali che, pur non firmatarie di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, abbiano comunque partecipato alla negoziazione relativa agli stessi contratti quali rappresentanti dei lavoratori dell’azienda”.
La questione di legittimità costituzionale, discussa martedì, era stata sollevata e rimessa alla Corte Costituzionale dai giudici dei tribunali di Torino, Modena, Vercelli, a seguito dei ricorsi presentati dai metalmeccanici della Cgil esclusi dalle Rsa dei vari siti Fiat sul territorio.

L’effetto immediato della pronuncia della Consulta dovrebbe essere l’ingresso dei delegati Fiom nelle Rappresentanze sindacali aziendali di tutti gli stabilimenti del gruppo.

Naturalmente non si sono fatti attendare i commenti. Per Landini e la Fiom “La Costituzione rientra in fabbrica. E’ una vittoria di tutti i lavoratori. Non ci sono più alibi: il governo convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali per garantire l’occupazione e un futuro industriale”, è il suo  primo commento, aggiungendo che “è ora che il Parlamento approvi una legge sulla rappresentanza” e in serata invita di nuovo il lingotto “a voltare pagina, basta con le discriminazioni”.
Tuttavia è di diverso tenore il parere di Giovanni Sgambati, segretario generale Uilm Campania: “Invece che semplificare, la decisione della Consulta rischia di complicare ancora di più le relazioni tra sindacati e imprese e aprire la strada ad una nuova stagione di ricorsi legali. Il paese rischia di perdere così la sua attrattività agli occhi delle imprese straniere che scapperanno ancora di più”. In linea con la Fiom invece i Cobas, che con Vittorio Granillo del coordinamento nazionale Slai Cobas, dichiarano: “La democrazia la si deve esercitare, non la si deve rivendicare e la decisione della Consulta è una cosa positiva, che va in tal senso”.
La Cgil ha parlato, dal canto suo, invece di “sentenza di grande rilevanza e valore per le relazioni industriali e sindacali nel paese”. “La decisione della Consulta – sottolinea la nota di Corso d’Italia – ripristina le condizioni affinchè i sindacati rappresentativi dei lavoratori e delle lavoratrici possano far valere il loro diritto alla contrattazione e alla presenza nei luoghi di lavoro con propri delegati e delegate. Una condizione questa che è alla base della democrazia sindacale”.
Roberto Di Maulo, segretario della Fismic, il sindacato che da anni è il più “fedele alleato” di Marchionne all’interno degli stabilimenti Fiat, ha escluso invece che la sentenza possa modificare le relazioni sindacali in detti luoghi di lavoro: “La Fiom – dice – non ha mai parteciparto agli incontri per i rinnovi contrattuali e quindi non rientra nell’ambito della sentenza”.

Infine, nella serata di mercoledì un comunicato del Lingotto ha preso atto della sentenza della Corte ma rammentando che “in ogni caso, la decisione della Consulta solleva incertezze che possono essere sanate solo da una legge sulla rappresentanza che definisca “un criterio di di rappresentatività più solido e più consapevole delle delicate dinamiche delle relazioni industriali, che dia certezza di applicazione degli accordi, garantisca la libertà di contrattazione e la libertà di fare impresa, come avviene nei paesi di normale democrazia nelle relazioni industriali”.
“La Corte Costituzionale sembra abbia collegato il diritto a nominare le Rsa alla partecipazione alla negoziazione dei contratti collettivi poi applicati ai lavoratori dell’azienda – puntualizzano poi da Torino -. Se questa lettura è corretta, la decisione non appare riferibile alla posizione assunta dalla Fiom che, a priori, ha sempre rifiutato qualsiasi trattativa sui contenuti del contratto collettivo specifico di lavoro di primo livello di Fiat e di Fiat Industrial applicato a partire dal primo gennaio del 2012 nonchè sul recente rinnovo del predetto contratto collettivo”.

Di sicuro c’è che in questa settimana si è di fatto sancita in via definitiva, mediante l’autorevolissimo responso della Consulta, l’assoluta arbitrarietà e inconsistenza giuridica, a causa di una manifesta violazione dei precetti fondamentali richiamati dalla Carta riguardo a uguaglianza, solidarietà e libertà sindacale, del tanto decantato e ”innovativo” modello di relazioni industriali portato avanti dalla Fiat da almeno un lustro a questa parte.

Dopodiché non è ancora sicuro che questa decisione si tradurrà, nelle settimane e nei mesi a seguire, necessariamente, nell’obbligo ‘coatto’ per la società torinese di reintegrare e riammettere gli uomini di Landini sia alle catene di montaggio che nelle Rsa: l’invito sopracitato di Fiat al Parlamento a bypassare, a questo punto, il responso della Consulta potrebbe essere in realtà qualcosa di ben più perentorio. E l’esecutivo Letta, in totale continuità con i due che l’hanno preceduto sul tema in questione (e non solo), sembra difficile rispedisca seccamente al mittente detto invito.

Tuttavia la situazione potrà evolversi anche in senso diametralmente opposto. Ed infatti oltre alla ferma lotta dei sindacati e alle pronunce della Corte, ci si è messa anche Laura Boldrini, che invitata a visitare uno stabilimento del gruppo, sembra proprio che abbia provato ad infliggere un ulteriore “colpo” alle politiche targate Marchionne. In una nota con cui la Presidente della Camera ha declinato l’invito infatti si legge: “Lei concorderà che le vecchie ricette hanno fallito e che ne servono di nuove. Affinché il nostro paese possa tornare competitivo è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell’innovazione, tanto dei prodotti quanto dei processi. Una via che non è affatto in contraddizione con il dialogo sociale e con costruttive relazioni industriali: non sarà certo nella gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro che potremo avviare la ripresa“. Più chiara di così…

La sensazione è che ad ogni modo con tutte le crisi industriali aperte nel corso delle ultime settimane, è probabile che il nodo Fiat venga affrontato, nelle sedi competenti, alla fine dell’estate con l’ennesimo dossier sul tavolo del Governo insieme a quelli, i più importanti, su Imu e Iva.
Nell’attesa, se si vuole un’espressione calcistica, la Costituzione e il Diritto del Lavoro italiano hanno battuto uno a zero la Fiat di Marchionne e le politiche liberiste euro-atlantiche di totale svalutazione del lavoro salariato.

Federico Lauri

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