Fine della storia o della credibilità di Fukuyama?Tribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Fine della storia o della credibilità di Fukuyama?

Francis Fukuyama nel 1992 diventò famoso con il suo tristemente celebre saggio intitolato “La Fine della Storia”. Proprio la storia ha smentito le sue teorie in modo netto e palese ma sembra che il mainstream voglia “pompare” il suo nuovo libro: “Political Order and Political Decay”. 

In molti ricordano Francis Fukuyama per il suo fortunato saggio “La Fine della Storia”, che poi tanto fortunato non fu dal momento che tutte le teorie evocate dal politologo americano diventato poi un “eroe” dei Neocon sono state puntualmente smentite proprio dalla storia evocata nel saggio. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica Fukuyama e soci sognavano finalmente un mondo senza più ostacoli per l’espansione della “democrazia” (anche sul concetto di democrazia di Fukuyama e soci bisognerebbe aprire un capitolo a parte), teorizzando che più nulla avrebbe ostacolato il traguardo dello stato “liberale e democratico”. La fine della storia quindi come fine della critica al modello neoliberista da lui incarnato, un modello che ha avuto larga fortuna in tutto il mondo dal momento che centinaia di intellettuali hanno fatto a gara per decantare lodi sperticate sulle teorie del politologo americano. La storia però, come premesso, ha ampiamente smentito il suo concetto di fine della storia, e il mondo al posto che procedere verso il liberalismo e la democrazia sta progressivamente piombando verso un caos dove la democrazia perde terreno e dove nuovi autoritarismi si propongono sempre più come possibili soluzioni. Ma come spesso accade a questi personaggi al posto di farsi da parte accettando la lezione impartita dalla storia ritornano più agguerriti di prima. E’ il caso di Fukuyama tornato alla carica con un nuovo lavoro puntualmente sponsorizzato dalla carta stampata, vedi il The Economist o il Wall Street Journal. Così Fukuyama ci riprova con il suo “Political Order and Political Decay”, con intellettuali vari che ci presentano il politologo come “uno dei principali intellettuali pubblici del nostro tempo” (giudizio di Michael Lind sul The New York Times Book Review). Anche Gerard DeGrott sul The Washington Post ha detto del nuovo libero di Fukuyama “E’ un libro che verrà ricordato“. Insomma fanno finta che niente sia successo cercando così di sponsorizzare anche la seconda fatica di Fukuyama che questa volta ripercorre la storia delle istituzioni politiche dalla Rivoluzione Francese fino alla cosiddetta Primavera Araba. Lo ha fatto esaminando gli effetti della corruzione sul governo e gli effetti del colonialismo arrivando a teorizzare come mai alcune zone del mondo si siano sviluppate più velocemente di altre. Insomma secondo molti questa seconda fatica di Fukuyama sarà un altro grande classico nel filone della costruzione di “uno stato moderno e ben funzionante” ma quello che gli intellettuali del mainstream non vi diranno è che quelle di Fukuyama sono analisi e proposte politiche tutte interne alla radicale ideologia del neoliberismo. Non si tratta di intellettuali super partes bensì di intellettuali impegnati, militanti che hanno scelto di stare nel campo del neoliberismo e del capitalismo selvaggio al punto che proprio il capitalismo selvaggio per costoro è la “fine della storia” umana quando al massimo si può sostenere che sia la storia che in qualche modo sta scrivendo la fine del capitalismo americano tanto amato da Fukuyama e soci.

Gracchus Babeuf

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top