Foggia. Se l’Università diventa S.p.A.Tribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Foggia. Se l’Università diventa S.p.A.

Foggia. Se l’Università diventa S.p.A.

I corsi Archeologia magistrale e di Operatore giuridico dell’Università di Foggia sono stati cancellati, a quanto pare, quello di archeologia verrà sospeso per un anno. Questa la decisione presa dal Senato accademico dell’università della Capitanata nonostante le proteste di studenti e professori. 

Fonte: Oltremedianews

 

Abbiamo sentito una studentessa dopo la decisione del Senato di sospendere il corso: “Per farci forza tenteremo accordi con altre università. Ma basta arrivare a Bari per capire che in pochi iscritti sono tutti. Stiamo completando la definizione di un quadro di opposizioni università nord-sud dove noi restiamo quelli con le triennali, mentre al nord si deve andare per specializzarsi. Il nostro ateneo è troppo piccolo per competere, ha 15 anni di vita. E nonostante tutto, raggiungeva 9 iscritti in magistrale, tanto quanto altri atenei italiani, Perugia ad esempio ha lo stesso problema, sono pochi ma non si trova al sud;  Non meritiamo la chiusura della facoltà, i numeri sulla ricerca e sul lavoro svolto sono più che positivi ma il rettore ci ha decapitati con la logica dei numeri minimi.”

Logica che ha trasformato le università in vere e proprie aziende in cui lo studente è un semplice numero. Troppi interessi per chi gestisce le università (gare di appalto, dottorati e cattedre). Un mondo di mezzo anche nelle università italiane che grazie all’appoggio concessogli dalle varie riforme si sono trasformate in vere e proprie S.p.A. (Società per azioni). Sicuramente esiste il problema del Baronato universitario ma la risoluzione non può essere a discapito di chi ha un sogno e non vuole mollare la propria terra per coltivarlo.

Andrea, un altro studente del corso, esprime la propria rabbia: “Avrei voglia di dire che ora sono problemi loro. Che se ci siamo ridotti a dover rispondere ai requisiti è perché quando sono state approvate queste leggi non è stata mai fatta una opposizione vera, fatta di atti di coraggio e non di post su facebook. Però poi vedo un rettore e i professori che escono dal senato senza neanche guardare in faccia gli studenti, per andare a rilasciare dichiarazioni al sapore di “mi dispiace ma non potevamo farci niente”. E ci attaccano. Facendo scrivere che la protesta è stata strumentalizzata. Non si sa da chi. Sapete, fare nomi e cognomi non è cortese. Basta che la gente sappia che la protesta è stata strumentalizzata. Che gli studenti sono troppo deficienti per prendere iniziative in maniera autonoma. E vedrete, troveranno consenso. Vedrete quanti useranno la parola “strumentalizzati” per definirci. Loro invece non lo sono mai stati. Hanno trasformato l’Università in un servo mostruoso della burocrazia, ma gli strumentalizzati siamo noi.
È vero, ieri sono stato strumento, ma della mia rabbia. E l’unico rammarico che ho è che non ce n’era abbastanza.”

Anche Franco Cambi, professore all’Università di Siena, ha sostenuto la battaglia: “Spero anche io che la Medusa di Arpi ispiri saggezza ai membri del Senato Accademico dell’Ateneo foggiano chiamati domani a votare sulla Laurea Magistrale di Archeologia.
Sappiamo bene che i corsi di laurea aperti qua e là sono troppi. Negli anni noi Docenti siamo stati costretti ad applicare leggi e riforme che non ci piacevano e la critica che ci vede eccessivamente proni di fronte alle invenzioni di questo o quel ministro o superfunzionario ministeriale contiene del vero. Ma non sempre siamo riusciti ad avere accesso ai sacra imperii o ad avere rappresentanti con una visione globale e non riduttivamente normativistica della questione. In questi pochi, ultimi anni, le frammentazioni degli organi collegiali hanno prodotto danni ingenti. La divisione in quattro consulte universitarie, organi che dovrebbero concorrere a orientare gli indirizzi della formazione universitaria, il granitico rifiuto alla costituzione di una consulta unica degli archeologi, sono il segno di una paralisi che, evidentemente, fa comodo a tanti. Sarebbe tuttavia impreciso fare risalire le criticità di governo del patrimonio culturale soltanto alla struttura della formazione universitaria. Accanto alla frammentazione nella alta formazione scontiamo, infatti, un forte ritardo culturale nei settori della tutela e della gestione.
Nel caso foggiano le questioni si pongono su due ordini, uno generale e uno ambientale. Partiamo dal generale. La laurea magistrale in archeologia di Foggia non va chiusa perché è una delle migliori scuole di archeologia del nostro paese, per qualità della formazione e delle ricerche svolte. Se la Regione Puglia ha oggi, unica regione italiana, una Carta dei beni culturali, è perché l’elevato livello progettuale della archeologia foggiana ha permesso che si formassero linguaggi e piani di condivisione unitari fra mondi diversi (ricerca, formazione, istituzioni, tutela, governo del territorio, associazioni). Questo è solo uno dei tanti motivi per cui la chiusura di quella LM rappresenterebbe un grave danno. Questa chiusura seguirebbe, a ruota, la soppressione della Scuola di dottorato in Storia e Archeologia Globale dei Paesaggi, una scuola attiva, aperta, capace di dialogare con aree disciplinari le più diverse (agronomia, diritto, geografia, storia, urbanistica…), italiane e straniere. Il danno sarebbe gravissimo per tutta l’archeologia italiana, e non solo per la archeologia.
Stiamo vivendo una fase brutta della storia accademica del nostro paese in cui diritto amministrativo e normativismo stanno soffocando tutto e diventano il principale parametro di valutazione. Un ricercatore può anche fare scoperte straordinarie ma sa che non verrà valutato per quelle bensì per il modo in cui ha rendicontato poche migliaia di euro di finanziamento. Alla stessa maniera, non si valuta la qualità della formazione trasmessa ma se i frequentanti sono dodici invece che quindici. Non si considera il fatto che uno studente abbia partecipato attivamente a molte ricerche sul campo o in laboratorio ma quanti crediti abbia maturato in attività non sempre certificate.
La questione “ambientale” è in linea con il costume accademico italiano. In breve: un Rettore giovane e dinamico, archeologo, prende una giovanissima università e cerca di portarla su livelli elevati (tutta, non solo per i settori di sua competenza o adiacenti). Riesce ad ottenere eccellenti risultati, riconosciuti da tutti. Si potrebbe proseguire per quella strada, valorizzando l’esistente, accrescendo il notevole patrimonio già accumulato e, magari, procedendo alla soluzione delle criticità ancora esistenti. Chiudere la LM in Archeologia di Foggia, una delle migliori nel nostro paese, è un atto contrario agli interessi generali di quell’Ateneo e della comunità foggiana in generale. Con una aggravante. Foggia è una realtà complessa, piena di enormi potenzialità (perfettamente intuite da Giulio Volpe) ma con problemi socio-economici vecchi e nuovi, che possono trovare sbocchi e soluzioni se si mantiene alto il livello delle professionalità, dell’etica e delle consapevolezze culturali. Al contrario, questi problemi possono incancrenirsi se prevalgono corporativismi, faziosità e giochi di potere, con conseguente indebolimento delle identità culturali locali.”

“La Laurea Specialistica in Archeologia fornirà competenze per svolgere funzioni professionali nel settore archeologico nell’ambito della ricerca, della tutela e della valorizzazione, presso Enti di ricerca, Enti locali ed Istituzioni specifiche, quali, ad esempio, Soprintendenze, Musei, Biblioteche, ecc., nonché presso aziende ed organizzazioni professionali operanti nel settore della ricerca archeologica sul campo, del restauro, della tutela, della fruizione e della didattica dei beni culturali e del recupero ambientale.” Questo quanto si poteva leggere fino a ieri sul sito dell’Università di Foggia, oggi la facoltà di Archeologia non c’è più e qualcuno dovrebbe prendersene la responsabilità.

Nicola Gesualdo

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