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sabato , 25 marzo 2017
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Food security e sovranità alimentare in Africa

Il continente africano nell’immaginario collettivo è un paese attanagliato dalla fame, con poche risorse alimentari e con grandi difficoltà nell’agricoltura a causa dei deserti e delle foreste. Nei decenni passati grandi carestie hanno solcato il continente, portando morte e distruzione. Inoltre ben 14 paesi africani presentano ancora dei dati allarmanti alla voce sicurezza alimentare. Ma nell’ultimo decennio l’Africa è stata impegnata in diverse iniziative che hanno richiamato l’attenzione sul problema della sovranità alimentare.

In questo periodo si è registrato un notevole miglioramento sulla diminuzione della mortalità infantile, dovuto sopratutto a un miglioramento del sistema sanitario e a una vaccinazione globale. Per quanto riguarda la situazione alimentare, in diversi paesi si è riscontrato un incoraggiante miglioramento e la rivendicazione del diritto delle comunità locali di possedere una produzione propria del cibo necessario per la propria esistenza sta rivestendo un significato sempre più importante, in quanto la maggior parte delle persone vive nelle zone rurali e pratica diverse forme di agricoltura tradizionale che resistono al cambiamento climatico e alla produzione industriale mono-prodotto voluta dalle multinazionali.

Per affrontare l’annoso problema della food security bisogna tenere presenti diverse peculiarità del contesto africano. Uno dei problemi principali è il cambiamento climatico in corso che sopratutto in Africa si sta manifestando in tutta la sua tragica potenza senza tralasciare che il continente produce solo il 4% dell’inquinamento mondiale e le sue foreste, sistematicamente abbattute in maniera forsennata dalle multinazionali, sono considerate tra I polmoni verdi più importanti al mondo. In particolare nella zona sub-sahariana il cambiamento climatico, insieme alle tecniche agricole di sfruttamento, stanno causando l’aumento della desertificazione, e stanno aumentando I periodi di siccità lungo tutte le regioni del Sahel. Ma il continente non è solo costituito da deserti e crisi alimentari; sopratutto nell’ Africa dell’ovest e centrale si trovano la maggior parte dei terreni fertili del continente che hanno il potenziale per diventare, non solo il granaio dell’Africa ma del mondo intero, anche se ad oggi il continente non riesce ancora a raggiungere il giusto livello di produzione per soddisfare il proprio fabbisogno. In questo momento la questione della sovranità alimentare è al centro di un importante dibattito sulle strategie e i progetti da perseguire per assicurare l’accesso ai prodotti a tutti i paesi del continente e per sradicare la povertà eccipiente che attanaglia i paesi e soprattutto della fame nel mondo che sono stati indicati al primo posto tra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio della Fao e della Banca Mondiale.

Gli interventi promossi da queste organizzazioni internazionali si suddividono in due visioni ben distinte: una atta ad assicurare la sicurezza alimentare secondo le indicazioni della Banca Mondiale (World Bank, 2008) e si basa sui programmi di sviluppo agricolo con l’obiettivo di incrementare la produttività e la resa attraverso la modernizzazione dei sistemi di produzione e l’apertura dei mercati locali verso il mercato globale. Questa visione ha l’ottica di aumentare i prodotti per il mercato occidentale che in questo momento soffrono a causa della crisi finanziaria e delle tasse troppo elevate sulla produzione e distribuzione del prodotto occidentale. Questa visione serve a destituire il concetto di sovranità alimentare a beneficio delle grandi multinazionali e mettere in concorrenza i due mercati locali portando i benefici sopratutto a coloro che possono permettersi una grande produzione a costi bassi con lo sfruttamento dei piccoli produttori. A questa visione globale già negli anni ’80 si contrappose la visione della sovranità alimentare esplicitata dal leader politico del Burkina FasoThomas Sankara che si basava sul diritto al cibo per tutti. Questo principio basato sull’autodeterminazione dei popoli nella produzione e sul consumo dei loro beni, implica da parte delle comunità locali, il controllo delle risorse necessarie per la produzione del cibo (terra, acqua, patrimonio genetico) cosa difficile in Africa affetta da una continua colonizzazione da parte delle aziende straniere.Grazie ai  movimenti contadini l’Ecuador è stata la prima nazione nella storia ad introdurre la sovranità alimentare nella Costituzione nel 1996 e piano piano questo concetto sta venendo assimilato anche dai paesi africani.

L’ex Segretario di Stato Usa Kissinger negli anni ’80 ha dichiarato:”Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo” . Da questa affermazione inizia il lavoro dei promotori della sovranità alimentare che ritengono che il cibo non sia una merce qualsiasi, ma un elemento importante e di base della vita, e che i popoli riservandosi il loro diritto di definire le proprie politiche alimentari, possono rispondere in maniera più efficace ai bisogni delle comunità senza doversi basare alle logiche del mercato, perchè se il mercato controlla il cibo, controlla il popolo. Questo è un tema ancora difficile e annoso per l’occidente, che da un lato guarda con un occhio di riguardo la proprio sicurezza alimentare, ma da un lato strizza l’occhio al mercato.

La possibilità di una sovranità alimentare per i paesi africani e ancora in cammino su una lunga e tortuosa strada. Nel suo viaggio verso la consacrazione deve per prima pensare delle vere politiche agricole e commerciali che abbiano una coerenza e che difendano gli spazi degli agricoltori a discapito degli spazi delle multinazionali. Per ora il collegamento tra il livello politico-istituzionale e il livello territoriale è ancora insufficiente, restando ancora lontano dai livelli raggiunti dal sistema sud americano, dove questo concetto si è affermato soprattutto grazie, alle lunghe lotte dei movimenti sociali come il MST (Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra) in Brasile che in seguito si è allargato alle altre organizzazioni contadine ed indigene dei diversi paesi.

Nel continente i singoli Stati, con l’ausilio di diverse organizzazioni internazionali, stanno puntando sulla professionalizzazione degli agricoltori, attraverso i progetti che coinvolgono tutta la comunità e che si basano sulle regole dell’agro-agricoltura, ovvero il non sfruttare il terreno, ma utilizzarlo come una fonte da autoalimentare. Con questi interventi spesso si cerca di valorizzare anche la struttura sociale locale, affidando coinvolgendo tutta la comunità nella creazione del cibo, creando anche i presupposti dell’emancipazione femminile e di aumentare la possibilità di accedere ad altri servizi come la scuola, la sanità ecc….

In questo contesto l’Africa sub sahariana che è una delle regioni più povere del mondo, si sta dimostrando una delle regioni più dinamiche. Uno dei maggiori obiettivi di queste comunità è quello di dare l’accesso al cibo ad oltre 700milioni di persone (in questo momento 220milioni sono gli abitanti denutriti), grazie anche al sostentamento della cooperazione internazionale.

Ma il contesto generale in cui si collocano queste iniziative è particolarmente difficile, a causa della combinazione di molteplici fattori che continuano ad opprimere il continente. La denutrizione non deriva solo dall’incapacità dell’agricoltura o dalla sua arretratezza, ma soprattutto dall’assenza di un contesto politico adeguato, con serie problematiche a livello di governance infrastrutturale e progettuale, che spesso viene manipolata dall’esterno. L’esempio africano nella sua globalità dimostra come l’azione per la food security sia una sfida per lo sviluppo delle capacità socio-politiche del continente che non sono un danno per l’occidente ma lo sono solo per le logiche di un mercato globale che sta strozzando anche i piccoli produttori e sta cercando di standardizzare in tutto il mondo l’alimentazione delle popolazione. Il concetto di sovranità alimentare è un concetto di pace e di benessere per il continente nero, un concetto che si sta sviluppando ed evolvendo anche se i risultati si potranno manifestare solo tra un decennio.

Marco Napoli, fotoreporter per Eikòn Associazione

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