Fornero, il ministro arrivato dall'Ottocento: "Il lavoro non è un diritto" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Fornero, il ministro arrivato dall’Ottocento: “Il lavoro non è un diritto”

Ieri il ministro del Welfare del governo Monti, la “lady” di ferro Fornero, ha pensato bene di dire al Wall Street Journal che a suo dire “il lavoro non è un diritto”. Una frase gravissima che chiarisce in modo chiaro e netto il modo di vedere e interpretare la società del governo Monti,  spesso in contrasto con la stessa Costituzione italiana.

“Il Lavoro non è un diritto, va conquistato”: a parlare non è stato qualche ciambelliere dell’ ancien regime, come un lettore poco attento avrebbe facilmente potuto pensare, bensì Elsa Fornero, la “lady di ferro” italiana, nonchè ministro del Welfare del governo Monti. Con le sue lacrime da coccodrillo al momento dell’insediamento del governo tecnico, la Fornero si era già alienata parecchie simpatie, e da allora non ha fatto assolutamente nulla per mostrarsi agli italiani in una luce diversa, anzi. Non solo ha avallato ogni taglio con cinismo, ma ha anche pensato bene di mostrarsi sorridente e sprezzante alle telecamere, incurante della sorte di milioni di italiani, per lei semplici numeri statistici da mettere a posto per ottenere una quadratura dei conti, tutto ciò che conta per la Fornero e soci.  Finora comunque la Fornero non si era mai spinta oltre un certo limite, limite abbondantemente superato ieri, quando il ministro ha pensato bene di concedere un’intervista al Wall Street Journal nella quale ha pensato bene di sostenere, udite udite, che “il Lavoro non è un diritto, va guadagnato”. Una frase di una gravità per certi versi spaventosa, in palese contraddizione con la nostra stessa Costituzione che al suo art.4, che riportiamo qua sotto per esteso:

Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Evidentemente alla Fornero della Costituzione non importa poi molto, l’unico libro che sembra rispettare è quello dei libri contabili, dove tutto diventa cifra asettica e prima di sentimenti, dove l’unica cosa che conta è una voce + di fronte alle cifre del rendiconto finale. Così migliaia di esodati non possono certo turbare la donna d’acciaio chiamata a tagliare laddove nessuno se l’è sentita, nemmeno il Cavaliere. La frase pronunciata ieri però è agghiacciante e non può essere passata sotto silenzio. Affermare che il lavoro non è un diritto, ma va guadagnato, equivale a violentare gli ideali che hanno ispirato la formazione stessa della nostra cultura e dello Stato italiano, e soprattutto equivale a palesare ciò che finora era solo pensato, ovvero che questo governo sta praticando un Darwinismo sociale di massa. Che ne  sarà di coloro che non sono “meritevoli” di avere un lavoro? Affari loro penserà la Fornero, che invece un lavoro ce l’ha così come sua figlia, e pure a tempo indeterminato. Del resto, penserà il ministro, nessuno ha ordinato ai giovani italiani di seguire le loro passioni, se non trovano un lavoro “cazzi loro”, dal momento che gente che lo trova esiste. Una sorta di esaltazione del culto protestante della “luce interiore”, quella che spinta alle estreme conseguenza invita a individuare nei poveri dei parassiti, che si meritano di essere poveri in quanto immeritevoli di una vita dignitosa e di un lavoro. Ciò che davvero penso sulla Fornero, ahimè, non posso scriverlo. Posso però ricordare che il segretario dei Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto, fu messo in croce per essere stato fotografato accanto a una signora con la maglietta “Fornero al cimitero”, davvero una frase di ben poco conto rispetto a quella dal sapore feudale pronunciata ieri dal ministro del Welfare. Che poi, nominare a ministro del Welfare una persona che intende smantellare lo stato sociale, sembra un ossimoro vivente; ma questa è un’altra, terribile, storia.

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