Forte coi deboli e debole con i forti. Renzi nella paludeTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Forte coi deboli e debole con i forti. Renzi nella palude

Forte coi deboli e debole con i forti. I falchi dell’establishment economico-finanziario italiano ed internazionale lo criticano e Renzi e risponde col gelato in mano. La settimana da dimenticare per l’esecutivo, nonostante la Mogherini. 

Fonte: Oltremedianews

Non sarà sicuramente la fine di un corso politico ancora lontano dal suo tramonto, ma di sicuro si tratta dei primi campanelli d’allarme provenienti da quell’establishment che ne ha accompagnato la cavalcata. Stiamo parlando delle prime critiche provenienti da industriali e uomini della finanza che il governo Renzi ha dovuto incassare in questa settimana  e che certificano, se non fossero bastati pareri ”meno autorevoli”, il cammino fallimentare dell’esecutivo in questi primi sei mesi.

Ma andiamo con ordine. Che l’ultima settimana dell’esecutivo targato Renzi non fosse stata tra le migliori dall’inizio del mandato, lo si era capito dalla copertina dell’Economist con cui in maniera irriverente si sottolineava il peso specifico italiano nella determinazione delle politiche suicide Ue. Tra gli ammiragli Hollande e Merkel, colpevoli di una navigazione miope che secondo il settimanale britannico potrebbe portare presto all’affondo del vascello Ue, e il marinaio Mario Draghi, impotente dinanzi alle falle del sistema comunitario, chi ne esce peggio è proprio Matteo Renzi ritratto con un gelato in mano come fosse incosciente del pericolo di naufragio del proprio natante. Ogni riferimento all’inconsistenza delle proposte renziane e all’incapacità del governo, spesso rilevata anche sul piano interno, di mettere a fuoco i veri problemi, non è puramente casuale. E a poco è bastata l’elezione di Federica Mogherini alla carica di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Ue. Dopo appena mille giorni di governo, i tempi in cui il Time nel 2009 incoronava Renzi – allora presidente della provincia di Firenze – come «l’Obama italiano» dedicandogli una copertina sono lontanissimi.

Sì perché oltre alle bocciature delle proposte economiche mosse dal gotha degli analisti anglosassoni – da ricordare che già a marzo era stato il Financial Times a criticare il programma del governo italiano – nell’ultima settimana sono pervenute numerose stoccate al governo proprio dall’establishment economico e finanziario italiano, primo d’oggi mai così indulgente con un esecutivo apparentemente di centrosinistra. Il palcoscenico è quello solito da cui giungono da anni i sermoni e le lamentele strabiche delle classi dirigenti italiane: quello del meeting di Cl a Rimini. Il primo a dare un segnale di scoramento è stato Piergiorgio Squinzi: «Non dobbiamo aspettarci miracoli, non avremo una crescita rapida nei prossimi anni. Per questo serve una prospettiva, noi siamo pronti a fare questi sacrifici». E ancora: «Bisogna che i nostri sacrifici abbiamo una prospettiva di medio lungo termine perché non dobbiamo illuderci che avremmo una crescita». Più che una critica, una vera e propria ammissione di disillusione che cozza con le entusiastiche prospettive iniziali.

Appunto del presidente di Confindustria che fa il paio con le più nette prese di posizione di Diego della Valle che nel corso di un evento organizzato da ‘’Chi’’ e ‘’Panorama’’ ha dichiarato la propria insofferenza verso alcune scelte dell’attuale esecutivo; dalle riforme istituzionali in cantiere all’immobilismo in campo economico, il patron della viola ha concluso lapidario «Ho incontrato cinque ministri, di cui due bravi e tre emeriti deficienti». Proseguendo con la lista dei disillusi ci sarebbe anche un certo cambio di linea di Carlo de Benedetti: inizialmente straordinariamente indulgente con l’esecutivo, è bastata una sua critica al bonus di 80euro – ritenuto dallo stesso come un mero «spot elettorale» – per rendere evidente una certa insofferenza anche in ambiti vicini al Pd. Sempre da Rimini c’è infine chi non perde mai l’occasione per criticare il sistema italia e forse per giustificare la nuova vocazione esterofila di Fiat. Stiamo parlando di Sergio Marchionne che, sostenitore della prima ora di Matteo Renzi, non ha lesinato biasimi agli scambi di sfottò coi giornali d’oltremanica con i quali il premier ha risposto, gelato in mano, alle vignette satiriche. «Non sopporto più di vedere gente con il gelato, barchette e cavolate. Voglio essere orgoglioso di essere italiano, di poter dire che siamo veramente bravi come gli altri perchè lo siamo». Questo il Marchionne pensiero.

Insomma, dopo sindacati e comuni cittadini (la fiducia nel premier è calata nell’ultimo mese), anche i grandi industriali cominciano a manifestare i propri mal di pancia. E non sarebbe un dramma ricevere le critiche di Marchionne e sociper un governo che voglia attuare in Italia una vera riforma che scardini i potentati e riporti al centro il lavoro. Peccato che invece le lamentele degli industriali siano piuttosto rivolte ad un esecutivo che loro stessi considerano ‘’amico’’; quasi a voler incitare l’esecutivo ad avere maggior coraggio in certi propositi di riforma del mercato del lavoro che, a considerar dalle premesse fuorché a tutela dell’impiego.

Mancato coraggio che a dire il vero coinvolge lo stesso Renzi nelle risposte alle critiche. Duro con i deboli e debole con i forti, sarebbe stato bello vedere un premier italiano rifiutarsi di ricevere consigli da chi ormai gran parte delle tasse le paga all’estero. Ed invece, nonostante le ricette proposte dai palchi di Cl siano state ampiamente ascoltate negli ultimi decenni non senza che si sia palesato il loro conservatorismo e la loro dannosità per il paese, non c’è stata alcuna voce proveniente dal governo che faccia anche solo pensare ad una inversione di rotta nelle politiche dei prossimi anni. No, tra un decreto sblocca-italia giudicato unanimemente insufficiente, le nebbiose riforme della giustizia in cantiere dal sapore sempre più compromissorio e l’insabbiamento del dibattito sull’art. 18 inaugurato dal ministro Poletti, la linea rischia di essere proprio quella tracciata nella passerella di Rimini dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: nuovi sgravi fiscali per le rette scolastiche delle scuole private. Per dirla alla maniera di una rediviva Lucia Annunziata: «Sicuri che Renzi sia adatto a governare?».

M.T. 

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