Fosse Ardeatine. Infangare i partigiani di Via Rasella è diffamazioneTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Fosse Ardeatine. Infangare i partigiani di Via Rasella è diffamazione

Fosse Ardeatine. Infangare i partigiani di Via Rasella è diffamazione

Il 23 marzo 1944 i partigiani romani realizzarono un attacco in via Rasella contro i nazisti occupanti. Da quell’attacco scaturì la terribile rappresaglia dei nazifascisti che portò al terribile massacro delle Fosse Ardeatine. In molti hanno accusato vergognosamente i partigiani di essere stati dei “massacratori di civili”, peccato che finalmente la Suprema Corte d’appello di Roma, nel 2009, abbia sancito la verità: “Fu una legittima azione di guerra contro il nemico occupante”. 

Come ogni anno si arriva all’anniversario delle Fosse Ardeatine, un capitolo buio del nostro passato, una ferita aperta e sanguinante che serve a mostrare le barbarie del nazifascismo in tutta la loro crudeltà. Come ogni anno però i soliti nostalgici neofascisti provano a sminuire le responsabilità delle SS e dei fascisti che collaborarono nel realizzare il massacro, e lo fanno utilizzando un solito canovaccio, ovvero accusando i partigiani di aver “provocato” i nazisti con l’attentato di via Rasella, quello che venne scelto a pretesto delle autorità tedesche per avallare il massacro delle Fosse Ardeatine. Insomma secondo questi signori i responsabili sarebbero proprio i partigiani, e non i nazisti di Kappler che si fecero aiutare dai fascisti romani per rastrellare le 335 vittime, tra le quali, occorre ricordarlo, si trovavano anche molti innocenti rastrellati a caso per fare numero. Pochi sanno però che ora, alla luce di una recente sentenza della Suprema Corte d’Appello di Roma, chi definisce “massacratori” i partigiani che il 23 marzo 1944 condussero l’attacco di via Rasella contro i nazisti, commette il reato di diffamazione. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta  di risarcimento danni morali avanzata nei confronti del quotidiano Il Tempo da Elena Bentivegna, figlia della gappista Carla Capponi e di Rosario Bentivegna, due dei partecipanti all’azione di via Rasella, alla quale seguì la rappresaglia delle Fosse Ardeatine. I partigiani, secondo la Suprema Corte, non furono dei “massacratori di civili”, ma compirono una “legittima azione di guerra” contro il nemico occupante. La Cassazione stabilì tutto questo nel 2009 con la sentenza 16916 contestando così  la decisione con la quale la Corte d’appello di Roma, nel 2004, aveva respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da Carla Capponi nei confronti del quotidiano Il Tempo. Il quotidiano infatti aveva definito proprio “massacratori di civili” i partigiani che realizzarono l’attentato di via Rasella. I giudici di Piazza Cavour hanno però ordinato alla Corte d’Appello di rivedere il giudizio dal momento che tale affermazione era da considerarsi “lesiva della dignità e dell’onore dei destinatari“, e soprattutto mossa dall’intento di “accostare l’atto di guerra compiuto dai partigiani all’eccidio di connazionali inermi“. Insomma pochi sanno che dal 2009 non è più consentito definire come “massacratori” i partigiani di via Rasella, come spiegò lo stesso avvocato Ettore Boschi che ha difeso la memoria di Carla Capponi: “Ora non è più consentito a nessuno definire come “massacratori” i partigiani di via Rasella: si può esprimere un giudizio critico su quell’azione di guerra, e sottolineo di guerra, ma non si possono usare certi termini anche perchè non ci fu alcun massacro di civili, ad eccezione di un ragazzino rimasto ucciso con tutta probabilità da una raffica di mitra sparata dai tedeschi“. Sulla vicenda all’epoca si era fatto sentire anche il Pdci per bocca di Alessandro Pignatiello: “Su via Rasella, finalmente, si ristabilisce la verità: chi punta a fare becero revisionismo , a diffamare e a riscrivere la storia d’Italia e della lotta di Liberazione, non potrà prescindere da quanto sancito dalla Suprema Corte che rende giustizia a chi lottò per la democrazia e la libertà“. Una notizia vecchia di cinque anni ma che forse sarebbe bello ricordare per evitare che, come ogni anno, qualcuno cerchi di infangare la memoria delle Fosse Ardeatine.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top