Francia. Attentato a Lione, torna la paura del CaliffatoTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Francia. Attentato a Lione, torna la paura del Califfato

Un uomo decapitato in un impianto gas nei pressi di Lione riporta la Francia ai giorni più bui della strage di Charlie Hebdo a Parigi. Uno dei due attentatori è stato arrestato con delle bandiere dell’Isis, avvalorando quindi la pista del terrorismo islamico. E Parigi ora deve interrogarsi seriamente sulla propria politica estera, magari iniziando a pensare davvero a fronteggiare lo Stato Islamico. 

La Francia ripiomba nel terrore e rivive per certi versi la stessa angoscia che aveva vissuto nei giorni dell’attentato alla redazione dello #CharlieHebdo. Tutti allora vennero a conoscenza dello Stato Islamico e del terrore derivante dagli attentati, poi come spesso accade se ne sono quasi dimenticati tutti. Oggi, di nuovo, l’Europa deve fare i conti con la violenza del terrorismo, e difficilmente si potrà fare finta di nulla ancora una volta. Il bilancio dell’attentato di Lione è di un morto decapitato e due feriti nei dintorni di un impianto di gas classificato “Seveso”, ovvero come potenzialmente pericoloso per l’ambiente circostante. Due attentatori hanno decapitato una persona e poi hanno tentato di provocare una esplosione nel sito, per fortuna non riuscendoci. Uno dei due attentatori è stato arrestato dalle forze dell’ordine e si tratterebbe di un uomo già noto alle autorità e che era stato tenuto sotto controllo dall’intelligence negli anni scorsi. L’uomo arrestato aveva con sè delle bandiere dello Stato Islamico, mentre l’altro sarebbe ancora a piede libero, braccato dalla polizia.

La fabbrica colpita è quella di Saint-Quentin-Fallavier, di proprietà della Air Products, e secondo lo stesso presidente Hollande il commando di terroristi avrebbe cercato di provocare delle esplosioni all’interno. Insomma, nonostante i fiumi di parole sulla sicurezza dopo Charlie Hebdo, Parigi deve nuovamente fronteggiare una emergenza per la sicurezza nazionale. Resta ora da stabilire se si sia realmente trattato di un attentato dello Stato Islamico oppure se si sia trattato dell’iniziativa di alcuni cani sciolti. E ora? Ora si comincerà con il consueto tam tam mediatico contro il terrorismo, mentre in pochi analizzeranno il reale problema di come lo Stato Islamico venga in qualche modo favorito sul campo dall’atteggiamento ambiguo dell’Occidente e di altri paesi come la Turchia, l’Arabia Saudita e il Qatar. Proprio Parigi ha sempre avuto un atteggiamento draconiano e deciso nei confronti di Muammar Gheddafi in Libia e di Bashar Al-Assad in Siria, mentre al contrario quando si è trattato di approntare la cosiddetta “coalizione anti-Isis” si è rivelata stranamente tiepida e ben poco battagliera.

Quanta gente dovrà ancora morire in Siria, Iraq e negli attentati dell’Isis in giro per il mondo prima che tutti comprendano che sarà impossibile fermare l’Isis senza allearsi con quelle forze che lo combattono? E soprattutto che sarà impossibile fermare il Califfo se troppi paesi continueranno a fingere di combatterlo per poi favorirlo più o meno apertamente.

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