Francia. La "grande bugia" di Le Pen ?Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Francia. La “grande bugia” di Le Pen ?

Tutti i quotidiani hanno titolato all’indomani delle amministrative francesi con la “vittoria” del Front National di Marie Le Pen. In realtà il FN ha raggiunto solo il 6% a livello nazionale, un risultato sicuramente positivo ma che è stato enfatizzato in modo sicuramente eccessivo. 

Tutti i quotidiani hanno commentato l’esito delle municipali francesi parlando di una vittoria clamorosa del Front National di Marine Le Pen. Quasi tutti i quotidiani europei hanno dato per scontato l’ascesa del FN, parlando dell’estrema destra francese che ha sbancato alle elezioni, ipotecando anche le Europee di maggio. Con un Hollande ai minimi termini, e con i socialisti ormai orfani di gran parte del consenso di cui avevano goduto fino a due anni fa, ecco che il FN è stato quindi proiettato quasi alla guida della Francia. Se però si leggono i dati con maggiore attenzione ecco che si scopre come la vittoria del FN sia, in realtà, il raggiungimento del 6% a livello nazionale, una percentuale con la quale i neofascisti francesi hanno messo le mani su 200 comuni su 36.000. Resettiamo tutto. Il FN non è un partito nuovo, è un partito radicato che da almeno dieci anni raggiunge risultati elettorali a due cifre, al punto che nel 2005 era arrivato a sfidare, lo ricorderete, nel ballottaggio presidenziale il presidente Chirac. Da anni il FN è dato in ascesa, con Hollande compromesso e con l’estrema destra di Le Pen che si è proposta come paladina del No Euro e dell’essere francesi. Insomma il risultato positivo del FN non ha sorpreso nessuno, invece i media hanno cominciato a bombardare parlando di una ascesa inarrestabile da parte di Le Pen e soci, a che pro? A questo proposito il blog Militant ha offerto un quadro secondo noi condivisibile e che riproponiamo qui: “Quello che il voto a Le Pen rappresenta sembrerebbe abbastanza chiaro: la reazione di una piccola e media borghesia impoverita dal processo di costruzione imperialista europeo, che individua come suo nemico principale l’accentramento economico del capitale multinazionale, e che per questo intravede in un ritorno ad un passato di sovranità economica nazionale una delle possibili soluzioni per riuscire ad arginare il proprio costante impoverimento. Ciò non toglie che anche una quota rilevante di popolazione lavoratrice dipendente salariata abbia votato il FN, ma questa composizione non fa altro che portare acqua ad un mulino politico diverso ed opposto, e che in assenza di un’alternativa credibile a sinistra “prova” col voto di protesta concedendo alle posizioni nazionaliste quel credito che per anni è stato dato alle sinistre. Una dinamica elettorale già vista in questi anni in Italia, e non è un caso che la base elettorale della Lega Nord e del M5S siano simili a quelle del Front National. Un discorso politico anti-casta, apparentemente né di destra né di sinistra ma concretamente neoliberista, antistatale, razzista, “bottegaro”, fatto passare per radicale in questi anni e che ha confuso molta parte del voto un tempo storicamente affidato alle sinistre d’opposizione“.

Ma occorre qui andare oltre nell’analisi e considerare come in realtà non ci sia niente di nuovo nell’assistere nelle municipali al crollo dei partiti di governo e all’affermazione delle opposizioni; anche in Italia, se ci pensate bene, è sempre accaduto. I media però sembrano ignorare tutto ciò, continuando a martellare sull’ascesa del FN, come a voler mostrare in modo plastico cosa potrebbe accadere all’Europa nel caso dovessero continuare a venire fomentati i populismi.  Un gioco pericoloso però, perchè le politiche neoliberiste che distruggono le società europee lavorano in realtà proprio per portare fieno in cascina ai partiti dell‘estrema destra che offrono facili soluzioni, in questo senso i neofascisti e l’estrema destra potrebbero configurarsi come forze evocate da apprendisti stregoni che poi non riescono più a controllarle. Non solo, agitando lo spettro neofascista, le piccole borghesie dei singoli paesi possono tranquillamente “ricattare” Bruxelles, chiedendo condizioni di volta in volta più vantaggiose all’Ue, mentre le masse popolari sono prive di sbocchi politici e quindi atomizzate e depotenziate. Ci spaventa inoltre l’atteggiamento della sinistra europea, che sembra quasi non comprendere che milioni di europei ormai odiano le istituzioni europee e continuano a proporre una vulgata europeista che di certo non può sedurre quei settori sociali cui invece la sinistra dovrebbe guardare per sottrarli all’abbraccio mortale delle destre. Quello che gli intellettuali benpensanti di sinistra non vogliono comprendere è che Le Pen e il FN raccolgono voti perchè propongono un superamento dell’Ue, di conseguenza regalando l’antieuro alla destra, ecco che davvero sarà difficile fermare l’avanzata montante dell’estrema destra. Infine un ultimo dato che dovrebbe far riflettere: Nessuno ha anche solo nominato il Front De Gauche di Jean Luc Melenchon, come se non esistesse, peccato che nella realtà le cose siano andate leggermente in modo diverso, come sottolineato dalla tabella qui sotto:

municpales

Evidentemente i media europei preferiscono parlare dell’estrema destra piuttosto che della sinistra, che spesso è l’unica voce rimasta a contrastare seriamente quanto sta accadendo in Europa, contrastando in ugual misura tanto le misure neoliberiste, quanto il pericolo dei nazionalismi e dell’imperalismo. Forse è per questo che i mercati e i media preferiscono di gran lunga Le Pen e il FN. E intanto Lega Nord e Movimento Cinque Stelle possono già cominciare a prendere appunti.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/remijdn/6957828536/”>Remi Noyon</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>cc</a>

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