Francia. Si riapre il "fronte" antiterrorismo in Africa OccidentaleTribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Francia. Si riapre il “fronte” antiterrorismo in Africa Occidentale

Dal Mali fino alla Mauritania  i francesi sono attivi da diverso tempo in Africa Occidentale, un fronte di prima linea nella guerra al jihadismo ma anche una regione del continente che Parigi ritiene la propria legittima sfera di azione internazionale. E i recenti attacchi jihadisti a Bamako costringono Parigi, e non solo, a interrogarsi sul proprio impegno militare in quella parte dell’Africa. 

La notizia di queste ore è che jihadisti hanno attaccato l’Hotel internazionale Rodisson a Bamako, capitale del Mali, prendendo diversi ostaggi.Il luogo non è causale dal momento che proprio la Francia nel 2012 era intervenuta in Mali rispondendo alla chiamata del presidente Dioncounda Traorè che il 9 gennaio 2013 in un discorso alla nazione comunicò di aver ottenuto un intervento aereo della Francia contro i ribelli jihadisti che avevano occupato il nord del Paese. Quella fu una guerra per certi versi dimenticata dall’Occidente, una guerra cominciata poco dopo la rimozione di Muammar Gheddafi in Libia, forse il più grande errore della politica estera francese degli ultimi anni.

Nell’aprile del 2012 il crollo del potere statale nel nord del Mali creò un sostanziale vuoto di potere che permise ai tuareg laici del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA) di conquistare diverse città e dichiarare l’indipendenza dell’Azawad, senza però che nessun’altra nazione riconoscesse la nuova nazione. Nemmeno due mesi dopo però l’MNLA venne sostanzialmente attaccato ed espulso dal potere da parte di ben tre gruppi islamisti: l’Ansar Dine, Al Qaeda nel Maghreb Islamico e il MUJAO (Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa Occidentale).I tuareg per inciso in Libia si erano schierati con Muammar Gheddafi contro i ribelli islamisti, che in quell’occasione vennero scelti invece da Parigi come alleati.

La coalizione islamica che aveva preso il potere in Mali fu una sorta di anticipazione dell’inferno dello Stato Islamico, e probabilmente gli stessi islamisti potrebbero in qualche modo essersi ispirati all’esperienza dei ribelli islamici che imposero una durissima applicazione della Sharia nelle zone loro controllate, costringendo peraltro le donne a indossare l’hijab in pubblico e devastando le antiche vestigia della città di Timboctù (anche questa una anticipazione delle distruzioni dell’IS in Siria). Gli islamisti in quell’occasione distrussero molte reliquie della tradizione sufi e persino alcune tombe di alcuni santi musulmani a causa della radicale ostilità del jihadismo nei confronti di qualsiasi altro tipo di culto. L’intervento francese assieme all’attacco dell’esercito del Mali permisero di liberare le zone controllate dai jihadisti, ma è chiaro che tutta l’Africa Occidentale si è infiammata.

Attualmente i francesi sono presenti con almeno 3000 militari in Africa Occidentale (Fonte Manifesto), e i francesi hanno comunque molti interessi commerciali nell’area, basti pensare che gran parte dell’energia francese dipende dall’uranio estratto in Niger. Non  a caso almeno 600 soldati francesi sarebbero a Niamey, in Niger, mentre un altro migliaio sarebbe di stanza a Gao, in Mali. Non solo, proprio Hollande al termine del summit Onu sullo sviluppo sostenibile, come ricordato da Antonio Mazzeo sul Manifesto, annunciò che a partire dal 2016 e fino al 2020 la Francia avrebbe addestrato più di centomila militari africani. Insomma la Francia a dispetto dei proclami continua a essere attiva in moltissimi teatri dell’Africa, e questo si riverbera inevitabilmente in maggiori rischi che però ricadono quasi esclusivamente sulla sua popolazione civile.

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