Francia. Va in scena la rabbia del popolo contro il "Jobs Act"Tribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Francia. Va in scena la rabbia del popolo contro il “Jobs Act”

I francesi scendono in piazza per protestare contro la contestatissima legge sul lavoro varata dal governo Hollande, una sorta di “Jobs Act” alla francese, ma l’Eliseo sembra essere sordo alle richieste della piazza e annuncia che andrà avanti. Ma sindacati, lavoratori, studenti e società civile questa volta non ci stanno.

Sembra quasi che i governi ormai governino contro e non per i propri cittadini. Non si potrebbe altrimenti spiegare come mai Hollande si mostri sordo nei confronti delle richieste di una piazza sempre più arrabbiata, ma del resto abbiamo visto come anche in Italia Renzi e soci abbiano largamente ignorato le proteste della società civile andando avanti nella propria strada. Hollande infatti ha annunciato che non farà marcia indietro nemmeno dopo l’approvazione della legge sul lavoro senza il voto del parlamento, una legge che aumenterà la flessibilità e, manco a dirlo, la possibilità di licenziare. Non solo, tale legge ridurrà anche la possibilità da parte dei lavoratori di fare ricorso davanti ai giudici, ma del resto lo chiedono i mercati e quindi bisogna andare avanti nonostante tutto. Gasato dai mercati e dal placet dell’Ue Hollande ha quindi trovato il coraggio di dire che non tornerà indietro: “Non cederò perché troppi governi hanno già ceduto“. Il bello è che nessuno crede realmente che questa legge possa risollevare l’economia francese, ma Hollande evidentemente vuole far credere il contrario nella vana speranza di ottenere ancora la fiducia di parte degli elettori.

Philippe Martinez, il segretario generale della Cgt, ha però risposto per le rime a Hollande consigliandogli di non sottovalutare la rabbia e la protesta popolare contro questa legge sul lavoro che ha già mobilitato centinaia di migliaia di francesi. Eppure, esattamente come in Italia, il governo sulla carta di sinistra crede che l’unico modo per far ripartire occupazione e lavoro sia quello di rendere più flessibile in entrata e in uscita il costo del lavoro e, ovviamente, ridurre il costo dei licenziamenti. Ma la legge colpisce anche la retribuzione degli straordinari così la sinistra ha buon gioco ad accusare la legge di essere completamente sbilanciata a favore dei datori di lavoro, una musica che in Italia conosciamo sin troppo bene.

Per non parlare delle 35 ore, con il governo che vorrebbe aumentare l’orario di lavoro fino a 46 ore, scatenando quindi la comprensibile rabbia di lavoratori e sindacati. Del resto i datori di lavoro e le imprese con questa legge avranno a disposizione una vasta gamma di strumenti per costringere letteralmente i dipendenti ad accettare ogni accordo, ad esempio licenziando i lavoratori per motivi economici che verranno considerati “legittimi” sbandierando un presunto calo della produttività. Del resto ai mercati sembra non piacere qualsiasi tipo di tutela statale e quei paesi, come quelli dell’Europa Mediterranea, che hanno utilizzato lo Stato anche in modo virtuoso per lo sviluppo e la garanzia dei diritti dei lavoratori, vengono guardacaso presi di mira maggiormente dallo zelo riformatore dell’Ue. Ma questa volta lavoratori e sindacati non sembrano essere disposti ad accettare i diktat del governo e sembrano voler alzare l’asticella dello scontro chiamando a raccolta militanti e lavoratori in vista di nuove proteste di massa che rendono il futuro del governo Hollande assai incerto. Ancor più che la perdita di consensi dell’Eliseo andrebbe ad avvantaggiare non tanto la sinistra, quanto la destra di Le Pen, antieruopeista e anche anti neoliberista.

 Tribuno del Popolo

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