“Fumo sulla città” di Alessandro LeograndeTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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“Fumo sulla città” di Alessandro Leogrande

“Fumo sulla città” di Alessandro Leogrande

Arriva finalmente sugli scaffali delle nostre librerie “Fumo sulla città”, il libro-Inchiesta di Alessandro Leogrande sulla questione ILVA. Il caso Taranto viene raccontato dall’autore in questo reportage. Un viaggio che si concentra sui momenti centrali e decisivi degli ultimi vent’anni tarantini fino alla calda estate del 2012.

Fonte: Oltremedianews

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In via dei Prefetti a Roma, presso Fandango Incontro, il tarantino Alessandro Leogrande ha presentato “Fumo sulla città” il suo nuovo libro-Inchiesta in compagnia  del noto saggista e critico letterario Goffredo Fofi e del Prof. Andrea Cortellessa critico e storico della letteratura.

Si parla di Taranto e dell’Ilva, ex Italsider, una realtà di cui siamo al corrente soltanto attraverso i media, una realtà distorta in cui, fa notare Cortellessa, vi è “una fabbrica che viene da Marte, che inquina; un male silente di cui ci si domanda “Che cosa hanno fatto in questi ultimi quarant’anni?” e questa inchiesta vuole rispondere a questa domanda. “La risposta – continua il professore – è ricollocare quest’ultimo anno all’interno della storia degli ultimi vent’anni”.  E proprio da questo interrogativo nasce Fumo sulla città, un libro che “prova a raccontare i cocci che hanno generato la più grave crisi ambientale e industriale che l’Italia ricordi”.

Il tragico dilemma che Taranto si trova ad affrontare “salute o lavoro” è strettamente legato al suo passato prossimo e alle scelte prese in un passato non così lontano: la crisi ’92-’94, la privatizzazione selvaggia nata dal fallimento della Prima Repubblica, la crisi del sogno siderurgico, l’inquinamento devastante, le mattanze di mafia, sono solo alcuni dei passati che è necessario tenere in considerazione per capire l’attualità. Esemplare la parabola di Giancarlo Cito a cui Leogrande dedica tutta la seconda parte del libro. Cito, ex estremista di destra con un passato di militanza nell’MSI, telepredicatore arruffapopoli nella rete tv da lui fondata, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, fu eletto sindaco in due mandati a furor di popolo dopo il crollo della Prima Repubblica e ora di nuovo in carcere per una vicenda di tangenti, insomma – così lo definisce Fofi – “una figura piuttosto esemplare della crisi del nostro paese”, un protagonista del nostro tempo passato e presente che anticipa per molti versi la stagione berlusconiana.

Taranto è lo specchio del nostro paese, un’Italia in miniatura in cui i piani storici, temporali, sociologici si intersecano, in cui i vari strati della società si dividono fra chi vuole salvare il posto di lavorochi vuole salvaguardare la salute e l’ambiente, e gli indifferenti. Si, ci sono anche gli indifferenti, quelli che Fofi chiama “gli stonati, i rimbecilliti, i frastornati da questo trentennio Craxi-Berlusconi in cui ha dominato la tv con i suoi media sfasciati, corrotti”, quegli operai indifferenti che risiedono appena fuori la vecchia città tarantina e che non si preoccupano del problema-cancro perché si illudono di esser abbastanza lontani.
In questa terra si lotta per coniugare salute e lavoro, salvaguardare il territorio e ridare valore alla vita stessa in questa atroce vicenda del nostro tempo.

Mi sono via via convinto che chiuderla, senza trasformarla, sarebbe stata una risposta pre-moderna e anti-operaia. Ma come trasformarla?” Per trasformare l’Ilva servono diversi miliardi di euro, dove verranno presi? Il dibattito è aperto e diverrà sempre più animato. Secondo Leogrande occorre intervenire o con una profonda ristrutturazione aziendale, o con un ripensamento dell’intervento statale quanto meno per controllare l’ammodernamento degli impianti in questa fase di passaggio – ricorrendo a quella parte della legge 231 che prevede soluzioni straordinarie, compreso l’esproprio-.

La lotta contro lo stagno inizia da qui…

Veronica Pavoni

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