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lunedì , 27 marzo 2017
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G8 di Genova. Cosa fanno oggi i poliziotti e i manifestanti condannati per le violenze di quei giorni?

I fatti del G8 di Genova; la vicenda può essere considerata ormai obsoleta, ma è la giustizia italiana che l’ha tirata fuori per l’ennesima volta a distanza di 11 anni.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/


Stessi giorni caldi di luglio, stessa città, Genova, e soprattutto stesso motivo per essere lì, il G8.
Potrebbe sembrare che non ci siano differenze tra gli uni e gli altri, non è così; le forze dell’ordine perché devono farlo, i manifestanti perché vogliono farlo. Dovere e volere, due verbi che non possono andare di pari passo, si trovano su due binari diversi, binari che non potranno mai incrociarsi; i primi hanno il dovere di “proteggere” i potenti che presiedono il G8 e i secondi hanno la voglia di far sentire tutto il proprio dissenso contro chi sta fingendo di agire per il bene del mondo.
Ma c’è una ulteriore differenza che contraddistingue questi due mondi contrapposti e che ad 11 anni di distanza è sempre più evidente: si tratta del fattore giustizia; la diversità di giudizio nei confronti degli uni e degli altri, le difformità di trattamento.
I fatti accaduti all’interno della scuola Diaz di Genova durante il G8 sono stati definiti, dal vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma Michelangelo Fournier, MACELLERIA MESSICANA.
Termine che si usa per indicare un episodio di violenza ingiustificabile e smisurato.
Fatti efferati realmente accaduti e commessi da parte dello Stato italiano nei confronti di liberi cittadini.

La cronaca ha trattato più volte le vicende della Diaz, in cui , nella notte del 21 luglio, sono stati fermati 93 attivisti61 dei quali portati in ospedale; di questi 3 in prognosi riservata e uno in coma.

La ricostruzione dell’accaduto disegna uno scenario agghiacciante: venne costruito, da parte delle forze dell’ordine, un falso ritrovamento di due bottiglie molotov, che in realtà furono rinvenute fuori dalla scuola e ci fu simulazione di un eventuale accoltellamento ad un poliziotto da parte di un manifestante.Ad undici anni di distanza è interessante capire quanti di questi poliziotti sono stati condannati e cosa fanno oggi.

Giovanni Luperi, era vicedirettore dell’Ugicos, ora capo del dipartimento analisi dell’Aisi, ex Sisde. Era stato accusato di falso aggravato, arresto arbitrario e calunnia. I primi due reati sono andati in prescrizione. Per il secondo è stato condannato in secondo grado e 4 anni. Stesse accuse, stessi reati, stesse condanne e stesse prescizioni per Francesco Gratteri. Nel 2001 era Direttore Servizio Centrale Operativo (Sco), ora è a capo della direzione centrale anticrimine (Dca). Gilberto Caldarozzi, vicedirettore centrale dello Sco, ora direttore. Accusato di falso aggravato (3 anni e 8 mesi) e arresto arbitrario. Quest’ultimo prescritto.

E ancora gli stessi reati caduti in prescrizione sono stati contestati a Filippo Ferri, capo della Mobile della Spezia ora trasferito a Firenze, a Fabio Ciccimmarra, commissario capo a Napoli, ora alla Mobile dell’Aquila,  Nando Dominici, capo della Mobile di Genova e Carlo di Sarro, vice capo Digos di Genova, ora commissario a Rapallo. La medesima situazione si è verificata inoltre per Massimo Mazzoni, Renzo Cherchi e Davide Di Novi, tutti ispettori dello Sco. Stessa condanna anche per Spartaco Mortola, il capo della Digos di Genova che meno di un mese fa è stato nominato a capo della Polfer. Massimo Di Bernardini era vicequestore della Mobile di Roma: è stato condannato per falso aggravato a tre anni è otto mesi. È stato riformato dalla polizia dopo un grave incidente in moto.

Vincenzo Canterini, allora comandante VII Nucleo speciale Mobile, è il poliziotto che è stato condannato a più anni: 5. Ha lasciato per limiti di età, l’accusa rimasta in piedi è per falso. A quattro anni sono stati condannati, per lesioni gravi, Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroli, Emiliano

Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri, Vincenzo Compagnone. Tutti erano all’interno del VII Nucleo, poi sciolto dopo i fatti della Diaz. Tre anni e otto mesi per Massimo Nucera e Salvatore Gava che poi ha lasciato la polizia. Pietro Troiani, vicequestore addetto alla logistica della Mobile di Roma, è stato condannato a 3 anni e 9 mesi, per detenzione armi da guerra (molotov) e calunnia.

Il 13 luglio 2012,  pochi giorni dall’anniversario della morte di Carlo Giuliani, c’è stata la sentenza del tribunale di Roma nei confronti dei 10 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio.

Cinque  sono stati condannati e per gli altri 5 si dovrà rifare il processo, forse dovranno attendere altri 11 anni prima di conoscere la loro sorte. Alberto Funaro, condannato a 10 anni di carcere, attualmente in cella a Rebibbia, fino al giorno prima della condanna faceva l’infermiere in ospedale; Marina Cugnaschi, 46 anni, condannata a 11 anni e 6 mesi, lavorava nel’ambito dei diritti umanitari; Ines Morasca, condannata a 6 anni e 6 mesi ma la pena è stata sospesa perché madre di una bambina piccola, compagna di Dario Ursino, educatore a Messina, uno dei 5 su cui si dovrà rifare il processo;Vincenzo Vecchi, giardiniere condannato a 13 anni di reclusione e Francesco “Jimmy” Puglisi, condannato a 15 anni di reclusione entrambi latitanti.

La storia è la stessa, ma così come per i verbi dovere e volere, il finale è diverso, non può mai congiungersi.
I primi che vengono promossi a cariche maggiori; i secondi vengono sbattuti in galera senza neanche poter dire bah!
Si ripetono le parole primi e secondi, ebbene sì, nel nostro Paese ormai è evidente come ci siano cittadini di prima e cittadini di seconda classe.

È giusto che emerga come in Italia si tratti in modo diverso le stesse situazioni, a seconda di chi sia l’imputato.
Un’ultima “piccolissima” considerazione: i primi hanno commesso reati contro la persona (in teoria più gravi), i secondi hanno commesso reati contro le cose (in teoria meno gravi).
A distanza di 11 anni non c’è stata alcuna giustizia nei confronti dei cittadini che hanno subito violenze e soprusi.
La sospensione dei diritti non c’è stata solo la notte dell’irruzione alla scuola Diaz, ma si è protratta fino ad oggi, in quanto c’è stata disparità di giudizio per i reati commessi dagli esponenti delle forze dell’ordine e quelli commessi dai manifestanti.

Nicola Gesualdo

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