Gaza: depressione e disturbo da stress per il 20% dei palestinesiTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Gaza: depressione e disturbo da stress per il 20% dei palestinesi

Almeno 20% popolazione soffre di sintomi visti dopo I Guerra Mondiale. Il direttore del Gaza Community Mental Health Centre spiega: “Molta gente ha bisogno di aiuto”.

Fonte: OItremedianews

Spesso quando si parla di guerra si pensa a fare la conta dei morti e dei feriti ma non ci si sofferma mai a pensare agli aspetti, all’apparenza, meno importanti che una guerra può creare.

Tra i costi della ricostruzione che dovranno affrontare gli abitanti della Striscia di Gaza, dopo il recente conflitto con Israele, c’è anche quello psicologico. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicate sul suo sito, almeno 360mila persone, pari al 20% della popolazione, soffre di depressione e disturbo da stress post traumatico.
A testimoniarlo è lo psicologo Hasan Zeyada, che in questo conflitto ha perso molti familiari, nonchè direttore del GazaCommunity Mental Health Centre. «Molta gente ha bisogno di aiuto – spiega – Solo tra i bambini ci sono problemi di insonnia, incubi, iperattività, stanchezza, mal di testa, problemi di attenzione, balbuzie, e pipì a letto».

Dopo conflitti armati, gli studi dicono che in media il 17% della popolazione soffre di depressione e il 15% di disturbo post traumatico da stress. Secondo Zeyada e Dyaa Saymah, rappresentante Oms a Gaza per la salute mentale, le cifre a Gaza saranno ancora maggiori per le condizioni claustrofobiche e il senso di impotenza vissuti durante l’attacco. «La priorità ora è valutare l’impatto del conflitto sui servizi di salute mentale – commenta Saymah – e aumentare i servizi rapidamente».

Già prima dell’ultima crisi, il sistema di salute mentale della Striscia aveva problemi a far fronte alla domanda. Dopo il cessate il fuoco, il personale del Gaza Community Mental Health Centre ha organizzato sei gruppi di intervento che effettuano dalle 16 alle 20 visite al giorno. Sono stati così identificati 30 casi che necessitano di cure psichiatriche di lunga durata.

Una conseguenza dei bombardamenti prolungati sono sintomi di psicosi traumatiche viste nella Prima Guerra mondiale. C’è, conclude l’Oms, bisogno urgente di formare le competenze degli operatori di salute mentale e integrare i servizi di salute mentale con quelli educativi e sociosanitari.

Dopo la prima guerra mondiale le reazioni della popolazione italiana sono state molto simili a quelle descritte dal personale del gaza Community Mental Health Center. È opinione pressoché unanime dei neuropsichiatri italiani, dopo la fine delle ostilità, che era stata la popolazione civile a pagare i costi più elevati della guerra e che era stato il sistema nervoso “l’organo che maggiormente [era venuto] a sopportare l’urto spaventoso ad essa conseguente”; il quale reagisce con un ampio e variegato complesso di manifestazioni patologiche, i cui “agenti determinanti” sono individuati in “tutti quegli elementi legati alla guerra, perturbatori della vita ordinaria, familiare e sociale, le angosce, i lutti, i ripetuti e prolungati patemi d’animo; a questi si aggiungono, per le popolazioni delle regioni divenute teatro di guerra o con questi confinanti […], le innumerevoli cause psicotraumatiche dovute allo svolgersi delle operazioni belliche, agli imposti sfollamenti rapidi e improvvisi, al terrore, alla miseria”

Nicola Gesualdo

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