Gaza sarà “invivibile” a partire dal 2020. Questo il monito delle Nazioni Unite | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Gaza sarà “invivibile” a partire dal 2020. Questo il monito delle Nazioni Unite

C’è una terra che soffre in Medio Oriente, un popolo che sanguina ormai da anni senza che nulla cambi, senza che si profilino svolte finalmente positive all’orizzonte.

Stiamo parlando della ormai celeberrima “Striscia di Gaza”, territorio che secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite a partire dal 2020 verrà considerato “non più abitabile” se non verranno prese urgenti misure per migliorare i servizi base che permettono la vita umana: rifornimenti di acqua ed energia, servizi sanitari funzionali e istruzione. Tutti questi servizi negli ultimi anni hanno subito un brusco peggioramento, al punto da indurre Maxwell Gaylard, coordinatore umanitario alle Nazioni Unite, a lanciare un grido d’allarme raccolto solo in parte dai media mondiali. Secondo il rapporto in questione i servizi, già insufficienti a oggi, peggioreranno esponenzialmente in parallelo al crescere della popolazione. Considerato che attualmente nella Striscia di Gaza vivono all’incirca un milione e seicentomila persone, si stima che entro il 2020 la popolazione attuale crescerà di mezzo milione netto di unità, ponendo dunque seriamente il problema della “sopravvivenza” del territorio. In realtà la situazione nella Striscia già oggi è assai precaria per i suoi abitanti, basti pensare all’ormai endemica scarsità di carburante, ai continui black out, che vengono obtorto collo ormai accettati dalla popolazione, e un livello di disoccupazione pari al 45%. Sono i dati di una terra sofferente e martoriata che incrociati con la tendenza all’incremento della popolazione predicono un fosco futuro per le terre di Palestina. Vi è poi il problema principale, quello della mancanza di acqua pulita disponibile, che dovrebbe diventare anche la priorità per le istituzioni. Il rapporto delle Nazioni Unite ha sottolineato in modo importante la scarsità d’acqua e ha ipotizzato che entro il 2020 il bisogno di acqua potrebbe aumentare anche del 60%, rendendo la situazione drammatica per tutti. Allo stato attuale delle cose solamente un quarto delle acque reflue di Gaza viene trattata, il resto viene scaricato direttamente nel Mar Mediterraneo, contribuendo così all’inquinamento del territorio. Solo per fare un esempio a giugno l’associazione Save the Children and Medical Aid for Palestinians ha sottolineato come il livello di contaminazione delle acque a Gaza sia ben dieci volte più alto del normale, tuttavia per molte famiglie palestinesi non esiste alternativa, e quindi sono costrette a consumare acqua potenzialmente venefica. Esiste poi, anche se viene troppe volte messo nell’ombra, un blocco di Israele che le autorità dello stato israeliano, almeno per il momento, si sono sempre rifiutate di togliere, ufficialmente per prevenire l’ingresso di armi verso Hamas. Fin quando permarrà tale blocco tuttavia, le possibilità per Gaza di migliorare la situazione attuale sono piuttosto scarse, visto che i palestinesi non possono contare su nessun porto o aeroporto da cui inviare o ricevere merci. Qualora un domani dovessero venire chiusi per qualche motivo i rifornimenti che arrivano quotidianamente in Palestina dall’Egitto, come cibo, materiali edili, elettronica e auto, la situazione nella Striscia diventerebbe drammatica nel giro di pochissimi giorni. Il rapporto di conclude con un gelido elenco di cifre, ma a volte i numeri rendono più l’idea di mille giri di parole retorici e ampollosi: entro il 2020 Gaza avrà bisogno di 440 nuove scuole, 800 nuovi letti d’ospedale e 1000 nuovi medici (parola di Robert Turner, il direttore delle operazioni della the United Nations Relief and Works Agency UNRWA). E’ chiaro inoltre che senza una distensione con Israele la situazione dei civili palestinesi è destinata a peggiorare. Proprio poche ore fa, a sottolineare la situazione di allarme continuo in cui si vive nella Striscia, l’aviazione israeliana ha effettuato tre raid contro campi di addestramento di Hamas, fortunatamente senza procurare feriti, almeno questa volta. Secondo l’esercito israeliano si sarebbe trattato di un sito di fabbricazione di armi ed un deposito, e questo non è che l’ultimo di una serie impressionante di azioni militari che rendono impossibile per la popolazione civile non vivere alla giornata. Attualmente le autorità palestinesi rifiutano di negoziare con Israele fin quando il governo israeliano non bloccherà gli insediamenti dei coloni nella West Bank, ma Tel Aviv non sembra avere alcuna intenzione di farlo, questo nonostante le richieste dell’Onu, rimaste inascoltate. E intanto mentre diplomazie e governi si giocano le loro carte ai tavoli della diplomazia, la popolazione palestinese è costretta a tirare avanti in un territorio malato, privo di risorse, con la minaccia della guerra, della fame, e della malattia.

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