Giappone. Il dramma senza fine di Fukushima fa pauraTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Giappone. Il dramma senza fine di Fukushima fa paura

Secondo diversi esperti il dramma della centrale nucleare di Fukushima in Giappone non sarebbe finito con il terremoto del 2011. Le fuoriuscite di materiale radioattivo sarebbero ancora all’ordine del giorno, e la contaminazione radioattiva del cibo sta aumentando pericolosamente. I più tragici parlano persino di possibili conseguenze ancora peggiori derivanti dal rischio di fusione, un dramma che in questo caso riguarderebbe anche Cina e Stati Uniti.

Foto: AFP Photo / Kimimasa Mayama

A distanza di quasi tre anni dallo tsunami che cambiò per sempre il Giappone e la sua storia, purtroppo la centrale nucleare di Fukushima continua a far parlare di sè. E non potrebbe essere altrimenti dal momento che appare ormai certo che la Tepco, l’azienda che aveva in gestione l’impianto, abbia minimizzato in modo clamoroso la proporzione dell’incidente. Le perdite radioattive in mare dalla centrale insomma sarebbero state ingenti e continue, e anche il governo di Tokyo, forse per non causare allarmismi, ha preferito tacere. Ma aldilà della centrale il vero problema deriva dal livello di inquinamento radioattivo nella fauna del luogo. Secondo il quotidiano nipponico Asahi su un pesce su 37 sarebbe stato trovato un livello altissimo di radiazioni. I campioni sono stati prelevati presso l’Istituto di pesca (Fisheries Research Agency) nel delta del fiume, a 40 km a sud dalla centrale di Fukushima. A uno sguardo superficiale potrebbe sembrare poco trovare radioattivo un pesce su 37, ma nella realtà la contaminazione radioattiva dei prodotti alimentari tende ad accumularsi lentamente nel corpo umano, originando malattie terribili. Il fatto che diversi pesci siano stati trovati radioattivi indica che effettivamente, in qualche modo, ci sono state fuoriuscite di acqua radioattiva nel mare. Anche per questo motivo le prefetture hanno subito vietato la pesca del carassio (la specie analizzata), e anche la sua vendita nei mercati della regione, ma appare chiaro che le tradizioni nipponiche sono dure a morire, e comunque verranno consumati migliaia e migliaia di pesci potenzialmente radioattivi. La vera domanda da porsi comunque, è come mai solo un pesce un 40 sarebbe radioattivo. Il problema è che ancora non si conoscono le vie di propagazione delle sostanze radioattive, di conseguenza la fonte della contaminazione non è ancora stata chiarita e nell’oceano potrebbero esserci altre decine di migliaia di pesci contaminati che aspettano di essere pescati e mangiati.

Ma il vero problema sembra essere quello evidenziato da Oliver Tickell su Ecologist. Secondo Tickell dal famoso reattore 3 di Fukushima sarebbero stati visti inspiegabili pennacchi di vapore radioattivo, fatto che lascia supporre ipotesi niente affatto rassicuranti. Si tratta proprio del reattore esploso il 13 marzo 2011 a causa dell’accumulo di idrogeno, con l’esplosione che ha distrutto il contenimento dell’edificio emettendo una grande quantità di radiazioni. A quel punto i tecnici della Tepco iniettarono grandi quantità di acqua dentro il reattore, e Tokyo annunciò di aver posto sotto controllo la situazione. Peccato che ora siano stati visti questi nuovi pennacchi di vapore, fatto questo confermato dalla stessa Tepco, che ha detto di ritenere che il vapore proviene dal quinto piano dell’edificio anche se non se ne si conosce la causa diretta dal momento che, a causa del livello di radiazioni, nessuno è potuto entrare nel reattore 3 a ispezionare l’edificio. Da qui ecco emergere tre ipotesi avanzate da Tickell; la prima è che la piscina di stoccaggio del reattore 3, che contiene ancora 89 tonnellate di combustibile nucleare Mox a base di plutonio impiegato dal reattore, composto da 514 barre di combustibile, si sia esaurita. Questo comporterebbe la fusione di combustibile radioattivo e il vapore sarebbe derivato dall’acqua che avrebbe cominciato a surriscaldarsi a causa delle perdite radioattive nell’acqua. Questo potrebbe preludere a una fusione completa, fatto improbabile ma che, se dovesse verificarsi, vorrebbe dire una catastrofe di proporzioni immani capace di alterare la vita non solo di Giappone e Asia, ma anche di tutta la West Coast americana. 

La seconda ipotesi è che il combustibile radioattivo in qualche modo si sia fatto strada attraverso la base del reattore penetrando nel terreno. Questo spiegherebbe il vapore, ovvero che il combistibile sia venuto a contatto con le acque sotterranee, eventualità questa che non escluderebbe affatto la propagazione della contaminazione radioattiva fino all’Oceano Pacifico. Infine la terza ipotesi, quella più rassicurante, ovvero che il vapore sia causato da pellet di combustibile disperso (stray fuel) e da frammenti di barre del reattore entrati a contatto con l’acqua piovana che entra senza filtro nell’edificio dal momento che l’esplosione del 2011 ha distrutto completamente il tetto. Dal momento che il reattore starebbe producendo un megawatt circa di calore, questo spiegherebbe il vapore, sgombrando il campo da eventualità catastrofiche. Insomma, il Giappone non può ancora dormire sonni tranquilli.

DC

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