Giappone. Pacifismo addio, ora l'esercito potrà fare missioni all'esteroTribuno del Popolo
sabato , 27 maggio 2017
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Giappone. Pacifismo addio, ora l’esercito potrà fare missioni all’estero

Settant’anni dopo la terribile capitolazione del Giappone agli Stati Uniti al termine della Seconda Guerra Mondiale Tokyo rinuncia al suo posizionamento pacifista. Il governo giapponese ha infatti approvato due leggi che autorizzano l’esercito nipponico ad effettuare missioni internazionali all’estero. Si tratta di una svolta clamorosa passata attraverso una modifica della Costituzione del 1946 imposta dagli Usa. E tale svolta aumenterà la tensione giù alta con la Cina..

Gli equilibri del mondo post-1945 stanno saltando. Lo si vede osservando l’Ucraina, dove lo scontro Occidente-Russia è tornato d’attualità in modo repentino e prepotente, lo si vede ancora di più in Asia dove Pechino sta assumendo un ruolo preminente sempre maggiore, aumentando così i timori proprio degli Stati Uniti e dei suoi alleati storici nella regione, tra cui ovviamente svetta la superpotenza Giappone. Peraltro in Cina hanno più di un motivo per provare risentimento nei confronti del Giappone, e lo sviluppo imponente del settore della Difesa di Pechino ha inevitabilmente preoccupato i vicini. Esistono inoltre dei punti caldi, dei tizzoni accesi sotto la cenere che potrebbero anche riaccendersi facendo divampare un incendio. Stiamo parlando delle isole contese nel Mar della Cina Meridionale, isole che Pechino vorrebbe reclamare per sè e che spostano inevitabilmente l’attenzione strategica nuovamente verso l’Asia.

Il Giappone post Seconda Guerra Mondiale però ha assunto la forma peculiare di una superpotenza pacifista. Lo ha fatto obtorto collo come risultato delle due terribili punizioni nucleari subite sul finire della guerra da parte degli Stati Uniti, però nel 1946 Tokyo si è dotata di una Costituzione che non permetteva nella sostanza di imbastire una politica estera. Oggi le cose sono cambiate e con il premier conservatore Shinzo Abe il Giappone sta attraversando una fase nazionalista che lo ha portato ad approvare due leggi in Parlamento che autorizzeranno le forze armate nipponiche ad effettuare missioni armate all’estero, a sostegno di missione di pace internazionali oppure per auto-difesa. Questo nella sostanza significa che il Giappone da adesso in avanti potrà comportarsi come tutte le altre potenze, con tanto di piani di riarmo annessi. Al momento del voto le opposizioni hanno disertato l’aula parlamentare ma la legge è passata ugualmente grazie ai voti del centrodestra e del New Komeito. Ora si aspetta l’approvazione anche della Camera alta, dove Shinzo Abe ha una maggioranza più risicata, però tutti pensano che la legge alla fine passerà, e infatti migliaia di cittadini si sono radunati in piazza per protestare contro la fine del pacifismo.

Sulla carta il governo rassicura che con tale legge si autorizzerà semplicemente l’esercito a entrare in azione “solo in caso di conflitti che mettano in pericolo la sicurezza della nazione”. I primi a non crederci sono però i cittadini stessi che, secondo un sondaggio, al 70% avrebbe voluto che Tokyo rimanesse una potenza di pace. Anche per questo la società civile nipponica sta cominciando una vera mobilitazione contro la guerra per denunciare un riarmo che potrebbe concretizzare lo spettro di una nuova guerra sul Pacifico. In molti, soprattutto da sinistra, accusano Abe di essere un burattino nelle mani di Washington, e che Tokyo abbia accettato il riarmo solo per compiacere gli Stati Uniti che hanno bisogno di controllare la Cina. E infatti il ministro degli Esteri cinese ha dichiarato senza mezzi termini che la abrogazione della Costituzione pacifista da parte giapponese “è un atto senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale”. 

Ma Shinzo Abe al posto che dare rassicurazioni ha aumentato in modo vertiginoso il budget per la Difesa, destinando all’esercito qualcosa come 36 miliardi di euro. Lo spettro è quello della disputa con la Cina per il controllo delle isole Senkaku-Diaoyu, ma anche quello della Corea del Nord e del disimpegno degli Stati Uniti dal Pacifico che lascerebbe il Giappone scoperto. Shinzo Abe insomma prova con la forza a ottenere un riconoscimento internazionale ma rischia solamente di indebolirsi ancor più che a Pechino chiedono da tempo delle scuse per l’invasione della Cina cominciata nel 1931 e terminata con terribili massacri ai danni della popolazione cinese. E ai primi di settembre a Pechino il presidente Xi Jinping ha organizzato la prima parata militare per celebrare la vittoria della Cina sul Giappone, una data segnata in rosso sul calendario in quanto se Shinzo Abe dovesse disertarla in Cina verrebbe interpretato come un messaggio di inimicizia.

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