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venerdì , 22 settembre 2017
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Giappone. Tokyo vira a destra, Abe nuovo premier

In Giappone nelle elezioni anticipate hanno vinto i liberaldemocratici con l’ex premier Shinzo Abe che diventerà quindi il nuovo premier nipponico. In molti temono una virata a destra dato che nel suo programma Abe ha inserito corsi di “patriottismo” nelle scuole. E la Cina rimane alla finestra. 

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Proprio nei giorni scorsi la tensione tra Tokyo e Pechino si era alzata a livelli di guardia a causa delle isole contese Senkaku.  I rapporti con il vicino cinese infatti per il Giappone non sono proprio ottimali, e dopo la vittoria nelle elezioni del liberaldemocratico Abe, sembrano persino pronti a peggiorare. Shinzo Abe, conservatore, si avvia quindi a diventare nuovamente premier avendo conquistato con il suo partito, il Jiminto, quasi 300 seggi su 480. Abe verrrà investito premier il 26 dicembre, e sarà il settimo ministro in sei anni, la prova di una situazione politica quantomeno caotica nel Sol Levante. Abe era premier nel 2006/2007, ma il suo governo si era concluso in modo pessimo con un esaurimento psicofisico e con una pesantissima sconfitta elettorale. Dopo di lui erano arrivati i democratici, ma la loro è stata una breve parentesi all’interno del dominio conservatore, con il Jiminto che negli ultimi cinquant’anni ha dimostrato di essere il partito dominatore della politica nipponica.

“La vittoria dei liberaldemocratici è maturata a causa del fallimento dei democratici nel corso degli ultimi 3 anni”, ha sottolineato Abe in conferenza stampa nella sede del partito dopo la vittoria, spiegando che la priorità assoluta del governo “sarà di sconfiggere la deflazione, già con il prossimo extra-budget”. Abe inoltre ha assicurato che la riforma bipartisan sul raddoppio dell’Iva dal 5 al 10%, voluta dal premier uscente Yoshihiko Noda, “sarà mantenuta”. A spaventare però non è tanto la politica economica dei conservatori, quanto il loro atteggiamento intransigente in politica estera. Abe infatti ha chiarito in modo inequivocabile di ritenere le Isole Senkaku del Giappone, un atteggiamento questo che potrebbe portare a conflitti con il gigante cinese. Inoltre Abe ha tutta l’intenzione di dedicarsi a ricostruire le relazioni diplomatiche con Washington, mentre i suoi predecessori si erano concentrati nel rafforzare rapporti proprio con Pechino, e con Pyongyang. Basta distensione dunque, Abe utilizzerà la “Linea dura” per riuscire a tornare a fare avere a Tokyo “autorevolezza internazionale”. Una politica estera da protagonisti dunque, peccato che i vicini del Giappone si chiamino Cina e Corea del Nord, due paesi che per motivi diversi sono politicamente degli avversari di Tokyo. Inutile dire che alla luce di ciò preoccupano le parole di Abe sulle Isole Senkaku: “La Cina  nega che siano parte integrante del territorio giapponese. Il nostro obiettivo è di porre fine a questa affermazione”. E i corsi di patriottismo che Abe ha comunicato di voler inserire nei programmi scolastici fanno correre un brivido lungo la schiena e rischiano di catapultare il Giappone verso un passato che ha portato il Paese al disastro della guerra mondiale e delle due atomiche. Il padre di Abe, del resto, era Shintaro Abe, ex ministro degli Esteri, e suo nonno, Nobusuke Kishi, era stato anche primo ministro, ed era stato detenuto dagli americani come criminale di guerra di classe A. Insomma, il lupo perde il pelo…

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