Ginevra II: Quale sarà il futuro della SiriaTribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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Ginevra II: Quale sarà il futuro della Siria

Ginevra II: Quale sarà il futuro della Siria

La Conferenza ha avuto inizio il 22 gennaio a Montreux e da oggi si sposta a Ginevra. Si lavora per trovare una soluzione al conflitto che attanaglia la Siria dal 2011. L’avvio è stato molto difficile poiché le posizioni di partenza sono molto lontane e la tensione rimane altissima.

Fonte: Oltremedianews

Le condizioni di partenza sono molto complicate e rendono la possibile soluzione sempre più lontana. Promossa dall’ONUpartendo dalla base creata da Kofi Annan con Ginevra I, ovvero la proposta di un governo di transizione con esponenti del governo in carica e dell’opposizione, la conferenza deve affrontare la profonda divisione che caratterizza non solo il paese, ma anche il fronte dei combattenti. Le prime difficoltà sono nate con la scelta dei partecipanti alla conferenza, poiché non tutti i componenti dell’opposizione sono stati invitati a far parte dell’incontro. La Coalizione Nazionale Sirianasi presenta frantumata mentre il fronte curdo si presenta unito e senza condizioni. Dopo le numerose polemiche sarà assente l’Iran, uno dei principali sostenitori del governo di Assad. Gli Stati Uniti premono per una soluzione immediata dato che non hanno nessuna intenzione di farsi coinvolgere in un’altra guerra. La Russia però non fa passi indietro e continua a sostenere la legittimità di Assad e vede il futuro siriano strettamente legato al suo presidente attuale. Sostiene inoltre che un accordo senza la presenza dell’Iran non è possibile.

La posizione di Assad è molto chiara. Pretende di essere alla guida del governo di transizione, senza nessun membro dell’opposizione al suo interno. Come se ciò non bastasse ha annunciato anche la sua candidatura per un terzo mandato alle elezioni di luglio. A complicare ulteriormente le cose, il fatto che i ribelli si presentano divisi. Come abbiamo detto partecipe la Coalizione Nazionale, anche se spaccata, mentre l’Esercito Siriano Libero non ha accettato l’invito, perché non ammette di aprire i negoziati senza le dimissioni di Assad. Non è una questione da poco, perché significa che, anche nella remota eventualità in cui un accordo fosse raggiunto, questa parte non lo accetterà e continuerà la lotta. È fondamentale, quindi, provare in ogni modo a includere tutti nelle trattative se si vuole fare dei passi in avanti.

In queste ore si dovevano svolgere i negoziati diretti tra opposizione e governo siriano. È notizia di poco fa che i rappresentanti dell’opposizione non si sono presentati e hanno annunciato che non intendono farlo finché Assad non firmerà l’accordo per il governo di transizione come presentato da Annan nel 2012. Il punto cruciale è la rinuncia di Assad a qualsiasi pretesa di partecipazione al governo. Se questo obiettivo non viene raggiunto la pace rimane un miraggio. Significa che finché Assad non fa un passo indietro continueranno i bombardamenti, gli attentati, le esecuzioni, le torture e le persone continueranno a morire di fame e di stenti. Le basse aspettative che tutti,  soprattutto i siriani, nutrivano e nutrono nei confronti di questi negoziati la dicono lunga sulla condizione attuale. Al momento per quel popolo anche un cessate il fuoco sembrerebbe un buon risultato, perché insomma, nessuno si abitua al dolore.

Elda Goci

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