Gino Bartali nominato ‘Giusto tra le nazioni’. Il ciclista che, pedalando, salvò la vita di moltissimi ebreiTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:
Gino Bartali nominato ‘Giusto tra le nazioni’. Il ciclista che, pedalando, salvò la vita di moltissimi ebrei

Gino Bartali nominato ‘Giusto tra le nazioni’. Il ciclista che, pedalando, salvò la vita di moltissimi ebrei

Il grande museo dell’Olocausto di Israele, loYad Vashem, premia l’impegno e il coraggio del campione toscano: nei mesi del ’43, sotto l’occupazione tedesca, Bartali riuscì a nascondere numerosi documenti nella sua biciletta e a sottrarre più di 800 ebrei dai campi di sterminio. Prevista una cerimonia anche in Italia, in suo nome.

Fonte: Oltremedianews

“Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali..”. Il nome del grande ciclista continua la sua corsa, non solo nei versi delle canzoni di Paolo Conte o sopra qualche cimelio conservato nei circoli sportivi; il suo posto d’onore sarà, d’ora in poi, nel Giardino dei Giusti, a Gerusalemme.  Gino Bartali è stato infatti recentemente nominato “Giusto tra le nazioni” dallo Yad Vashem, il principale memoriale dell’ Olocausto fondato dallo stato di Israele nel 1953.

La decisione riconosce e mira a preservare nella memoria l’operato dello sportivo toscano che si impegnò, tra il settembre del ’43 e il giugno del 1944, a salvare più di 800 ebrei perseguitati dalle leggi raziali in Italia. Bartali occultò nella borsa della sua bicicletta una quantità incredibile di passaporti, carte d’identità e documenti di ogni genere, che dovevano servire per espatriare e per non rilevare l’esatta identità dei condannati ai campi di sterminio. Il ciclista percorse a tutto fiato le campagne intorno Firenze per raggiungere i membri di una rete segreta che forniva assistenza e protezione agli ebrei ‘clandestini’.

Nel documento dello Yad Vashem, che spiega le ragioni della nomina del campione toscano, si legge che Bartali era “un cattolico devoto” e che “nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa“. (anch’egli nominato ‘Giusto tra le nazioni’ dallo Yad Vashem).“Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’occupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia”.

Il ciclista toscano decise dunque di rischiare di persona ed esporsi ‘fisicamente’ contro il muro di omertà e indifferenza che copriva le pratiche di deportazione in Italia e continuò a pedalare, si legge, agendo “come corriere della rete,nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha  trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto”.

Queste le motivazioni della nomina di Gino Bartali di “Giusto tra le nazioni”: il memoriale ufficiale israeliano dell’Olocausto premia così l’impegno del campione delle due ruote, che, con il suo coraggio, ha evitato a più di 800 ebrei di venire destinati alle condizioni disumane dei campi di sterminio nazisti. “E’ una cosa magnifica” ha commentato il figlioAndrea: “Aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa”e prosegue. “Saperlo proprio oggi quando qui a Firenze sono iniziati i Mondiali di ciclismo ha un significato enorme”.

Uno dei sopravvissuti alla Shoa, Giorgio Goldenberg, 81 anni, racconta in un intervista su Repubblica.it, la sua storia di ebreo perseguitato dalle leggi razziali e di come, grazie all’operato del ciclista toscano, riuscì a scampare dalla deportazione: “ “Dopo le leggi razziali, la mia famiglia si trasferì in Toscana. Andammo a Fiesole, dove abitammo per un paio di anni. Poi, quando la presenza tedesca si fece pesante in Italia, ancora prima dell’8 settembre 1943 fui mandato in un monastero a Settignano, dove rimasi per un lungo periodo. Ma dopo cominciarono i rastrellamenti. Gino Bartali ci accolse tutti e ci nascose prima nel suo appartamento e poi nella cantina della sua casa…Lui e suo cugino ci aiutarono fino alla fine della guerra. Loro si occuparono di noi per tutto il tempo”.

Edoardo Cellini

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top