"Ginocchia sbucciate"Tribuno del Popolo
lunedì , 18 dicembre 2017
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“Ginocchia sbucciate”

“Ginocchia sbucciate”

Questa mattina mi sono svegliata con l’odore di caffè provenire dalla mia cucina. Mi sono ricordata della Calabria. Pure ieri me ne sono ricordata, quando in mezzo alla tecnologia colorata e devastante di luci d’insegne sanguinolente e rumori laceranti, in Via Monterosa a Torino un “caldarrostaio” mi ha fatto arrivare alle narici il bruciaticcio di castagne e autunno.

Una figura quel signore in distonia col mondo frenetico della city. Lui era lì, ma lo sapevo io che era cresciuto in un paesino lontano fatto di legna nel fuoco e muschio sulle mattonelle del giardino, di grilli e rane nel cuore della notte, di gelsomino e pane caldo da forno.

So che capite cosa voglio dire! Lo so per questo io ne parlo con voi! E vi ringrazio.

Mi sono innamorata di Torino perché Torino e’ un Sud più intelligente. Dite perché? Perché qui la città si è evoluta, ma se la guardate bene tutta la gente che qui è emigrata dai nostri paesi ha conservato in questo posto la magia delle tradizioni, non facendone arretratezza ma bellezza.

Qui nord e sud ballano assieme e si amano non si escludono. E finalmente sento “Unita” una nazione che lo è troppo poco.

Gli odori, i sapori, i colori del mio Sud mi hanno dato la vita è una felicità che davo per scontata e, non lo era affatto.

Noi siamo stati gli ultimi fortunati di una generazione che ancora giocava nei prati e si sbucciava le ginocchia, si mandava sinceramente a fare in culo e sinceramente si riappacificava davanti un caminetto e a un un bel bicchiere di vino.

Noi siamo stati gli ultimi fortunati figli delle mareggiate in inverno e del loro spettacolo, invece delle discoteche. E potrei continuare all’infinito…

Ma le cose troppo belle possono far troppo male e, allora mi fermo.

Chiara Nirta

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