Giochi di guerra nel Mar della Cina del SudTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Giochi di guerra nel Mar della Cina del Sud

Gli Usa hanno inviato una nave da guerra nel Mar della Cina del Sud a meno di dodici miglia nautiche dalle isole artificiali fatte costruire da Pechino vicino alle isole Spratly che vengono considerate dalla Cina come parte del proprio territorio. Per molti si tratta di una vera e propria provocazione nei confronti della Cina.

Giochi di guerra nel Mar della Cina del Sud rischiano di aprire un nuovo punto di instabilità e potenziale conflittualità a largo delle coste cinesi. Stiamo parlando delle isole Spratly, teoricamente poco più che atolli ma molto importanti dal punto di vista strategico, e infatti i cinesi hanno costruito delle isole artificiali con porti e aeroporti militari ritenendole all’interno dei propri confini nazionali. Altri, a cominciare dagli Stati Uniti, non sono dello stesso avviso, e infatti ciclicamente si torna a parlare di provocazioni e prove di forza nel Mar della Cina del Sud. Questa volta gli Stati Uniti hanno deciso di mandare un messaggio molto preciso alle autorità cinesi inviando una nave da guerra a meno di dodici miglia nautiche dalle isole Spratly, un gesto che non è passato inosservato dato che il cacciatorpediniere USS Lassen è transitato per oltre tre nell’area.

Pechino da diversi anni reclama isole e aree nel sud e nell’est del Mar Cinese e ha varato da qualche tempo il controverso progetto della costruzione di isole artificiali che è stato aspramente contestato dagli altri paesi asiatici che reclamano a loro volta la proprietà delle Spratly. Si è trattato di un messaggio in piena regola in quanto il cacciatorpediniere è stato scortato dall’alto da ben due aerei da guerra americani che dovevano registrare ogni eventuale risposta da parte cinese, che non è arrivata. La Cina vorrebbe infatti che si applicasse il concetto di acque territoriali anche alle isole artificiali fatte costruire sulle barriere coralline delle Spratly, ma ovviamente gli Stati Uniti insistono che il diritto di navigazione non può applicare il concetto di acque territoriali a strutture artificiali.

Da parte sua il Pentagono sostiene di non aver voluto provocare la Cina ma solamente di aver fatto ricorso al principio della libertà di navigazione. Del resto al Pentagono hanno anche detto che questa non sarà nemmeno l’ultima missione nelle acque del Mar Cinese del Sud, il che non farà che alzare la temperatura e la tensione nei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Anche perchè Pechino negli ultimi mesi è tornata ad occuparsi delle proprie pretese su arcipelaghi come le Spratly e le Paracels che ovviamente vengono rivendicate anche da alleati geopolitici degli Usa come le Filippine, il Giappone, il Taiwan e la Malesia. Al contrario la Cina ritiene che siano territori posti sotto la propria “incontestabile sovranità” e quindi reclama e applica il diritto a costruire installazioni militari.

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