"Giorno della Vittoria". L'assenza dell'Occidente pesa come un macignoTribuno del Popolo
sabato , 16 dicembre 2017
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“Giorno della Vittoria”. L’assenza dell’Occidente pesa come un macigno

Sono passati 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma alla parata di Mosca per il “Giorno della Vittoria” ha pesato non poco l’assenza di tutti i leader occidentali giustificata a loro dire dal conflitto in Ucraina. Un’assenza che pesa come un macigno in quanto riapre la questione dell’interpretazione del significato della sconfitta del nazismo e del ruolo primario giocato dall’Urss in quel senso. Un’assenza che rappresenta anche plasticamente la fine di un sistema di alleanze e la riproposizione di nuovi schieramenti globali, con il presidente cinese Xi Jinping accanto a Mosca.

 

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Si potrebbe cominciare con questa agevole tabella per provare mostrare quello che ha significato la Seconda Guerra Mondiale per l’Europa. Una gigantesca carneficina che ha travolto milioni di persone con tanto di applicazione di uno spietato genocidio contro gli ebrei e invasioni e occupazioni dalla Francia agli Urali. Indipendentemente dalle idee di ciascuno esiste una verità storica, ovvero quello che effettivamente successe dal 1939 al 1945, sei lunghi anni di guerra che videro la Germania nazista tentare di imporre il suo giogo sull’Europa e in Russia. Alla fine il Terzo Reich ne uscì sbriciolato e gran parte della sua sconfitta lo si è dovuto indubitabilmente al ruolo giocato dall’Armata Rossa e dal popolo russo che, come da tabella, perse nel conflitto oltre 23 milioni di persone. Le classifiche dei morti sono sempre spiacevoli e sarebbe scorretto sminuire il sacrificio di migliaia di cittadini americani, inglesi, e del resto del mondo che diedero la loro vita combattendo in Europa contro i nazifascisti; tuttavia sarebbe oltremodo spiacevole tentare di ricordare la sconfitta del nazismo sminuendo, o peggio ignorando, il ruolo giocato dall’Unione Sovietica. Per diversi anni, ovvero sin dall’inizio dell’Operazione Barbarossa nel 1941, l’Urss dovette resistere completamente da sola all’assalto nazista, e quando gli americani aprirono il “secondo fronte” nel 1944 ormai la Wehrmacht era in rotta su tutto il fronte orientale e l’Armata Rossa procedeva spedita verso occidente. Senza Stalingrado e l’eroica resistenza sovietica infatti, difficilmente il nazismo sarebbe stato sconfitto, o comunque sicuramente non così presto. L’assenza dei leader occidentali nella parata di Mosca nel 70esimo dunque ha un forte significato simbolico in quanto rappresenta plasticamente la fine dell’alleanza antifascista che era stata stretta 70 anni fa. A Mosca infatti c’era significativamente Xi Jinping, presidente della Cina, un chiaro segnale delle nuove alleanze che si fronteggiano in questo XXI secolo, con l’Europa sempre più schiacciata sulle posizioni americane e la Russia che stringe legami con la Cina, il Sud-Est asiatico e il Sudamerica. In ogni caso l’Occidente disertando le celebrazioni di Mosca desta inevitabilmente scandalo in quanto riapre un contenzioso sul significato della vittoria contro il nazifascismo. E in questo senso è impossibile non collegare il fatto che in Ucraina e in Europa dell’Est negli ultimi mesi sia aumentato un sentimento di revisionismo proprio nei confronti della Seconda Guerra Mondiale, valga su tutto la riabilitazione di Stepan Bandera, collaborazionista ucraino delle Ss,  per mano del governo nato dal Maidan.

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Un commento

  1. Avete perfettamente ragione e allora vi invito a leggere il commento di Giulietto Chiesa da Pandora TV che rende molto bene l’idea di ciò che è accaduto e di ciò che può rappresentare nel prossimo immediato futuro, senza bisogno di scambiare la Russia per quello che non è più (un paese socialista, e che certi versi non è mai stato) ma per difenderla nei suoi interssi nazionali che in questo caso coincidono con l’interesse dei popoli europei e non solo.

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