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venerdì , 20 gennaio 2017
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Giovanna Marano, una donna di sinistra alla conquista della Sicilia

Alla St di Catania – la multinazionale dove la Fiom è il sindacato più rappresentativo – i lavoratori erano alla mensa, nella pelle la disperazione della cassa integrazione che volteggia come un avvoltoio sul loro futuro, quando è arrivata la notizia: in quel momento hanno capito che era possibile cominciare a coltivare la speranza in una Sicilia che ha sempre penalizzato i lavoratori e le donne e i giovani in particolare.

Tratto da Pdci.it

Fa questo effetto Giovanna Marano candidata alla presidenza della regione per la coalizione di sinistra fra Libera Sicilia (Sel, Federazione della Sinistra e Verdi) e Italia dei Valori. Fa questo effetto fra i lavoratori e fra le donne, perché lei è la sintesi perfetta delle battaglie dei lavoratori e di quelle delle donne. E sono tante le donne che si sono già riunite intorno a lei ritrovando la voglia di fare politica e di coltivare una speranza per una terra martoriata dalla disoccupazione dove le madri sono costrette ancora – come agli inizi del secolo scorso – a veder partire i loro figli in cerca di un diritto negato in Italia e in Sicilia ancor di più.Cinquantatre anni, nata ad Acireale ma cresciuta a Catania dove ha fatto politica fin dagli anni dei liceo, quand’era nella Fgci, Marano ha passato una vita nel sindacato, prima nel settore della Sanità e poi nell’ultimo decennio come segretario regionale della Fiom, prima donna siciliana a ricoprire questo incarico, sempre a fianco dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese (e in mezzo alle mogli, le figlie e le madri degli operai che nel 2002 si misero alla testa di una battaglia appassionata contro la chiusura della fabbrica) e di tutti quelli del settore che in Sicilia più che altrove vive una crisi devastante. Un impegno svolto sempre con umiltà e al tempo stesso con grande determinazione e capacità di ascolto: “In questi anni – dice – ho imparato a conoscere la sofferenza dei siciliani”, perché “quando si perde il lavoro si perde il futuro, la dignità, l’identità, tutto quello che tiene in piedi un sogno di autorealizzazione”. Ha imparato “lezioni importanti” dalle sue due figlie, Martina e Roberta, che vivono fuori (una addirittura in Africa) “perché questa nostra terra non ha dato opportunità”. E ha imparato “quanto una regione che ha sperperato denaro non abbia mai saputo affrontare il bisogno di una vita migliore per milioni di persone”.Per questo, “per le lavoratrici e i lavoratori siciliani, per le loro famiglie, per le mie figlie e per tutti i loro coetanei – spiega -, non mi sono sentita di tirarmi indietro in un momento come questo” e dopo quasi dieci anni alla guida della Fiom siciliana, dopo che l’estate scorsa è stata eletta presidente del Comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, non ci ha pensato su un attimo quando le hanno proposto di candidarsi al posto di Claudio Fava escluso per una questione burocratica.   Ma non si sente un ripiego: per lei si tratta di trasformare un problema in opportunità, afferma di essere orgogliosa e onorata di questa candidatura, consapevole di poter dare con la sua esperienza un volto e una continuità a un progetto politico già avviato, per ricucire il rapporto fra i siciliani e la politica. E spazzare via quella politica marcia fatta di clientele, di favori, di trasversalismi, di ricatti e di lavori precari alla quale il Pd non è estraneo per quel sostegno scellerato a un presidente di regione maestro di clientelismo e indagato per fatti di mafia. Un Pd che per Giovanna Marano “si è assunto la grave responsabilità di spaccare il centrosinistra” e ha fatto “una cosa gravissima”, quasi quanto il sostegno a Lombardo, negando “il processo di partecipazione dal basso” delle primarie: “Sarebbe stato utile accettare la sfida invece di correre verso formule paludate alle quali il candidato del Pd ha guardato: noi apparteniamo a un’altra storia”.Adesso – afferma – per ridare una speranza ai siciliani “c’è bisogno delle donne, del nostro saper fare”, del nostro modo pratico di affrontare le cose: essere donna “è un valore aggiunto” per “un nuovo governo e un nuovo punto di vista”.

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