“Giustizia troppo lenta”: i ritardi incideranno sulla carriera dei magistratiTribuno del Popolo
giovedì , 23 novembre 2017
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“Giustizia troppo lenta”: i ritardi incideranno sulla carriera dei magistrati

Il numero dei processi in corso è in costante aumento, e per sveltire l’organizzazione degli uffici giudiziari, il Csm ha introdotto regole decisamente nuove. Dalle responsabilità più marcate, fino al vero e proprio ‘’dovere’’ di rimediare ai ritardi nel deposito dei provvedimenti, anche  a costo di ‘incidere’ sulla carriera dei giudici

Fonte: Oltremedianews

La mole dei processi pendenti che cresce a dismisura di anno in anno ha un che di inquietante e insieme, di allarmante. A pensarlo è anche Strasburgo, che ,con cadenza ormai quasi costante, redarguisce aspramente la giustizia del nostro Paese per l’eccessiva lunghezza dei processi. Il Fattoquotidiano.it riporta una stima, relativa solo allo scorso anno, di circa 1280mila procedimenti penali ‘estinti’ per prescrizione. Il dato si accresce di evidenze ancora più ‘’grottesche’’ se raffrontato con l’articolo 111 della nostra Costituzione, laddove prevede per la legge il compito fermo di assicurare la ‘’ragionevole durata’’ del processo.Il Consiglio superiore della magistratura ha ritenuto quindi suo preciso compito quello di rivedere le norme sull’organizzazione degli uffici giudiziari: il testo elaborato si predispone come implicito ma condiviso obiettivo, di dare seguito a quanto disposto dalla nostra Carta, e di limitare la “esondazione” di faldoni e fascicoli oltre ogni confine di tempotollerabile, traducendo i processi in corso (e quelli futuri) nell’alveo del loro ‘’ragionevole’’ decorso.

Le nuove regole sono state introdotte con una modifica alla circolare sull’organizzazione interna degli uffici e saranno osservate anche dalla Corte di Cassazione. Le disposizioni, volte a velocizzare le pratiche dei processi, vedono in primo luogo, per i presidenti di tribunali e corti d’ appello una evidente istanza di  ‘’responsabilizzazione’’ intorno a quello che sarà per loro un vero e proprio ‘’dovere’’: quello cioè prevenire e porre rimedio ai ritardi nel deposito dei provvedimenti da parte dei magistrati addetti, potendo addirittura ‘incidere’ negativamente sulla carriera di questi ultimi in caso di inadempienze. Previsto nella nuova regolamentazione infatti, l’obbligo per i capi degli uffici giudiziari di verificare ogni sei mesi il rispetto dei termini di deposito dei sopracitati provvedimenti. Se magistrati dovessero contravvenire al rispetto delle scadenze, e in tutti quei casi in cui si dovessero riscontrare situazioni riconducibili a problemi di ‘’cadenze organizzative’’, la nuova normativa in corso stabilisce il dovere per i dirigenti, di adottare ‘’sollecitamente’’ tutti gli atti necessari volti al rimedio: dal riequilibrio nella distribuzione dei fascicoli, al potenziamento di alcuni settori o sezioni.

La lentezza dei processi comporta che per arrivare ad giudizio d’appello nel settore civile bisogna attendere un periodo calcolato, in media, di circa tre anni. Nel caso quindi, che la lentezza non sia legata ad un problema organizzativo, ma riguardi un singolo magistrato, la nuova organizzazione varata dal Csm prevede per presidenti di tribunali e corti d’appello l’obbligo di intervenire tempestivamente anche con rimedi ‘extra’- ordinari. Non solo con il ricorso ai titolari dell’azione disciplinare, cioè al ministro della Giustizia e al Procuratore generale della Cassazione, sarà possibile richiamare alle scadenze il magistrato ‘’ritardatario’’: lo smaltimento dei procedimenti verrà promosso attraverso una programmazione di comune intento con il giudice interessato, per portare, si spera, ad un piano di rientro nei tempi sostenibile. Il testo entrato in vigore ieri introduce la facoltà, per i dirigenti degli uffici, di esonerare il magistrato in questione dall’assegnazione di nuovi affari o da specifiche attività giudiziarie, o in alternativa, la possibilità di chiedere che i procedimenti vengano redistribuiti all’interno della sezione.

L’organizzazione delineata dalla nuova normativa approvata in plenum dal Csm mira così ad una ‘rilettura’ dei lavori nei tribunali nel senso di una maggiore condivisione delle responsabilità collegate ai vari, e purtroppo, sempre più incombenti ritardi. Se la lentezza dei processi è un dato così allarmante, sembra ragionevole adottare misture volte al rispetto dei tempi e delle scadenze; resta da capire però, come potranno i magistrati, nel concreto, procedere ad ‘oliare’ i meccanismi della Giustizia quando la carenza di personale giudiziario e amministrativo, che viene puntualmente segnalata ad ogni apertura di anno giudiziario, resta senza provvedimenti concreti.

Edoardo Cellini  

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