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mercoledì , 29 marzo 2017
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Gli antimperialisti del “meno peggio”. Tratto da www.wumingfoundation.com

Cerco di placare la tua ansia, anche se qui siamo abbastanza OT. Il problema è duplice: l’assurdo primato che, anche nella sinistra antagonista, si attribuisce alla “geopolitica”, allo scontro tra blocchi, e il troppo facile scivolare nella teoria del complotto. Teoria che è sempre una narrazione reazionaria, perché si basa sull’assunto che tutto quanto accade sia stato programmato dai poteri costituiti.

Tratto da www.Wumingfondation.com

In questo schema, la logica del “meno peggio” e del “male minore” che si rifiuta con veemenza a casa propria, viene riproposta per altre parti del mondo: non possono esistere rivolte e proteste autodeterminate contro regimi orribili – peraltro, regimi capitalisti e talvolta ultracapitalisti, comunque sempre basati sul dominio di classe e dominati da una cricca di ricchissimi.
No, non può esserci rivolta reale, deve per forza trattarsi di attività prezzolate dagli USA. E così, di fronte all’Amerika e al suo strapotere militare e di intelligence, si sceglie il “meno peggio”, che sia Gheddafi, Assad, Putin, Ahmadinejad o il PCC.

Peccato che Russia, Cina o Iran siano il “meno peggio” per noi che non ci viviamo, non per chi sopporta quotidianamente (a seconda dei casi) il potere degli oligarchi o del PCC, il mix di liberismo e autoritarismo, il “capitalismo con valori asiatici”, lo strapotere del fanatismo religioso etc.

E peccato che – per fare l’esempio degli esempi – USA e Cina non abbiano affatto interessi economici contrapposti, stanti gli investimenti incrociati dei rispettivi capitalismi nelle rispettive nazioni e zone d’influenza. Per gli operai cinesi che lottano contro lo sfruttamento – e lottano al tempo stesso contro una multinazionale occidentale e il potere locale del partito-polizia – questo discorso del “meno peggio” non esiste.

Dopodiché, sicuramente ci saranno agenzie transnazionali che istigano determinati sviluppi delle lotte, intrallazzano, finanziano la tal corrente a scapito di quell’altra, strumentalizzano… Ma se noi neghiamo che nelle rivolte arabe o nel movimento che appoggia le Pussy Riot si esprimano spinte più che giustificate, soggettività genuinamente rivoltose e per nulla descrivibili come “filo-occidentali”, praticamente stiamo consegnando quei movimenti agli stronzi.

I compagni che assegnano un primato analitico, logico e retorico alla geopolitica e al complotto sanno bene che ogni società è divisa in classi, plasmata dal conflitto e dalle contraddizioni, e che non è un “Uno”. Lo sanno benissimo quando si parla dell’Italia o di qualche altro paese europeo o nordamericano… Ma quando passano al livello internazionale, globale, dell’antimperialismo, di questo tendono a dimenticarsene, e ragionano – a volte senza rendersene conto – per blocchi, per società omogenee, per scontri “molari” troppo facili da descrivere.

Sulla “fissa geopolitica” e le distorsioni che genera, tempo fa, abbiamo scritto questo commento:
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=6524&cpage=1#comment-10221

Cose non dissimili, pur nella diversità dei toni (ma è normale, in mezzo ci sono state le polemiche estive su Pussy Riot e Siria), le ha scritte Finesecolo sul blog di Baruda:
http://baruda.net/2012/08/12/dalle-pussy-riot-alla-siria-passando-per-un-coglione/#comment-7319

Rimando anche a una sotto-discussione che ebbe luogo qui su Giap quando la rivolta egiziana era appena cominciata:
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2840&cpage=1#comment-4302

Ad ogni modo, per dirla in termini maoisti (eh! eh!), queste non sono contraddizioni “tra il popolo e i suoi nemici”, ma “contraddizioni in seno al popolo”. Vanno superate con la discussione, senza mazzate, senza chi-vi-paga, senza dare per persi spezzoni di movimento che in questo modo verrebbero regalati non si sa bene a chi.

Grazie a http://www.wumingfoundation.com/giap/

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