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martedì , 30 maggio 2017
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Gli araldi dell’Euro bocciano la Merkel

Come già ieri avevamo riportato presso le pagine di nostro giornale, la scorsa notte ha visto Atene come base del vertice dei 27 Paesi membri dell’Ue. Terminati i violenti scontri in città, si iniziano a tirare le somme dell’assise europea. Monti e Hollande, e con loro mezza Europa, possono tirare un sospiro di sollievo, mentre la Merkel, almeno per ora, è costretta a ridimensionare le proprie aspettative.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/

Questa mattina i cittadini di tutta l’Eurozona si sono svegliati un po’ più europei rispetto a ieri. Il vertice di Atene ha infatti posto la prima pietra per l’unione bancaria dei 27 Paesi membri. A proposito di ciò la Commissione Europea ha espresso un parere decisamente positivo sull’inizio dei lavori e sulla concretezza del vertice, che ha pienamente rispettato gli accordi di massima contratti lo scorso Giugno.

Cerchiamo di ripercorrere quanto accaduto.

Il tema principale del convegno di ieri era quello di promuovere un processo di unione e supervisione bancaria per tutti i singoli Stati aderenti alla moneta unica. E in effetti, a partire dal 2014, tutte e 6000 le banche nazionali saranno legate da questa fitta rete, che, dicono dal consiglio, inizierà ad operare già dal prossimo anno. Ciò significa che verrà messo in moto un meccanismo di sostanziale stabilizzazione della valuta e che i paesi più forti, con buona pace di Frau Merkel, dovranno impegnarsi ad aiutare i Paesi in crisi. Le risorse nazionali saranno quindi messe a disposizione dell’Eurozona molto più di quanto è stato fatto fino ad ora e, tra le operazioni più probabile a tal proposito, in molti prospettano l’adozione di obbligazioni finanziarie comuni per tutti i membri (i noti eurobond). In cambio di questi aiuti, tuttavia, i Paesi più stabili, e verosimilmente più ricchi, pretendono di avere voce in capitolo sugli indirizzi economici dei Paesi meno stabili, ergo più poveri, che andranno ad aiutare. È quindi chiaro che da un lato ci sarà una maggiore cooperazione solidale dei “soci europei”, ma dall’altro, in caso di crisi come quella attuale, i potenti potranno porre il loro marchio di fabbrica sugli Stati che riceveranno i loro aiuti.

Altro punto caldo della discussione di ieri è stato il secco “no” rivolto alla Merkel, che aveva proposto l’istituzione di unsupercommissario che vigili sui conti pubblici dei Paesi europei. La cancelliera auspicava infatti di poter esigere che gli altri 26 componenti si adeguassero agli standard tedeschi, per non finire schiacciati dalle pressioni che tale commissario avrebbe di certo imposto agli Stati inadempienti. Monti Hollande possono così tirare un sospiro di sollievo e insieme a loro tutta l’Eurozona.

Con queste misure, dicono gli esperti, la Bce potrà svolgere meglio il proprio mandato di controllo sull’inflazione e di implementazione dell’occupazione lavorativa. L’unione bancaria, infatti, ha nella Banca Centrale Europea il suo albero maestro e questa, con tutta probabilità, finirà per assomigliare sempre più alla Fed americana. Ci sono però anche alcuni economisti molto scettici su queste misure. L’accentramento dei poteri economici, e di conseguenza politici (come abbiamo modo di vedere giornalmente), finisce per sottrarre ai cittadini il potere decisionale che gli spetta in condizioni di democrazia. Conferire più potere agli organi centrali europei si traduce in maggiore potere alle persone che guidano tali organi e, in modo consequenziale, li investe di un’autorità non legittimata dal voto delle persone comuni. Il monito lanciato è che la Bce del futuro, più potente e in grado di coordinare le banche europee, non disattenda i propositi per cui è stata istituita. Sono ben note le disdicevoli azioni compiute da Fmi e Fed negli anni ’80, quando finanziavano la nascita del neo-liberismo tradendo Keynes, il loro padre intellettuale.

Fabrizio Leone
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