Gli eroi di Kobane che combattono contro le barbarie dell'IsisTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Gli eroi di Kobane che combattono contro le barbarie dell’Isis

Gli eroi di Kobane che combattono contro le barbarie dell’Isis

Tutti oggi dopo Parigi hanno potuto vedere chiaramente le barbarie dell’Isis, ma c’è qualcuno che combatte lo Stato Islamico ormai da mesi a prezzo di immani sacrifici e soprattutto senza alcun aiuto da parte del cosiddetto Occidente. Stiamo parlando dei curdi del Rojava che combattono per salvare la loro comunità e indirettamente anche per salvare noi. Intanto da #Kobane arrivano buone notizie: i curdi avrebbero ulteriormente riconquistato buona parte della città respingendo i jihadisti. 

Kobane per certi versi è diventata un vero e proprio simbolo della resistenza all’estremismo religioso al punto che qualche settimana fa i combattenti curdi che respingevano l’avanzata dell’Isis si erano guadagnati le prime pagine dei giornali. In molti hanno mitizzato la figura dei peshmerga che combattono contro i jihadisti a prezzo della propria stessa vita, spesso e volentieri senza aiuti nè armi adeguate, il tutto mentre la Turchia assiste silente al confine senza fare assolutamente nulla nemmeno per fermare l’ “autostrada del terrore” che permette agli estremisti islamici di tutta Europa di trovare in Turchia un transito sicuro verso la Siria. Del resto in Turchia il governo di Ankara ritiene i curdi del Pkk un pericolo ancora maggiore dell’Isis, e Erdogan e soci non hanno fatto assolutamente nulla per smentire questa consapevolezza. Anche il Pkk infatti partecipa a sua volta alla guerra contro l’Isis, una guerra cui prendono parte anche volontari provenienti dall’Europa e che hanno deciso di mollare le loro vite per prestare aiuto a Kobane e alla resistenza contro lo Stato Islamico. La sensazione dei combattenti dell’Ypg, le brigate curde di difesa popolare, è quella di combattere completamente da soli contro tutto il mondo dal momento che nelle file dell’Isis si trovano combattenti provenienti dai quattro angoli del globo. I curdi da tempo sognano uno Stato tutto loro, il Kurdistan appunto, una aspirazione che viene loro negata da tempo immemore. Nel gennaio scorso però l’autonominato governo curdo, che peraltro al suo interno comprende arabi, siriani, yazidi e molte altre etnie,  ha dichiarato l’autonomia del Rojava scegliendo la città di Amuda come sede. In molti parlano di Kobane come della “Stalingrado della democrazia“, e in molti hanno cominciato a superare fisicamente il confine turco per andare a combattere con i curdi contro le barbarie islamiste, al punto che qualcuno avanza persino paragoni con le Brigate Internazionali del 1936, quando il nemico erano i nazifascisti. A Kobane ci sarebbero molti ex soldati europei ed americani che hanno deciso di andare proprio lì per aiutare i curdi, sarebbero poco meno di un centinaio però, decisamente troppo pochi rispetto alle migliaia di volontari che andarono in Spagna. Ora il mondo dopo aver visto le barbarie dell’Isis e averle sentite sulla propria pelle si accorge improvvisamente del sacrificio dei curdi, un popolo che tutti a parole ringraziano ma che nessuno vuole aiutare militarmente sul campo. Intanto per aumentare le loro possibilità di vittoria sull’Isis, i curdi starebbero pensando di creare una forza unica tra Peshmerga e combattenti del Pkk. Il timore è che le forze dell’Isis respinte a Kobane e a Sinjar possano in qualche modo tentare un assalto alla città di Erbil lanciando un’ondata di attacchi, da qui la necessità di una maggiore unificazione operativa tra i combattenti curdi, il tutto mentre ovviamente si aspettano aiuti maggiori da parte di una comunità internazionale che però a parte pacche sulle spalle, poche armi leggere e sporadici attacchi di droni, ha sostanzialmente lasciato solo il popolo curdo ad affrontare la barbarie. Intanto buone notizie arrivano dal fronte proprio a Kobane dove la controffensiva dei curdi avrebbe permesso di riconquistare circa l’80% della città permettendo ai combattenti curdi di riprendere il controllo di tutto il quartiere amministrativo, della sede della polizia ed almeno quattro scuole. Si tratta di un progresso notevole dal momento che a ottobre l’Isis si era impossessato di quasi metà della cittadina. 

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