La ricetta dell'Occidente per il controllo globale: Destabilizza, fomenta e vinci | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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La ricetta dell’Occidente per il controllo globale: Destabilizza, fomenta e vinci

Il piano dell’ “Occidente” per l’egemonia globale sembra presentarsi in modo seriale: 1) destabilizzare i paesi che non si piegano all’egemonia altrui con tutti i mezzi (dai media alle ong fino alle proteste sui diritti civili), 2) fomentare le proteste contro il “dittatore” o il “regime” di turno continuando ad appoggiarle in tutti i modi facendo precipitare il paese nella guerra civile, 3) presentarsi come la potenza stabilizzatrice pronta a finanziare chiunque sia il vincitore stringendo così la catena del neocolonialismo. 

Le tattiche utilizzate dall’Occidente, e in particolare dagli Stati Uniti in politica estera nel corso degli ultimi anni non sono cambiate, semmai si sono progressivamente perfezionate. Ogni qual volta un paese per qualche motivo non si piega alle logiche di egemonia economica made in Usa o comunque made in Occidente si mette in moto la grande macchina della destabilizzazione globale. Già nel 1973 ai tempi del golpe in Cile di Pinochet contro Salvador Allende il segretario di Stato Usa, che significativamente ottenne il Nobel per la Pace proprio quell’anno, Henry Kissinger, ebbe a dichiarare: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli“.  E’ esattamente questo il punto, la Casa Bianca e l’Occidente in generale si ritengono coloro che devono avere l’ultima parole negli assetti globali, derivando questa loro preminenza in qualcosa che probabilmente somiglia molto al “Manifest Destiny”. La tattica utilizzata è sempre la stessa: ogni qual volta un paese per qualche motivo rappresenta un pericolo o comunque un limite per l’egemonia o per gli interessi economici dell’Occidente si mette in moto la macchina della destabilizzazione, ben oliata da quasi un secolo di storia, e sempre particolarmente efficace anche grazie alle nuove tecnologie. Lo schema è sempre quello, si seleziona il governo da destabilizzare e si comincia tramite il mainstream a dar voce all’opposizione screditandolo di fronte all’opinione pubblica globale con tutti i mezzi possibili. Nella seconda fase ogni protesta contro il governo che si vuole rimuovere ottiene il massimo risalto mediatico in modo da creare una sorta di empatia tra i telespettatori e le persone che protestano. In questa fase l’Occidente dichiara pubblicamente di sostenere la lotta “del popolo” per la “libertà”, un canovaccio questo che unisce l’azione dell’Occidente dal Sudamerica fino all’Asia. Anche quando le manifestazioni diventano violente causando la repressione, ovviamente la narrazione racconta le cose a senso unico aumentando l’empatia generale nei confronti delle proteste e l’odio nei confronti della repressione della “dittatura”. Quando la temperatura finalmente raggiunge l’ebollizione e esplodono conflitti civili, inevitabili vista l’azione divisiva creata negli anni precedenti, ecco che il paese è rovinato, una guerra civile è scatenata (questo se il “regime” non è collassato già nelle prime due fasi) e all’Occidente non resta che sedersi sul fiume, continuare a finanziare coloro che fanno i propri interessi, e attendere che emerga un vincitore. A quel punto però il vincitore sarà talmente indebolito dalla guerra civile che non gli resterà che accettare i diktat dell’Occidente, e così all’infinito.

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Tp

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