Gli Stati Uniti e le bugie per la "libertà"Tribuno del Popolo
mercoledì , 24 maggio 2017
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Gli Stati Uniti e le bugie per la “libertà”

Tutta una serie di intellettuali e non per gran parte del XX secolo ha martellato con notizie più o meno verosimili tese a denigrare e demonizzare i “terribili” comunisti. Molte di queste notizie però si sono rivelate completamente artefatte, eppure ancora oggi quelle bugie servono a tenere in piedi un sistema che la realtà incalza sempre di più.

Gli Stati Uniti per tutto il corso del XX secolo hanno dipinto se stessi come i campioni della libertà e della democrazia. Il loro apparato mediatico ha supportato questa ambiziosa visione, e si può dire che sia riuscito nel suo intento dato che in gran parte del mondo gli Stati Uniti sono divenuti effettivamente sinonimo di dinamicità, libertà, democrazia. Per la verità la Casa Bianca ha avuto bisogno di propagandare in tutti i modi questa visione di sè altrimenti ci si sarebbe ricordati degli Stati Uniti per il suo interventismo ovunque nel mondo. Più che altro c’era da vincere la guerra di propaganda contro il socialismo reale, e per questo bisognava eleggere se stessi a campioni di tutti i valori positivi, al contrario de-umanizzando e demonizzando l’avversario del momento. Andando però oltre la scorza della propaganda e leggendo cosa i politologi americani ancora scrivono oggi dopo che il comunismo sovietico è crollato, emerge però una spaventosa ignoranza di fondo, probabilmente figlia della caccia alle streghe scatenata contro il marxismo negli Stati Uniti, un vero e proprio dramma culturale che ha portato milioni di persone e di intellettuali a diffondere e divulgare una immagine distorta di un qualcosa che evidentemente non è stato compreso a pieno.  O meglio, forse è stato compreso talmente a fondo da indurre il potere a intorbidire le acque in modo da rendere impossibile che certe idee potessero venire recepite dalle masse americane.

Così intellettuali americani secredenti politologi ancora oggi danno per scontata l’equazione comunismo-tirannia, e ben si comprende perchè dal momento che da quando il sistema del socialismo reale non esiste più il tanto conclamato capitalismo che genera la libertà si è rivelato in realtà una spietata dittatura dell’economia e dei capitali che ha costretto progressivamente alla miseria più nera milioni di persone. Ben si comprende quindi come mai gli intellettuali americani debbano continuare a mentire come e più di prima, il rischio da evitare infatti è che in troppi riavvolgano il nastro della storia andando a confutare tutte le bugie che sono state raccontate nel corso degli anni dalla Casa Bianca, cominciando con le cifre ritoccate dei morti del comunismo fino ad arrivare alle bugie più recenti. Un sistema, quello americano, che ha fatto credere ai suoi cittadini che i comunisti fossero dei mostri assetati di sangue che volevano invadere gli Stati Uniti, al punto che “comunismo” è diventato per gli americani sinonimo di qualcosa di negativo, peggiore persino dei nazisti che, come si sa, forse piacciono ben di più alle autorità americane. Così gli americani dispongono oggi di una visione della storia completamente a senso unico, quasi “totalitaria” laddove gli Stati Uniti vengono presentati come “buoni” a priori esattamente come accadrebbe appunto in un paese totalitario. Quindi l’Urss dava fastidio alla Casa Bianca non in quanto limitava effettivamente la libertà individuale dei cittadini ma in quanto rappresentava un modello alternativo a quello totalitario americano che addirittura fa introiettare ai propri cittadini che sono loro il “popolo eletto” chiamato a giudicare il mondo. Almeno il marxismo era ed è un metodo “scientifico” in quanto propone una visione della storia coerente e una chiave di lettura per interpretare la realtà che si può condividere o meno, al contrario il capitalismo in salsa americana ci sembra qualcosa di molto idealistico in quanto mitizza un concetto, quello della “libertà” non altrimenti declinato se non come il diritto per gli americani (e non per altri) di fare quello che ritengono opportuno per il proprio benessere in tutto il mondo. L’importante è continuare a intorbidire le acque per evitare che i cittadini abbiano un’altra campana a disposizione.

Del resto se pensate che siamo esagerati pensate al fatto che negli anni Cinquanta e Sessanta negli Stati Uniti vigeva ancora la segregazione razziale oltre che il divieto sostanziale di essere marxisti anche solo dal punto di vista teorico  intellettuale. Insomma uno può essere pro o contro qualsiasi cosa, ma quando vede solo i difetti dell’avversario ignorando i propri, allora si è di fronte a un altro attore di totalitarismo. Non è forse totalitarismo decidere delle regole che non possono essere violate e che, de facto, congelano uno status quo che va a vantaggio solo di quella stessa parte che ha i mezzi per difendere i propri interessi?

Gracchus Babeuf

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