Gli Stati Uniti e l'operazione: "Primavera araba"Tribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Gli Stati Uniti e l’operazione: “Primavera araba”

Nel giro di tre anni le cosiddette “Primavere arabe” hanno portato al crollo di Ben Ali in Tunisia, Muammar Gheddafi in Libia e di Hosni Mubarak in Egitto. Lotta contro la tirannia o semplicemente un “regime change” eteroguidato per meglio servire gli interessi e gli appetiti dell’Occidente?

Chi avesse avuto l’opportunità di visitare la Libia di Muammar Gheddafi negli anni ’70 e ’80 di certo non crederebbe molto alla realtà che ci è stata raccontata, ovvero quella di un Paese al collasso e di una dittatura oscurantista. In Libia non si viveva così male, e soprattutto esisteva un governo a Tripoli che spendeva, e tanto, in servizi sociali e infrastrutture. Gheddafi aveva però un vizietto, ovvero ci teneva alla sovranità del suo Paese, un vizietto che l’Occidente ha mal tollerato fin quando c’era la Guerra Fredda, ma che ha deciso di non tollerare più. Meglio una Libia senza esercito, distrutta, senza infrastrutture e senza governo, completamente in balìa dell’Occidente, della Nato e degli imprenditori francesi, americani e inglesi che si sono avventati sulle spoglie del Paese come avvoltoi su una carcassa, accaparrandosi tutto il petrolio che potevano. Come vedere qui di lotte per la democrazia non se ne parla, anche perchè gli avversari di Gheddafi non erano partigiani progressisti e laici, ma un accozzaglia di gruppi di opposizione che andavano dai laici fino ai miliziani di Al Qaeda. Stesso scenario in Siria dove gli Stati Uniti, l’Occidente, il Qatar, i paesi del Golfo Persico, Israele e Turchia non hanno avuto dubbi nello schierarsi accanto ai rivoltosi islamici schierati contro il governo laico di Bashar al-Assad. Ma come, per oltre dieci anni gli Stati Uniti ci hanno fatto credere che il pericolo numero uno del mondo fossero i jihadisti e gli estremisti islamici, e ora preferiscono persino fare accordi con loro? Tutto molto bizzarro, o forse no. Tutto fin troppo chiaro soprattutto alla luce di quello che sta accadendo in Egitto, dove gli Usa hanno realizzato un balletto grottesco che la dice lunga sulle loro mire e aspettative sulla regione. Prima gli Usa hanno supportato attivamente i Fratelli Musulmani, poi, quando l’esercito non ha accettato che venisse riscritta una Costituzione oscurantista e ha imprigionato e deposto Mohammed Morsi, ecco che gli Stati Uniti non hanno avuto dubbi e hanno scelto di schierarsi con i Fratelli Musulmani .Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha annunciato ieri di aver cancellato le esercitazioni militari congiunte con l’esercito egiziano in programma il prossimo mese, usando una delle poche opzioni a disposizione per mostrare il suo dissenso e fare pressione sul governo appoggiato dai militari. Peccato che quando a reprimere è un governo qualsiasi considerato “amico”, queste notizie non vengono rilanciate dai media. Nessuno spiega che Al Jazeera è stata la vera protagonista di queste Primavere Arabe non perchè aneli alla libertà, ma perchè vorrebbe sostituire ai governi laici di Siria, Egitto e Libia dei governi islamici servano interessi ben precisi dal punto di vista geopolitico. Del resto gli accordi tra Usa ed Egitto valgono qualcosa come un miliardo e mezzo di dollari all’anno in aiuti economici e militari, e che valgono molto soprattutto dal punto di vista politico. Evidentemente Obama ha paura che l’esercito egiziano prenda le distanze anche da Al Jazeera, e quindi dagli interessi occidentali, magari cercando in Cina e Russia gli aiuti sin qui concessi da Washington. Il timore vero degli Stati Uniti è che il nuovo governo dei militari possa indebolire l’influenza statunitense nel Paese e nell’area, ma una cosa è certa, Wahington non mollerà l’Egitto dal momento che possiede l’accesso al canale di Suez e il diritto di sorvolo sull’Egitto. Non solo, tra il 2008 e il 2012 Washington ha approvato ordini effettuati dall’Egitto del valore di oltre 8,5 miliardi di dollari anche se il Congresso ne ha stanziati solo 6,3 in aiuti al Cairo. Si tratta di miliardi di euro che finiscono nelle casse  di Lockheed Martin, Honeywell, General Dynamics e Boeing, solo per citare le aziende più importanti, che già devono affrontare i tagli alla spesa da 37 miliardi imposti al Pentagono. Motivo per il quale gli Stati Uniti non allenteranno la presa e in un modo o nell’altro cercheranno comunque di ingerire sull’Egitto del domani. Infine, l’Egitto ha annullato le esercitazioni navali congiunte con la Turchia accusandola di ingerenza nella politica interna egiziana. Anche questo la dice lunga dal momento che proprio Usa e Turchia sono i paesi che, guardacaso, si sono schierate anche in Siria contro il governo in carica. Le primavere arabe quindi sembrano sempre di più una gigantesca manovra eteroguidata dell’Occidente per cambiare gli equilibri di potere nel Medioriente, un “regime change” applicato senza scrupoli in Libia, e parzialmente abortito in Egitto e Siria. E ora il rischio che l’Egitto possa finire come la Siria è molto ma molto alto.

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top