Gli Stati Uniti minacciano di intervenire in EritreaTribuno del Popolo
martedì , 19 settembre 2017
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Gli Stati Uniti minacciano di intervenire in Eritrea

Ci sono indizi che gli Stati Uniti stiano preparando un intervento militare “umanitario” in Eritrea utilizzando pretesti identici a quelli che avevano giustificato l’aggressione della NATO contro la Libia nel 2011.

A somiglianza di ciò che è accaduto nel paese nordafricano, gli USA si sono appropriati della macchina da guerra dei “diritti umani” delle Nazioni Unite per invocare la “responsabilità di proteggere” i cittadini eritrei dai presunti abusi del proprio governo. Questo principio, responsibility to protect (R2P), era stato utilizzato per legittimare l’intervento in Libia dalla segretaria di Stato nordamericana, Hillary Clinton ora candidata democratica alla presidenza.

Le più recenti denunce delle manovre preparate dagli Stati Uniti contro l’Eritrea sono state fatte attraverso Global Research, un’organizzazione di ricerca e informazione con sede in Canada. Un articolo a firma Glen Ford smonta le ripetute falsità del catalogo delle menzogne imperiali.
Washington è riuscita ad ottenere che le Nazioni Unite impongano sanzioni contro l’Eritrea dal 2009, con l’argomento secondo cui Asmara concede “appoggio politico, finanziario e logistico” agli islamisti di Al-Shabaab, in Somalia. Tutto ciò nonostante il governo laico eritreo si opponga al jihadismo islamico e il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite abbia riconosciuto l’inesistenza di prove su tale aiuto.

Più di recente, un gruppo di tre esperti dell’ONU ha accusato l’Eritrea di essere uno Stato fuorilegge che ha commesso “crimini contro l’umanità”, riducendo in schiavitù più di 400.000 persone ed essendo connivente con assassini, stupri e torture. Il presidente della commissione di inchiesta dell’ONU sui diritti umani in Eritrea, un certo Mark Smith, australiano, ha proposto che il governo eritreo sia giudicato dal Tribunale Penale Internazionale (TPI), con sede all’Aia. Si tratta di un tribunale che, sin dalla sua creazione ha perseguito dirigenti africani, ma solo quelli che non si allineano agli interessi imperialisti degli USA.

Questo pretesto “legalista” era già stato usato nel 2011, quando il Consiglio di Sicurezza, guidato da USA, Gran Bretagna e Francia, fece proprie accuse simili contro la Libia e pretese di portare il caso davanti al TPI, nel momento in cui l’aggressione militare contro il regime di Muammar Gheddafi era già in corso.

“La Cuba dell’Africa”

L’attuale campagna internazionale di demonizzazione dell’Eritrea, alimentata dagli USA – spiega Glen Ford nell’articolo – si fonda su due grandi menzogne.

La prima, quella della “riduzione in schiavitù” della popolazione. Si tratta, in verità, di un servizio nazionale che comprende non solo doveri militari obbligatori, ma anche lavoro civico in opere pubbliche e nei settori della salute e dell’educazione. Molti professori, per esempio, sono lavoratori di questo servizio nazionale.

Un’altra falsità della propaganda occidentale pretende di far credere che l’ “oppressione” in Eritrea sia una delle principali cause dell’ondata di rifugiati africani in Europa. Non è credibile che

l’Etiopia, con una popolazione di 90 milioni di persone e uno dei paesi più poveri del mondo, o il Sudan, con 40 milioni di abitanti e varie guerre intestine, o la Somalia, nazione di 10 milioni di abitanti senza Stato, provochino meno rifugiati dell’Eritrea… Ciò che accade, non a caso, è che, sotto pressione degli USA, esistono politiche immigratorie europee che favoriscono gli “esiliati politici” eritrei.

Situata in Africa Orientale, con circa mille chilometri di costa sul Mar Rosso, l’Eritrea è un piccolo paese di sei milioni di abitanti. La maggior parte della popolazione – metà è islamica, metà è cristiana – vive di agricoltura, allevamento e pesca. Ci sono aspettative di sfruttamento del petrolio ma la maggiore ricchezza del paese è la sua localizzazione strategica. Inoltre, il governo di Asmara non accetta “aiuti” stranieri e respinge le politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

Colonizzata dall’Italia dalla fine del XIX secolo e, dopo la II Guerra Mondiale, dalla Gran Bretagna, l’Eritrea è stata in seguito annessa dall’Etiopia dell’imperatore Hailé Selassié. A partire dagli anni 60, un movimento guerrigliero ha combattuto durante tre decenni per l’indipendenza, conquistata infine nel 1993. Il leader della lotta di emancipazione era Isaias Afwerki, l’attuale presidente dell’Eritrea, paese che continua ad avere conflitti di frontiera con l’Etiopia, grande alleata degli USA.

Non sorprende, allora, la rabbia dell’imperialismo nordamericano contro l’Eritrea, oggi uno dei due unici stati del continente che non hanno stabilito relazioni con l’Africom, il comando militare statunitense per l’Africa. L’altro recalcitrante è lo Zimbabwe, di Robert Mugabe. Gli USA mantengono Camp Lemonnier, la loro maggiore base militare africana, a Gibuti, vicino dell’Eritrea, paese che alcuni chiamano “la Cuba dell’Africa”.

 Carlos Lopes Pereira

da “Avante!”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

Traduzione di Marx21.it

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